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Il BLOG ufficiale del Libro che ha cambiato il modo di scrivere la storia in questo millennio. Il libro che ha varcato i confini della Sardinia, dell'Italia e dell'Europa. La Storia riscritta del Mediterraneo e dell'Oriente antico. La storia di un popolo già Antico per gli Antichi: i SHARDANA.. i Popoli del Mare
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2269 visualizzazioni 31 ago 2016
INTERVISTA di Antonello Lai di TCS a Leonardo Melis. SECONDA PARTE
Leonardo Melis. Sulle ultime scoperte: Città sulla Jara, Città sommersa di 9000
anni. Statue di Mont'e Prama, Il prossimo libro . "UN CARO SALUTO
NOSTALGICO ad ANTONELLO che oggi non c'è più .. BRAVA PERSONA e giornalista
VERO che si batteva per i "MINORI" e gli esclusi... SALUDE ANTONELLO
..! "................................................
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Riepilogo del video creato con l'IA
La qualità e l'accuratezza possono variare.
<Leonardo Melis analizza le controversie
sull'archeologia sarda, discutendo le scoperte relative ai Shardana e il ruolo
delle istituzioni ufficiali. Attraverso il racconto di ricerche personali e
studi internazionali, viene esplorata una narrazione storica alternativa che
sfida le datazioni accademiche consolidate in Sardegna>
1.100 a.C. "Knn.m" il naufragio,
La Flotta arrivò facilmente a Ofir,
come da racconti tramandati dai Greci, dagli Egizi, dalla Bibbia etc. Per un
anno si fermarono a rinforzare le fortificazioni antiche di 2-300 anni. Mentre
gli operai specializzati estraevano i minerali, in primis lo Stagno, altri facevano i turni di
guardia e altri ancora provvedevano al sostentamento; fra questi sappiamo che
vi erano anche donne, che saranno citate nel naufragio della nave ammiraglia.
Al secondo anno di scadenza, puntualmente
nel mese di Nisanu, la flotta sotto il comando di Kareh figlio di
Sisara, ripartì doppiando quello che oggi si chiama Capo di Buona Speranza.
L’ammiraglio fece annotare che “Il sole splendeva stranamente alla loro
destra durante tutto il viaggio verso il Mare d’Occidente”.
Doppiato felicemente il Capo, una
tempesta improvvisa cominciò a infuriare facendo dividere le navi. La nave
ammiraglia fu presa da quella che chiamiamo oggi La Corrente Subequatoriale. La
nave fu portata dalle onde verso le coste di un mondo sconosciuto, presso la
riva di un grande fiume. Questo fiume fu battezzato 2500 anni più tardi con il
nome di Salimoes dai navigatori
Portoghesi (Salomone?). Parliamo proprio dei Rio delle Amazzoni. I Portoghesi
erano a conoscenza di questa storia? La pietra, il documento riprodotto e della
sua traduzione, parlava chiaramente della flotta e del naufragio al ritorno da
un lungo viaggio. <Siamo KNN.M (Cananei)
di Sidone (o di Akko? Tiro?) della città del re mercante (Hiram). Giungemmo a quest’isola lontana, una terra montagnosa.
Abbiamo sacrificato un giovane … agli Dei e alle Dee celesti, nel
diciannovesimo anno del nostro re Hiram
e ci siamo imbarcati a Ezion-Geber
nel Mar Rosso. Abbiamo viaggiato con dieci navi per due anni intorno
all’Africa, quindi ne fummo separati per la mano di Baal e già non stiamo con i
nostri compagni. Così giungemmo qui, dodici uomini e tre donne, alla
isola del ferro, in una nuova spiaggia che io, l’Almirante controllo. Ma sicuramente gli Dei e le Dee ci
favoriranno.>
Da: “I POPOLI del MARE,
SISARA Eroe shardana in Israel”
shardana.org
NEAPOLIS ROMANA? NO! NABUI SHARDANA del X sec. a.C.
Un amico di Oristano, Piero, ci aveva accompagnati al Museo di Cabras per vedere quello
che secondo noi era uno Djed gigantesco
spezzato lasciato in un angolo dello stesso museo. Vi forniamo
l’immagine e giudicate voi stessi amici.
Finita la visita ci propose di andare al vicino Museo di Oristano, ove
pare vi fosse una mostra sul Diluvio o qualcosa del genere. Tra mille reperti
“egittizzanti” e (naturalmente) “fenici”, ci saltò all’occhio una figura che
pareva familiare. Chiesi al mio amico di guardare meglio la didascalia e vedere
se si trattava di figura etrusca o (forse) Pheleset. Si trattava di un’urna cineraria pheleset. Il luogo del
ritrovamento era la città shardana di Nabui
ribattezzata Neapolis dagli Archeobuoni e datata (naturalmente) al VIII
sec. Ma…. Ma…
Ma la lettura della didascalia ci
diede una sorprendente informazione che la dice lunga sulla confusione mentale
dei nostri studiosi. L’urna è datata al
X sec. a.C.! Certo! I “Fenici” seppellivano Pheleset di passaggio in
una città che sarebbe nata due secoli
dopo! Ma kandu mai!
BALLE ARCHEOBUONICHE, Bronzetto taroccato
... <<Sui Bronzetti abbiamo raccolto un’altra chicca che potrà portarvi anche dispiacere e delusione, oltre ch rabbia per l’ennesimo tarocco propinatoci dai nostri solerti Archeobuoni vecchi e moderni. Il Bronzetto forse più famoso, forse grazie anche ai nostri libri, quello che usiamo chiamare Marduk o Sardana, e che loro chiamano “Demone quattr’occhi”, ha korna … non sue e tantomeno ha quei pomelli che hanno fatto pensare a delle “antenne” ornamentali. Ne abbiamo una foto inedita o poco conosciuta pescata a una mostra a Venezia.>>
CHI PREDO’ L’ARCA?
Shesonk (ne parliamo in altro capitolo) era un generale dei mercenari Libu e Shardana di stanza in Egitto, che si impossessò del potere fondando la XXII dinastia. Egli, su invito di Jeroboam re del regno d’Israele, cioè delle 10 tribù che si erano staccate dal regno di Roboamo di Juda, invase la Palestina, puntando dritto su Jerusalem. Arrivato nella capitale si limitò stranamente a depredare il Tempio, senza saccheggiare la città. Un comportamento che ci lascia il sospetto che egli cercasse (e trovasse) qualcosa di molto più prezioso dell’intera città. Shesonk, se non era uno Shardana, era comunque un loro generale e i Shardana erano a conoscenza dei segreti d’Israele. Non dimentichiamo neppure che Jeroboam, perseguitato da Salomone, si rifugiò in Egitto, ospite del faraone Shesonk e una vendetta contro chi aveva cercato di eliminarlo poteva essere proprio il privarlo del bene più prezioso: l’Arca. Abbiamo rintracciato il pettorale di Shesonk: riproduce il faraone assiso sopra la Barca (L’Arca) Celeste, fra i due Cherubini. Una scena che riproduce esattamente quanto custodito nel Sancta Sanctorum, “Dove Jawhe sedeva sul trono fra i due Cherubini”. Pensiamo proprio che, vista l’immagine, ci voglia più coraggio a negare che ad ammettere il collegamento con l’Arca Santa. E sentite un poco cosa affermava Shesonk: “Ho costruito per il Dio una casa misteriosa nella terra di Zahi... ho forgiato una grande statua che vi riposa nel mezzo... e gli Asiatici (Israele, n.d.A.) sono venuti per portare il loro Tributo, che per loro è divino”. Quindi Il faraone-generale aveva anche costruito un tempio dove sistemare quanto aveva sottratto a Israele. E Israele non poteva fare altro che recarvisi per continuare ad adorare il suo Dio. E’ da notare che Israele adorava un Dio invisibile e che stava in ogni luogo e non vi era bisogno di recarsi in Egitto. Se Israeliti e Judei si recavano al tempio costruito da Shasonk, il motivo era uno solo: la presenza dell’unica cosa visibile che essi potevano adorare: l’Arca! Qualsiasi altra immagine era, infatti, vietata. Shesonk e la sua dinastia sembravano animati da uno strano senso di vendetta contro qualcuno. Contro chi? Visto lo scherzetto fatto al regno di Juda, pensiamo che ce l’avessero contro chi aveva oscurato Mose e il culto di Aton da lui promosso. Naturalmente ci riferiamo al “primo culto”, ossia il culto del Signore, di Aton-Adonai. Il trattamento che Juda e le altre tribù riservarono a Mose e alla tribù di Dan è stato oggetto di nostre osservazioni in tante occasioni. La conferma che c’entrassero Mose e Aton, oltre che Dan, l’abbiamo anche da uno dei successori di Shesonk che, cosa importante, ricostruì il tempio di Aton a Busbastis! Il suo nome? Osorkon, lo stesso nome che assunsero alcuni Judici di Arborea!
Jehoash
era re di Israele (delle 10 tribù del Nord) quando in Juda regnava Amasia.
Quest’ultimo, imbaldanzito da una vittoria riportata sugli Idumei sfidò
Jeshoash. La risposta, se non contenesse il disprezzo più grande, potrebbe
sembrare perfino divertente. Dal II dei Re, XIV: “Dopo questo (la
vittoria su Edom, n.d.A.) Amasia mandò ambasciatori al figlio di Joacaz,
re d’Israele, per dirgli “Vieni, misuriamoci faccia a faccia”. La
risposta: “Tu hai battuto Edom e ti
sei montato la testa. Contentati della tua gloria e sta’ a casa tua; perché
vuoi tirarti addosso la sventura e rovinare te e Juda assieme?”. Ma
il giovane re insistette e si ruppe i denti, nel senso che Israele arrivò fino
alla sua capitale e saccheggiò il Tempio portandone via l’oro e gli arredi. Ma l’Arca non è menzionata.
Oziah
(783-742 a.C.) fu protagonista di un episodio che potrebbe far pensare alla
presenza dell’Arca. (II Cronache, XXVI – 16). