domenica 12 luglio 2026

Un RE, TEMPLARE, SANTO e SCONOSCIUTO in SARDINIA ...

 


Un RE, TEMPLARE, SANTO e SCONOSCIUTO in SARDINIA


Nel nostro viaggio di studio in Camargue, nell’estate del 2008, volemmo visitare i luoghi dei Crociati e gli amici che ci accompagnavano vollero mostrarci la Chiesa di Aigues Mortes, da dove i Crociati ricevevano i Sacramenti prima di prendere il mare per la Terra Santa. Qui S. Luigi IX fece incidere la lastra con la preghiera e con il motto “Dieu le veut”. Quel che però apprendemmo da qualcuno degli accompagnatori fu il racconto di “Un Re Santo che venne dalla Sardinia a sostituire Bernardo di Clairvaux dopo la sua morte”. Noi sappiamo che in Sardinia di Santi presunti ve ne sono a profusione, ma il Santo unico e documentato storicamente come sardo è quel fraticello che visse nel borgo dove oggi noi abitiamo: Ignazio da Laconi. Con nostro grande stupore, gli amici ci documentarono che quel Santo che essi veneravano era un Re vero, un Crociato e Templare, la cui immagine è esposta nella Cattedrale di Citaux, con la dicitura “Gonarius Rex Sardinia”.

         Gonario, Judike di Torres, nasce da Costantino di Torres nel 1114. Il padre si fece monaco cistercense (e già qui abbiamo la spiegazione di quanto gli amici Francesi asseriscono sulla sua amicizia con Bernardo di Clairvaux) e il tutore di Gonario, membro della potente famiglia degli Atena, tenterà di ucciderlo, dopo aver avvelenato Costantino(?). Un fedele amico del padre, certo Ithokor Gambella, lo porterà in salvo a Pisa. Nella città toscana conoscerà Bernardo nel 1132. Al rientro da Pisa, dopo aspre battaglie, sbaragliò i suoi nemici. Ripreso possesso del trono, cominciò a realizzare santuari dedicati a Nostra Signora. Cominciò col restaurare la Basilica di Saccargia, costruita alla sua nascita. In questa chiesa farà sistemare un simulacro della Madonna Nera. Successivamente realizzerà il primo dei santuari e forse il più caro alla gente sarda. Il santuario di Monte Gonare. Una “Kumbessìa” o Muristene costruito sopra un pozzo sacro dedicato alla Dea Madre. Muristene era anche la costruzione esistente nel sito dove fu costruita Saccargia. I Muristenes, o Kumbessìas come sono chiamati nel Sud Sardinia, sono delle costruzioni composte di piccole dimore che circondano un santuario in piena campagna. I Sardi, oggi come ieri, vi si recano in occasione della Festa. E’ d’uso dormire almeno una notte nel Muristene, memoria delle usanze dei tempi degli Avi Sardana. i Sardi però solitamente trascorrono l’intero novenario mangiando bevendo e pregando. Oggi come ieri. Di Deleddiana memoria è il Muristène del Rimedio a Orosei descritto in “Canne al Vento”. Un’usanza ancora oggi praticata dai Sardi nelle feste d’estate. Molti di questi Muristènes sono dedicati a Nostra Signora, in memoria forse del Culto della Dea Madre. Gonario fece costruire anche altri santuari dedicati alla Vergine, anche negli altri Judikati (regni) di Cagliari, Arborea e Gallura, ove regnavano altri sovrani anch’essi, forse, legati al ri-nascente Culto della Vergine predicato da Bernardo. Fece restaurare diversi santuari applicando lo stile gotico (S. Maria di Tergu… Saccargia stessa mostra nei capitelli dei Gargouilles del tipo Notre Dame de Paris), Santa Maria di Paulis sarà fondata dal figlio di Gonario con l’aiuto dei monaci di Clairvaux (nel 1205). La prima abbazia, voluta proprio da Bernardo in visita nel Logudoro, fu Santa Maria di Capu Abas, presso Sindia. Gonario partì soldato in Terrasanta e al rientro incontrò ancora Bernardo a Cassino. Monsignor Filia: “Gonario, figlio di Costantino, al ritorno dalle crociate passò dalla Puglia et de ventura dait in una terra ue fuit Santu Bernardu de Claravalle…”. Bernardo inviò 150 monaci e 50 conversi … a Capu Abas (S. Maria di Corte)  nel 1149 e raccomandò Gonario a papa Eugenio III. Rientrato in patria, Gonario lasciò il regno al figlio Barisone all’età di anni quaranta per seguire la chiamata del suo amico che lo voleva a Clairvaux. Nel tragitto verso la Francia, apprese della morte di Bernardo e visse alcuni anni da eremita in una grotta della Lunigiana. Nel 1154 si recò a Clairvaux ove morì in odore di santità. Ultimamente abbiamo appreso, sempre grazie agli amici della Camargue, che Gonario fu il primo successore di Bernardo nell’abbazia di Clairvaux. In molte chiese cistercensi si può vedere Gonario sotto il manto della Vergine insieme ad altri beati. Addirittura in Belgio, nell’abbazia di Notre Dame di Scoumont, vi è un quadro con simile immagine. Gonario in Sardinia è invocato nelle litanie dei Santi nella liturgia delle chiese sarde per ordine di Mons. D’Esquivel (1622). Le tracce dei Templari in Sardinia crediamo cominciassero proprio con Gonario.

Da:- https://www.amazon.it/POPOLI-DEL-MARE-MIE-SCOPERTE/dp/B0DDH3S5QX


venerdì 3 luglio 2026

I Popoli del Mare e Mosè l'Egizio

 


6048 visualizzazioni 11 ago 2021

Mose principe egizio di sangue reale. La sua impresa, nota come L'Esodo, si svolse nel periodo della Grande Invasione dell'Oriente da parte dei Popoli del Mare. Lungi dall'essere ebreo, egli nacque da una principessa egizia sorella del faraone Seti I. La sua nascita e adozione ricalca pienamente (e maldestramente) l'a storia di Sargon di Akkad da cui presero le leggende riguardanti altre nascite di fondatori di nazioni e Popoli antichi, fra cui Romolo, Teseo e tanti altri, fra cui proprio Mose. Fra gli studiosi al di fuori di ogni sospetto ricordiamo le pubblicazioni di Sigmund Freud nel 1939 autore, lui ebreo, delle opere su "Mose Egizio". L'entrata nella Terra Promessa e le palesate conquiste sue e di Josueh, sono opera dei Popoli del Mare, arrivati in Kanan, Siria e Palestina, dopo la distruzione degli imperi e regni di Tirinto, Micene, Ugarit, Hattusa e infine l'attacco all'Egitto, il cui faraone Ramesse III dovette rinunciare alle provincie del suo impero per poter conservare il suo Regno in Egitto. Le provincie erano appunto: Il Sinai, la Palestina, Kanaan, la Siria. I Popoli del Mare si insediarono principalmente nel Regno del Nord (Israel): i Shardana ad Akko (S. Giovanni d'Acri dei Templari) . ad Azor (i Shakalasa) - i Tjekker fondarono DOR e abitarono a Byblos - i Libu si insediarono a Tiro e naturalmente i Pheleset nella Pentapoli palestinese. ...... I LIBRI di LEONARDO MELIS su AMAZON : https://www.amazon.it/s?k=leonardo+me...

lunedì 29 giugno 2026

Bandiera Sarda, la Legge

 



Bandiera Sarda, la Legge 

caso della Bandiera Sarda non si può classificare come scoperta, ma è più di una scoperta. Sio tratta infatti di una battaglia condotta da alcuni amici e compagni di partito degli anni in cui la Politica aveva ancora la “P” maiuscola. Vogliamo raccontare i fatti che ci vedono fra i protagonisti della battaglia; perché di battaglia si trattò. Negli anni 1980-90.

Noi eravamo allora “Consigliere Nazionale” del Partidu Sardu (Psdaz) e spesso alle riunioni di questo consiglio prendevamo la parola per fare quanto Catone il Censore faceva dopo la seconda guerra punica. Mentre l’illustre senatore romano chiudeva sempre i suoi discorsi con la frase “Ceterum censeo Carthaginem delendam esse”(E comunque ritengo che Cartagine debba essere distrutta…), noi chiudevamo il nostro discorso nella stessa maniera, dicendo: “E comunque sosteniamo che la legge sula bandiera va fatta”. Una battaglia durata più di dieci anni con le reazioni non sempre positive degli ascoltatori. Finché un giorno, in una riunione di segreteria provinciale, il Consigliere Regionale Salvatore Bonesu oggi purtroppo scomparso, ci avvicinò e ci chiese “ Leonardo Melis, a che punto sono gli studi sulla bandiera?”. Con meraviglia chiedemmo il perché di questo interesse. Ci rispose che se potevamo fornire una bozza degli studi, si poteva provare a proporre  un Proposta di Legge. La bozza l’avevamo sempre in tasca. Così il Bonesu propose la Legge in Aula, in Regione, ottenendo un consenso di maggioranza con una percentuale enorme. Nel frattempo, Carlo Mura sindaco di Samugheo tempestava la diga dell’Omodeo sul fiume Tirso con i drappi della nuova bandiera in occasione della visita del Presidente Scalfaro nel gennaio del 1997.  Chicco Frongia, Consigliere della provincia di Cagliari esponeva per primo il Drappo nel balcone di un edificio pubblico. Antonio Delitala Segretario del Partito Sardo, organizzò una festa memorabile a Villa D’Orri, la magnifica residenza dei Marchesi Manca di Villaermosa che  ospitò ai primi del 1800 il Re Carlo Felice e la sua corte in esilio. Leonardo Melis era chiaramente il ricercatore storico e uno dei promotori più attivi con le sue conferenze e gli interventi in Consiglio Nazionale.

Fu così che nell’Aprile del 1999, precisamente il 15 del mese, fu pubblicata la Legge Regionale n. 10 che ufficializza la Bandiera Sarda con i  4 mori che hanno tolto la Benda dagli Occhi, impostagli dai Savoia, forse per disprezzo. Per disprezzo certo, e possiamo provarlo con i nostri studi e persino con le immagini storiche.

"I popoli del Mare, le mie Scoperte" 

www.shardana.org 

 


lunedì 15 giugno 2026

ERRORI STORICI o DOTTRINE volutamente fuorvianti?





ERRORI STORICI o DOTTRINE volutamente fuorvianti?

Chiaramente ne è piena la cosi detta STORIA UFFICIALE che purtroppo riempie i nostri testi scolastici. Volutamente “voluti” da decreti di precisi periodi storici, come quelli dettati dal MINCULPOP di fascistica memoria. Il MINCULPOP era un ministero della “Cultura Popolare” voluto per la “Gloria di Roma” a cui il Ventennio si ispirava. L’intento poteva anche essere “giustificato” a far sparire tutti i TESTI che non  fossero ROMANI o almeno GRECI. Il guaio è che Roma e la Grecia Classica nascevano intorno al 8° sec. a.C.  e questo annullava ogni presunta Civiltà precedente del Mediterraneo.. con le conseguenze che stiamo solo ora scoprendo e cercando di  correggere.

Altro guaio è quello storico-religioso che per quanto ci riguarda è dovuto soprattutto alla Bibbia ebraico/cristiana. Guaio che oggi è peggiorato con la politica di alcuni stati che si ispirano alla storia contenuta appunto nel libro guida, che per alcuni è derivato direttamente da Dio stesso! Per quest’ultimo caso faremo delle precisazioni usando spesso la Bibbia stessa, spesso raccontata male, più o meno Volutamente.

1)      LA Questione “FENICIA” che ci perseguita dagli anni delle Elementari ad esempio è una semplice invenzione creata nel 1947 e mai corretta o cancellata. Come invece precisiamo nella locandina << Il Fenicianesimo è una forma di nazionalismo libanese adottata da alcuni esponenti libanesi, soprattutto Cristiani Maroniti, al momento dell'istituzione del Grande Libano,[1] rivendicando l'identificazione della nascente nazione libanese con l'eredità storica e culturale degli antichi “Fenici”(K.N.N.M).>>

2)      LA TERRA PROMESSA agli Ebrei, seppur promessa lo fu, non fu però mai CONQUISTATA, come invece è scritto nel libro di JOSUEH. Conquista smentita dalla stessa Bibbia nel  libro (JUDICI:  I – 21-36)

Guardando la cartina a fianco leggiamo una situazione geografica diversa da quella dei testi “ufficiali”. Non è nostra invenzione, ma frutto delle notizie fornite dagli Egizi. I Popoli del Mare, dopo la distruzione delle rocche di comando dei vari Imperi dell’Età del Bronzo, vedi: Tirinto, Micene, Troia, Hattusa, Ugarit e città Kananee, attaccarono l’Egitto di Ramesse III e, nonostante le dichiarazioni vittoriose postume del sovrano, lo costrinsero a firmare un patto ove l’Egitto cedeva le provincie dell’Impero per salvare Almeno il Regno. Così le provincie di Sinai, Siria e Palestina furono cedute agli invasori, i quali poi colà si insediarono per circa 400 anni. I Testi egizi confermano tale situazione nei vari documenti, come il Papiro Anastasi, L’Onomastico di Amenemope, il viaggio di Wen.Amon etc. Quindi possiamo descrivere, partendo dal basso:

-          La Pentapoli: abitata dai Pheleset, che diedero il nome alle città, Giaffa, Asdod, Ascalon e Gaza, e al territorio che da loro prese il nome di Palestina.

-          Più in alto Dor e Byblos, abitate dai Tjekker.

-          Akko (S. Giovanni d’Acri e Aroset Goim (Al Awaht), abitate dai Shardana.

-          Azor abitata dai Shakalasa.

-          Tiro abitata dai Libu.

-          Dan (Lais) abitata dai Sardana della Tribù di Dan.

-           

Da: “I Popoli del Mare, Sardana antichi Re”  - www.shardana.org

 

venerdì 5 giugno 2026

SHARDANA in SARDINIA L'ATTESA



SHARDANA in SARDINIA L'ATTESA



















50.196 visualizzazioni 11 mag 2008

I popoli che dominarono il mediterraneo antico. Attaccarono l'egitto, salvarono Mose. Abitarono la Sardinia. Sea Peoples. www.shardana.org
(video realizzato da Tonino Mura) ............................................................... ................................................................... I LIBRI di LEONARDO MELIS su AMAZON : https://www.amazon.it/s?k=leonardo+me... 20 anni fa si augurava il RITORNO dei SHARDANA nel MEDITERRANEO ... aspettandoli sulla spiaggia del SINIS e dentro il NURAGHE CALCOLATORE con la luce DEL TORO .

martedì 2 giugno 2026

Gli ULTIMI .... pubblicati

 




Gli ULTIMI .... pubblicati 

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Oppure dall'Autore, con dedica e senza spese di spedizione ... in Italia ... 

venerdì 29 maggio 2026

Anfora s’Arcu ‘e is Forros

 


Anfora s’Arcu ‘e is Forros
Come sospettavamo, ad agosto 2012 è uscito l’articolo su
una rivista archeologica bimestrale italiana. Recante le immagini
della Scritta e di altro. La scritta è incisa su un’anfora “precotta”
ed è definita dalla firmataria (l’archeologa che ha combinato tutto
questo trambusto) “Scritta Philistea o Fenicia”, datata (l’anfora,
crediamo) al IX – VIII sec. a.C..
Ma che ci facevano i Philistei sulle montagne d’Ogliastra,
ove manco le legioni romane osarono mai inoltrarsi? Secondo
l’illustre Filologo orientale Giovanni Garbini che avrebbe studiato
la scritta “Fenicia” dell’anfora “Nuragica” Presentata all’Accademia dei Lincei:
“Una presenza Levantina era… presente su tutta l’Isola fin
dal XIII sec. a. C. … I Coloni “fenici” presenti nella costa Sud-Occidentale
dell’Isola furono preceduti da altri Fenici(!), affiancati
da Philistei(!!) E come questi vivevano nei Nurakes insieme agli
indigeni locali(!!!). .. Nel Nurake Nurdòle è presente una scrittura
Philistea la quale prova che quando fu costruito il
Nurake… i Philistei erano presenti(!!!!)”…A noi le stupidaggini non piace raccontarle e colleghiamo il tutto al popolo che risiedeva in quel tempo in Sardinia da padroni, visto che le hanno anche dato il nome. I Pheleset in Sardinia ci sono stati, come ospiti dei padroni di casa: i Shardana. Di cui erano consanguinei e quindi anche con la stessa Cultura e Scrittura. Se la scritta l’avessero rinvenuta in Palestina, potevamo dire che si trattava di scrittura sardana? Certo “anche” Sardana, ma prima di tutto Peleset. Visto che vi abitava no i Pheleset. Invece, poiché la brocca risulta essere “Nuragica” quindi sarda, si giustifica la scritta Pheleset con l’affermazione: “La scritta fu fatta dopo la cottura!” (Archeologia viva,
settembre-ottobre 2012)
www.shardana.org 

martedì 26 maggio 2026

INTERVISTA di Antonello Lai di TCS a Leonardo Melis. SECONDA PARTE

 



mercoledì 20 maggio 2026

1.100 a.C. "Knn.m" il naufragio,

 



1.100 a.C. "Knn.m" il naufragio,

            La Flotta arrivò facilmente a Ofir, come da racconti tramandati dai Greci, dagli Egizi, dalla Bibbia etc. Per un anno si fermarono a rinforzare le fortificazioni antiche di 2-300 anni. Mentre gli operai specializzati estraevano i minerali, in primis lo Stagno, altri facevano i turni di guardia e altri ancora provvedevano al sostentamento; fra questi sappiamo che vi erano anche donne, che saranno citate nel naufragio della nave ammiraglia. Al secondo anno di scadenza, puntualmente  nel mese di Nisanu, la flotta sotto il comando di Kareh figlio di Sisara, ripartì doppiando quello che oggi si chiama Capo di Buona Speranza. L’ammiraglio fece annotare che “Il sole splendeva stranamente alla loro destra durante tutto il viaggio verso il Mare d’Occidente”.

            Doppiato felicemente il Capo, una tempesta improvvisa cominciò a infuriare facendo dividere le navi. La nave ammiraglia fu presa da quella che chiamiamo oggi La Corrente Subequatoriale. La nave fu portata dalle onde verso le coste di un mondo sconosciuto, presso la riva di un grande fiume. Questo fiume fu battezzato 2500 anni più tardi con il nome di Salimoes dai navigatori Portoghesi (Salomone?). Parliamo proprio dei Rio delle Amazzoni. I Portoghesi erano a conoscenza di questa storia? La pietra, il documento riprodotto e della sua traduzione, parlava chiaramente della flotta e del naufragio al ritorno da un lungo viaggio. <Siamo KNN.M (Cananei) di Sidone (o di Akko? Tiro?) della città del re mercante (Hiram). Giungemmo a quest’isola lontana, una terra montagnosa. Abbiamo sacrificato un giovane … agli Dei e alle Dee celesti, nel diciannovesimo anno del nostro re Hiram e ci siamo imbarcati a Ezion-Geber nel Mar Rosso. Abbiamo viaggiato con dieci navi per due anni intorno all’Africa, quindi ne fummo separati per la mano di Baal e già non stiamo con i nostri compagni. Così giungemmo qui, dodici uomini e tre donne, alla isola del ferro, in una nuova spiaggia che io, l’Almirante controllo. Ma sicuramente gli Dei e le Dee ci favoriranno.>     

Da: “I POPOLI del MARE, SISARA Eroe shardana in Israel”

shardana.org 


lunedì 11 maggio 2026

NEAPOLIS ROMANA? NO! NABUI SHARDANA del X sec. a.C.

 



NEAPOLIS ROMANA? NO! NABUI SHARDANA del X sec. a.C.

Un amico di Oristano, Piero, ci aveva accompagnati al Museo di Cabras per vedere quello che secondo noi era uno Djed gigantesco spezzato lasciato in un angolo dello stesso museo. Vi forniamo l’immagine e giudicate voi stessi amici.

Finita la visita ci propose di andare al vicino Museo di Oristano, ove pare vi fosse una mostra sul Diluvio o qualcosa del genere. Tra mille reperti “egittizzanti” e (naturalmente) “fenici”, ci saltò all’occhio una figura che pareva familiare. Chiesi al mio amico di guardare meglio la didascalia e vedere se si trattava di figura etrusca o (forse) Pheleset. Si trattava di un’urna cineraria pheleset. Il luogo del ritrovamento era la città shardana di Nabui ribattezzata Neapolis dagli Archeobuoni e datata (naturalmente) al VIII sec. Ma…. Ma…

Ma la lettura della didascalia ci diede una sorprendente informazione che la dice lunga sulla confusione mentale dei nostri studiosi. L’urna è datata al X sec. a.C.! Certo! I “Fenici” seppellivano Pheleset di passaggio in una  città che sarebbe nata due secoli dopo! Ma kandu mai!


giovedì 7 maggio 2026

BALLE ARCHEOBUONICHE: Bronzetto taroccato

 



BALLE ARCHEOBUONICHE, Bronzetto taroccato

... <<Sui Bronzetti abbiamo raccolto un’altra chicca che potrà portarvi anche dispiacere e delusione, oltre ch rabbia per l’ennesimo tarocco propinatoci dai nostri solerti Archeobuoni vecchi e moderni. Il Bronzetto forse più famoso, forse grazie anche ai nostri libri, quello che usiamo chiamare Marduk o Sardana, e che loro chiamano “Demone quattr’occhi”, ha korna … non sue e tantomeno ha quei pomelli che hanno fatto pensare a delle “antenne” ornamentali. Ne abbiamo una foto inedita o poco conosciuta pescata a una mostra a Venezia.>>

Da: "I Popoli del Mare, le Mie Scoperte" ... di Leonardo Melis
www.shardana.org

giovedì 30 aprile 2026

CHI PREDO’ L’ARCA?

 


CHI PREDO’ L’ARCA?

 

Shesonk (ne parliamo in altro capitolo) era un generale dei mercenari Libu e Shardana di stanza in Egitto, che si impossessò del potere fondando la XXII dinastia. Egli, su invito di Jeroboam re del regno d’Israele, cioè delle 10 tribù che si erano staccate dal regno di Roboamo di Juda, invase la Palestina, puntando dritto su Jerusalem. Arrivato nella capitale si limitò stranamente a depredare il Tempio, senza saccheggiare la città. Un comportamento che ci lascia il sospetto che egli cercasse (e trovasse) qualcosa di molto più prezioso dell’intera città. Shesonk, se non era uno Shardana, era comunque un loro generale e i Shardana erano a conoscenza dei segreti d’Israele. Non dimentichiamo neppure che Jeroboam, perseguitato da Salomone, si rifugiò in Egitto, ospite del faraone Shesonk e una vendetta contro chi aveva cercato di eliminarlo poteva essere proprio il privarlo del bene più prezioso: l’Arca. Abbiamo rintracciato il pettorale di Shesonk: riproduce il faraone assiso sopra la Barca (L’Arca) Celeste, fra i due Cherubini. Una scena che riproduce esattamente quanto custodito nel Sancta Sanctorum, “Dove Jawhe sedeva sul trono fra i due Cherubini”. Pensiamo proprio che, vista l’immagine, ci voglia più coraggio a negare che ad ammettere il collegamento con l’Arca Santa. E sentite un poco cosa affermava Shesonk: “Ho costruito per il Dio una casa misteriosa nella terra di Zahi... ho forgiato una grande statua che vi riposa nel mezzo... e gli Asiatici (Israele, n.d.A.) sono venuti per portare il loro Tributo, che per loro è divino”. Quindi Il faraone-generale aveva anche costruito un tempio dove sistemare quanto aveva sottratto a Israele. E Israele non poteva fare altro che recarvisi per continuare ad adorare il suo Dio. E’ da notare che Israele adorava un Dio invisibile e che stava in ogni luogo e non vi era bisogno di recarsi in Egitto. Se Israeliti e Judei si recavano al tempio costruito da Shasonk, il motivo era uno solo: la presenza dell’unica cosa visibile che essi potevano adorare: l’Arca! Qualsiasi altra immagine era, infatti, vietata. Shesonk e la sua dinastia sembravano animati da uno strano senso di vendetta contro qualcuno. Contro chi? Visto lo scherzetto fatto al regno di Juda, pensiamo che ce l’avessero contro chi aveva oscurato Mose e il culto di Aton da lui promosso. Naturalmente ci riferiamo al “primo culto”, ossia il culto del Signore, di Aton-Adonai. Il trattamento che Juda e le altre tribù riservarono a Mose e alla tribù di Dan è stato oggetto di nostre osservazioni in tante occasioni. La conferma che c’entrassero Mose e Aton, oltre che Dan, l’abbiamo anche da uno dei successori di Shesonk che, cosa importante, ricostruì il tempio di Aton a Busbastis! Il suo nome? Osorkon, lo stesso nome che assunsero alcuni Judici di Arborea!

Jehoash era re di Israele (delle 10 tribù del Nord) quando in Juda regnava Amasia. Quest’ultimo, imbaldanzito da una vittoria riportata sugli Idumei sfidò Jeshoash. La risposta, se non contenesse il disprezzo più grande, potrebbe sembrare perfino divertente. Dal II dei Re, XIV: Dopo questo (la vittoria su Edom, n.d.A.) Amasia mandò ambasciatori al figlio di Joacaz, re d’Israele, per dirgli “Vieni, misuriamoci faccia a faccia”. La risposta: “Tu hai battuto Edom e ti sei montato la testa. Contentati della tua gloria e sta’ a casa tua; perché vuoi tirarti addosso la sventura e rovinare te e Juda assieme?”. Ma il giovane re insistette e si ruppe i denti, nel senso che Israele arrivò fino alla sua capitale e saccheggiò il Tempio portandone via l’oro e gli arredi. Ma l’Arca non è menzionata.

