Shardana i Popoli del Mare (Leonardo Melis)
Il BLOG ufficiale del Libro che ha cambiato il modo di scrivere la storia in questo millennio. Il libro che ha varcato i confini della Sardinia, dell'Italia e dell'Europa. La Storia riscritta del Mediterraneo e dell'Oriente antico. La storia di un popolo già Antico per gli Antichi: i SHARDANA.. i Popoli del Mare
domenica 8 novembre 2026
sabato 7 novembre 2026
UNIONE SARDA (100 anni fa) EMILIO LUSSU
UNIONE SARDA (100 anni fa) EMILIO LUSSU
STORIA (non politica) - 31/Ottobre 1926. assalto alla casa di Emilio Lussu, uno dei PADRI della COSTITUZIONE e EROE della 1^ Guerra Mondiale, Comandante della Brigata Sassari, Parlamentare del PSDAZ (Partito Sardo d'Azione). Un uomo che ci Vantiamo abbia frequentato il nostro stesso Istituto in quel di LANUSEI, gestito dai Padri Salesiani. Un istituto di Studi Classici, frequentato da persone che diedero lustro alla storia della Sardinia e dell'Italia stessa. Vediamo che, al solito la Stampa, sempre agli ordini del POTERE del momento, tratta Emilio Lussu come un assassino, carnefice e attentatore (in casa sua) del regime .. si insomma .. se avete piacere a leggerlo, non lo abbiamo pubblicato per POLITICA di una o altra parte, ma come DOCUMENTO STORICO sugli errori della STAMPA ( e oggi dei MEDIA in generale).
giovedì 22 ottobre 2026
Gli Egizi danno ai Shardana e ai loro alleati una collocazione geografica ben precisa.
Gli Egizi danno ai Shardana e ai loro alleati una collocazione geografica ben precisa
chiamandoli i re delle Isole dell’Occidente, tale è,
infatti, la posizione della Sardegna rispetto all’Egitto, cosa che invece non
risulta per quanto riguarda la città di Sardi, che oltre al fatto di non essere
un’isola, è posta chiaramente ad Oriente (o almeno a Settentrione). D’altronde
Sardi da un’indagine archeologica condotta in Turchia, risulta fondata intorno
al
Di seguito pubblichiamo da un articolo di Focus Storia le tre ipotesi che andavano per la maggiore in italia a metà dello scorso decennio:
1^ Ipotesi del prof. G. B.
Lanfranchi: (si riferisce alla
provenienza dei Popoli delle Isole
dell’Occidente, durante l ‘invasione del 1200 a.C. ).
2^ Ipotesi dell’Archeologia tradizionale che praticamente li fa andare al contrario a quanto scritto dagli Egizi.
Ossia dall’Oriente verso l’Occidente!
3^ Ipotesi di Leonardo Melis
che descrive l’Andata verso Occidente nel 2200 a.C circa e il ritorno durante
l’Invasione dellOriente e dell’Egitto, nel 1200 a.C.
Da: "I Popoli del Mare, Antichi Re" di Leonardo Melis ed. 2026
https://www.amazon.it/stores/author/B01N44LP1Q
sabato 17 ottobre 2026
TEMPLARI a LACONI? No! ... Ni ... SI!!
TEMPLARI a LACONI? No! ... Ni ... SI!!
Nella nostra conferenza ripresa dalla Troupe della TV francese "FRANCE
5", davanti a un pubblico di centinaia di persone alle TERME di SARDARA il
15/X/2026 arrivammo a parlare di un personaggio che io stesso scoprii in
Francia, grazie agli amici della CAMARGUE. Precisando alcune cose che
riguardano il paese dove oramai viviamo da oltre 45 anni: LACONI!
A Laconi qualcuno scrive dei Templari … Vediamo.
-
Croci Patenti sui Muri: ci sono, ma le troviamo in ogni dove anche in altri
paesi.
-
Baphomet: ne scoprii due io e subito cercarono di sostenere la “non
antichità” delle sculture.
Nel nostro viaggio di studio in Camargue,
nell’estate del 2008, volemmo visitare i luoghi dei Crociati e gli amici che ci
accompagnavano vollero mostrarci la Chiesa di Aigues Mortes, da dove i
Crociati ricevevano i Sacramenti prima di prendere il mare per la Terra Santa.
Qui S. Luigi IX fece incidere la lastra con la preghiera e con il motto “Dieu
le veut”. Quel che però apprendemmo da qualcuno degli accompagnatori
fu il racconto di “Un Re Santo che venne dalla Sardinia a sostituire
Bernardo di Clairvaux dopo la sua morte”. Noi sappiamo che in Sardinia di
Santi presunti ve ne sono a profusione, ma il Santo unico e documentato
storicamente come sardo è quel fraticello che visse nel borgo dove oggi noi
abitiamo: Ignazio da Laconi. Con nostro grande stupore, gli amici ci
documentarono che quel Santo che essi veneravano era un Re vero, un Crociato e
Templare, la cui immagine è esposta nella Cattedrale di Citaux, con la dicitura
“Gonarius Rex Sardinia”.
Gonario, Judike di Torres, nasce da Costantino di Torres nel 1114. La famiglia, come
tutti i Judex Sardi arrivava dalla famiglia DE LACON! Il nome indica
chiaramente la provenienza dal territorio ove oggi si trova il paese di Laconi!Anzi
noi pensiamo il contrario: il nome al territorio glielo diedero loro; questi
Arconti che scelsero di restare in Sardinia, dopo il ritiro dell’esercito Bizantino. Pensiamo che la loro
patria d’origine fosse. Greca! Anzi della Laconia!
Il padre si fece monaco cistercense (e già qui abbiamo
la spiegazione di quanto gli amici Francesi asseriscono sulla sua amicizia con
Bernardo di Clairvaux) e il tutore di Gonario, membro della potente famiglia
degli Atena, tenterà di ucciderlo, dopo aver avvelenato Costantino(?). Un
fedele amico del padre, certo Ithokor Gambella, lo porterà in salvo a
Pisa. Nella città toscana conoscerà Bernardo nel 1132. Al rientro da Pisa,
dopo aspre battaglie, sbaragliò i suoi nemici. Ripreso possesso del trono,
cominciò a realizzare santuari dedicati a Nostra Signora. Cominciò col
restaurare la Basilica di Saccargia, costruita alla sua nascita. In
questa chiesa farà sistemare un simulacro della Madonna Nera.
Successivamente realizzerà il primo dei santuari e forse il più caro alla gente
sarda. Il santuario di Monte Gonare. Una “Kumbessìa” o Muristene
costruito sopra un pozzo sacro dedicato alla Dea Madre. Muristene era
anche la costruzione esistente nel sito dove fu costruita Saccargia. I
Muristenes, o Kumbessìas come sono chiamati nel Sud Sardinia, sono delle
costruzioni composte di piccole dimore che circondano un santuario in piena
campagna. I Sardi, oggi come ieri, vi si recano in occasione della Festa. E’
d’uso dormire almeno una notte nel Muristene, memoria delle usanze dei tempi
degli Avi Sardana. i Sardi però solitamente trascorrono l’intero novenario
mangiando bevendo e pregando. Oggi come ieri. Di Deleddiana memoria è il
Muristène del Rimedio a Orosei descritto in “Canne al Vento”.
Un’usanza ancora oggi praticata dai Sardi nelle feste d’estate. Molti di questi
Muristènes sono dedicati a Nostra Signora, in memoria forse del Culto della Dea
Madre. Gonario fece costruire anche altri santuari dedicati alla Vergine, anche
negli altri Judikati (regni) di Cagliari, Arborea e Gallura, ove regnavano
altri sovrani anch’essi, forse, legati al ri-nascente Culto della Vergine
predicato da Bernardo. Fece restaurare diversi santuari applicando lo stile
gotico (S. Maria di Tergu… Saccargia stessa mostra nei capitelli dei Gargouilles
del tipo Notre Dame de Paris), Santa Maria di Paulis sarà fondata dal figlio di
Gonario con l’aiuto dei monaci di Clairvaux (nel 1205). La prima abbazia,
voluta proprio da Bernardo in visita nel Logudoro, fu Santa Maria di Capu
Abas, presso Sindia. Gonario partì soldato in Terrasanta e al rientro
incontrò ancora Bernardo a Cassino. Monsignor Filia: “Gonario, figlio
di Costantino, al ritorno dalle crociate passò dalla Puglia et de ventura dait
in una terra ue fuit Santu Bernardu de Claravalle…”. Bernardo inviò 150
monaci e 50 conversi … a Capu Abas (S. Maria di Corte) nel 1149 e
raccomandò Gonario a papa Eugenio III. Rientrato in patria, Gonario lasciò il
regno al figlio Barisone all’età di anni quaranta per seguire la chiamata del
suo amico che lo voleva a Clairvaux. Nel tragitto verso la Francia, apprese
della morte di Bernardo e visse alcuni anni da eremita in una grotta della Lunigiana.
Nel 1154 si recò a Clairvaux ove morì in odore di santità. Ultimamente abbiamo
appreso, sempre grazie agli amici della Camargue, che Gonario fu Templare e il primo successore
di Bernardo nell’abbazia di Clairvaux. In molte chiese cistercensi si può
vedere Gonario sotto il manto della Vergine insieme ad altri beati. Addirittura
in Belgio, nell’abbazia di Notre Dame di Scoumont, vi è un quadro con
simile immagine. Gonario in Sardinia è invocato nelle litanie dei Santi nella
liturgia delle chiese sarde per ordine di Mons. D’Esquivel (1622). Le tracce
dei Templari in Sardinia crediamo cominciassero proprio con Gonario.
Da: “I Popoli del Mare, le mie Scoperte” di Leonardo Melis
venerdì 9 ottobre 2026
HEKKET, l'Elettricità e i Misteri di Osiride
HEKKET l'Elettricità e i Misteri di Osiride
Vediamo ora qualche immagine a riguardo di ciò che abbiamo descritto, cominciando dal rito di resurrezione di Osiride.
Nelle immagini appare Osiride sdraiato nel suo letto di morte con Iside da un lato e qualcosa o qualcuno che ci sorprenderà assai dal lato opposto del giaciglio. Nella prima immagine Iside assiste ai preparativi degli assistenti, fra cui si riconoscono Anubi e Toth. Le ultime scoperte ci hanno portato a identificare anche il terzo personaggio in piedi a destra di chi guarda l’immagine sopra. Si tratta di un Dio femmina: Heqet. Ebbene, Heqet era la Dea Rana! Con la testa di rana. Essa, infatti appare nel disegno totalmente con le sembianze di una rana, ai piedi del letto di Osiride.
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Nella seconda Iside è sola in capo al letto, mentre sul corpo di Osiride svolazza un falco in sequenza. Uno dei falchi si posa sul membro di Osiride. Si tratta di Iside stessa che si accoppiò con lo sposo in forma di falco, appunto. Vediamo, infatti che la mummia di Osiride ha nel secondo disegno il membro eretto, segno della “Resurrezione” riuscita. Risultato della “magìa” di Iside con il prezioso aiuto di Heqet e del suo dono: l’elettricità. Siamo sicuri che Galvani sicuramente, ma anche Volta e Marconi saprebbero dare una immediata spiegazione della strana presenza della “Dea Rana”. Dea Rana che risulta raffigurata anche nel tabernacolo dell’Arca, anzi nella copia dell’Arca presente ad Abydos. La rana al posto della gigantesca sfera che sovrasta l’Arca nel nostro tempietto! Un generatore di corrente per imitare l’altro generatore usato da coloro che gli uomini credevano essere Dei. Inutile a questo punto fare commenti. Invitiamo solo l’amico lettore a notare che anche qui, come in altre raffigurazioni precedentemente proposte, il gonnellino dell’offerente è visibilmente attratto dall’elettricità sprigionata dall’Arca con dentro la rana. “Ozah stese la mano all’Arca di Dio e vi si aggrappò, perché i buoi l’avevano fatta barcollare. Ma il Signore si sdegnò contro Ozah: lo percosse e Ozah morì presso l’Arca di Dio” (II Samuele: VI-6)… una scarica elettrica di micidiale potenza!
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Non ci paia bestemmia quanto scriviamo, si tratta solo di giustificare fatti che con Dio non hanno niente a che fare e che caso mai sarebbe bestemmia attribuire a Dio stesso. Il quale, crediamo non avesse certo in mente di uccidere un poveraccio che aveva solo voluto salvare l’Arca da una caduta rovinosa provocata da uno sbandamento del carro. Purtroppo non è l’unico episodio di uccisione di incauti e inesperti manovratori dell’Arca citato dal Sacro Testo. La spiegazione da noi fornita sull’elettricità dell’Arca non ci deve quindi sorprendere o scandalizzare. Già dalle scuole elementari si sa che Galvani scoprì l’elettricità sul corpo di una rana. Averla sostituita quindi al generatore (la sfera) presente sull’Arca del tempio significava solo quello che significa. Non a caso l’Arca era sacra ad Egizi e ai seguaci di Mose poi. Mentre la rana era addirittura considerata un Dio e venerata come tale.
Riportiamo alcuni brani su
Galvani e il suo esperimento tratti da Wikipedia, la preziosa enciclopedia del
web: <<Dissecai una rana, la preparai e la collocai sopra
una tavola sulla quale c’era una macchina elettrica, dal cui conduttore era
completamente separata e collocata a non breve distanza; mentre uno dei miei
assistenti toccava per caso leggermente con la punta di uno scalpello gli
interni nervi crurali di questa rana, ad un tratto furono visti
contrarsi tutti i muscoli degli arti come se fossero stati presi dalle più
veementi convulsioni tossiche. A un altro dei miei assistenti che mi era più
vicino, mentre stavo tentando altre nuove esperienze elettriche, parve di
avvertire che il fenomeno succedesse proprio quando si faceva scoccare una scintilla dal conduttore della macchina.
Ammirato dalle novità della cosa, subito avvertì me che ero completamente
assorto e meco stesso d’altre cose ragionavo. Mi accese subito un incredibile
desiderio di ripetere l’esperienza e di portare in luce ciò che di occulto
c’era ancora nel fenomeno.>> (Luigi
Galvani).
Da: “Sardana. I Custodi delTempo” di Leonardo Melis (Amazon
giovedì 8 ottobre 2026
1200 a.C. Innalzamento acque del Mediterraneo e PdM
Estate(?) 1210 – 1200 a.C. - Un fenomeno geologico marino
interessò il Mediterraneo intero. Le acque si sollevarono repentinamente di m.
2.50 con la conseguente inondazione dei territori interni fino a 30 kilometri
circa. I danni alle colture e alle falde acquifere furono devastanti. I
cereali, il frumento (alla base del sostentamento delle popolazioni insieme al
pescato), furono devastati e le sorgenti non poterono più dissetare greggi e
armenti e gli stessi abitanti. Questa catastrofe, come spesso accadeva
nell’antichità, fu una delle cause di quel grande movimento di popoli che
cambiarono la storia delle civiltà di Occidente e conseguentemente dell’Oriente
stesso.
mercoledì 30 settembre 2026
La BUSSOLA dei Popoli del Mare
La BUSSOLA dei Popoli del Mare
<<L’altro particolare curioso è una sorta di albero sormontato da un anello rotante con una “colomba” appollaiata in cima. Alcuni studiosi, gli stessi che considerano i modellini delle lampade, li classificano come anelli per appendere le stesse al soffitto; ma abbiamo già accennato che questa ipotesi è da scartare essendo gli alberi sistemati verso la prua e quindi oltre il baricentro dello scafo, cosa che porterebbe la “lampada” a rovesciarsi e a perdere l’olio in essa contenuto. Il Vacca pensa si tratti di un anello in cui inserire un albero trasversale che sosteneva una vela particolare, la quale cadeva con due triangoli ai lati dello scafo. L’anello consentiva una manovra più spedita, permettendo di fare a meno anche del timone, oltre che dei remi, poiché tale accorgimento permetteva di navigare esclusivamente a vela sfruttando anche la brezza più leggera. Tutto questo ci fa tornare alla mente quanto Alcinoo diceva a Ulisse, preoccupato per le ire di Poseidone e le furie del mare: “le navi dei Feaci non hanno bisogno di timone o di timoniere, ma vanno col pensiero dell’uomo e nere e lucenti solcano il mare e l’abisso sicure e indistruttibili, avvolte in una nube di vapore, conoscendo del mondo ogni contrada” (Odissea: VIII).
Se l’ipotesi formulata dall’ingegner Pincherle si rivelerà esatta, potremmo chiarire il mistero dell’anello rotante installato sulle navi shardana. L’ingegner Mario Pincherle, esperto di Storia orientale, autore di diversi libri, fra cui Sargon di Akkad, la traduzione in italiano del libro di Enoch (il più antico libro del mondo), eminente egittologo, avrebbe rilevato su una stele cartaginese, in cui è raffigurata una nave da guerra, alcune incisioni che rappresenterebbero una bussola e un sestante! Nelle immagini a seguire, prese a prestito dal mensile Hera, osserviamo la figura sul cassero e confrontiamola con quelle a fianco. Si tratta di una sfera (o un cerchio, diciamo noi) sormontata da una sorta di mezzaluna o paio di corna (un magnete, secondo Pincherle), con due nastri pendenti (strisce di pelle) ai lati. All’interno della sfera passerebbe l’asse che, piantato sul ponte della nave, a prora, reggerebbe sia la stessa sfera, che il magnete, consentendo a quest’ultimo di girare e puntare sempre a Nord-Sud con le due estremità, mentre i due nastri pendenti consentirebbero una più corretta posizione dello strumento che, in caso di vento o moto ondoso, poteva spostare di qualche grado la “bussola”. L’ingegner Pincherle attribuisce quest’invenzione ai Fenici, progenitori dei Cartaginesi, ma noi sappiamo che i Fenici ereditarono la loro scienza da un popolo che nel 1200 invase il Libano, mischiandosi con le popolazioni locali e insegnando loro l’arte del navigare.>> Da: “I Popoli del Mare, Sardana Antichi Re” di Leonardo Melis
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