            Oziah (783-742 a.C.) fu protagonista di un episodio che potrebbe far pensare alla presenza dell’Arca. (II Cronache, XXVI – 16). Oziah, insuperbito da alcune fortunate imprese guerresche, volle entrare nel Tempio col chiaro intento di offrire incenso al Signore. Accortosi delle sconsiderate intenzioni del re, i sacerdoti si buttarono su di lui cercando di bloccarlo, ma il re li minacciò di morte se glielo avessero impedito e s’accostò con l’incensiere all’altare dei profumi. Mal gliene incolse, la lebbra lo ricoprì dalla testa ai piedi ed egli fu cacciato dal Tempio e visse la vita isolato fino alla morte. Certo l’episodio ne ricorda altri, dove protagonista fu l’Arca, come la Lebbra che ricoprì Miriam sorella di Mose, o l’uccisione dei figli di Aronne “che officiarono con un fuoco non adatto davanti all’Arca del Signore”. Ma nell’episodio di Oziah si parla solo dell’altare dei profumi,  l’Arca non è menzionata.

            Nabucodonosor re di Babilonia attaccò la città di David ben due volte. Nel 598 a.C. “I Babilonesi incendiarono il Tempio di Dio, demolirono le mura di Jerusalem, bruciarono...” (II Cronache, XXXVI-17). Anche qui l’Arca non è menzionata.

            Josia, divenne re a otto anni (640-609 a.C.) e la Bibbia racconta che fu durante il suo regno che il gran sacerdote Elkia “Trovò i Libri della Legge nel Tempio” (II Cronache XXXIV – 14). Nel suo fervore di restauratore dell’antica Legge religiosa, Josia stabilì i sacerdoti nelle loro funzioni e disse ai leviti che erano consacrati al Signore “Collocate l’Arca santa nel Tempio che edificò Salomone, figlio di David e re d’Israele. Voi non avrete più a portarla sulle spalle...”  (II Cronache XXXV). Ci sembra di capire che l’Arca non era più nel Tempio e che Josia chieda ai Leviti di riportarvela. Ma dov’era finita? La Bibbia non lo spiega, come non spiega se l’Arca che Jeremia disse di aver nascosto era quella autentica. Ma forse vi è un accenno nella Bibbia che farebbe pensare (o il suo redattore vuole far pensare) che l’Arca fosse stata allontanata dal Tempio dal nonno di Josia: Manasse.

            Manasse commise un grande peccato agli occhi del popolo e dei sacerdoti. Egli sistemò un idolo nel Santa Sanctorum, dando ordini ai sacerdoti di rimuovere gli antichi oggetti di culto, e la Bibbia (il suo redattore) fa intendere che i Leviti e i sacerdoti rimossero anche l’Arca. Ma non è chiaro se l’Arca fosse ancora a Jerusalem. Il sospetto che ci fosse il tentativo (e il bisogno) di far credere alla presenza dell’Arca è forte anche nell’episodio di Jeremia.

Jeremia nato a Anatot (Anata) verso il 650 a.C. fu uno dei maggiori profeti e soprattutto fu un sostenitore di Josia. Di lui si racconta che avrebbe nascosto l’Arca in una caverna sul Monte Nebo (II dei Maccabei, 2). “Il Profeta, ricevuto un divino responso, ordinò che fossero portati dietro a lui il Tabernacolo e l’Arca, finché non giunse al Monte, sul quale era asceso Mose per vedere l’eredità del Signore (il Nebo? n.d.A.)”. La questione del “Monte” è tutt’oggi aperta, dopo le scoperte su Har Karkom, la montagna situata nel Negeb, che alcuni ritengono essere la Montagna delle Tavole della Legge. Ma per quanto ci riguarda pensiamo che il Monte riferito a Jeremia sia il Nebo, dal quale Mose poté vedere la Terra Promessa prima di morire. Comunque la Bibbia aggiunge che: “Alcuni di quelli che l’avevano accompagnato, venuti in seguito per segnare la strada con dei segni, non poterono più trovarla”. E un discorso di Jeremia ai figli di Israele ci mette un poco di dubbi: “E quando vi sarete accresciuti e moltiplicati nella vostra Terra, allora nessuno dirà più dov’è l’Arca? Nessuno ci penserà più, né se ne ricorderà, né la rimpiangerà o ne costruirà un’altra...” Sembra che Jeremia cercasse di convincere il popolo a rassegnarsi alla perdita di qualche cosa che essi ancora cercavano...l’Arca, che non c’era più.

Conclusioni: abbiamo notato che in alcuni di questi fatti, in cui avvengono dei saccheggi o predazioni, non viene nominata l’Arca. Dobbiamo quindi dedurne che essa potrebbe essere stata predata da chiunque di questi personaggi elencati; ma uno, anzi due particolari, ci fanno propendere in particolare per uno di essi. Questi fu il primo a razziare il Tempio e quindi potrebbe averla presa proprio lui. Cosa che avrebbero fatto anche gli altri se solo fossero arrivati per primi. Inoltre non possiamo credere che egli fosse all’oscuro della presenza della Sacra Reliquia nel Tempio, per un semplice motivo: chi lo aveva spinto ad assalire il regno di Juda e quindi la sua capitale Jerusalem, non poteva avergli nascosto il motivo più importante che poteva spingerlo a tale impresa. Stiamo parlando naturalmente di Shesonk, mentre chi poteva averlo spinto a predare l’Arca era probabilmente Jeroboam. Se non crediamo che l’appartenenza di Shesonk ai mercenari dei Popoli del Mare potesse automaticamente metterlo al corrente della presenza dell’Arca, dobbiamo almeno dare per scontato che Jeroboam lo avesse informato..

Da: “SARDANA i PRINCIPI di DAN” di LEONARDO MELIS, Ed. 2005

Ultima versione su: “I POPOLI del MARE, ANTICHI RE” ed. Gennaio 2026

 


sabato 25 aprile 2026

SITO WEB: LE MIE SCOPERTE ....








 SITO WEB:    LE MIE SCOPERTE .... 

Leonardo Melis al Ramesseum, nella foto insieme a due guide egiziane. Qui, memore delle imprese di Belzoni che vi lasciò una delle sue firme, Leonardo scopriva nel 2009 la rappresentazione della battaglia di Qadesh con un soldato Sardana al centro della mischia. Vorremo spendere due parole sul grande Belzoni, nel quale Leonardo Melis si rispecchia, soprattutto per le sue scoperte che gli furono scippate, proprio come accade oggi a Leonardo. E pensiamo che dedicargli questo capitolo sia, oltre che giusto, anche molto attinente ai due personaggi. Ambedue misconosciuti in Italia (Leonardo i particolare in Sardegna) “perché non avevano la laurea in Archeologia”. In compenso ambedue scoprirono tanti di quei siti e reperti che tutto l’intero corpo di archeologi contemporanei non fu e non è in grado di scoprire; nonostante le “lauree”. Naturalmente il grande Belzoni scoprì una mole di siti e monumenti da far girare la testa per l’importanza che ebbero allora e ancora oggi. Naturalmente l’Egitto di due secoli fa non era la piccola Sardinia di oggi. Vogliamo dire che Belzoni ebbe si, tante difficoltà, ma anche tanto terreno vergine da … scoprire, appunto.

Precisiamo allora che con questa nuova nostra fatica vogliamo elencare alcune delle scoperte più importanti fatte da L. Melis negli ultimi 20 anni e precedenti. Le elenchiamo per due motivi:

-          Il primo perché alcuni oggi si stanno appropriando degli scritti e delle scoperte di Leonardo, pubblicandole e non citando la fonte.

-          Il secondo, perché venga sbattuto in faccia ai cosi detti Archeobuoni titolati che non è sufficiente avere un “pezzo di carta” ottenuto, spesso senza merito, per aver combinato qualcosa che riguardi non la Storia, ma pure l’Archeologia stessa.

Tutto questo può far storcere il naso ai “puri” e agli amici di parte. Certo Leonardo è lungi dall’essere manco in piccola parte un Belzoni. Lui compì imprese rimaste nella storia e, pur se vituperato e ignorato in parte dagli Archeobuoni italici, riuscì comunque a essere ricnosicuto per quello che era almeno in Inghilterra e poi nel mondo. Noi lo aggiungiamo ai nostri Tre Maestri: Carta Raspi e Bruno Vacca che nel secolo scorso accennarono e scrissero dei Sardana nelle loro opere sulla Sardegna. L’altro è il prof. Sardella che ci avviò allo studio della Lingua Sumero/Accadica. 

TUTTO cominciò in un Convegno archeologico nel 2001 a cui Leonardo Melis fu invitato insieme a tre archeologi e uno scrittore di fantascienza ..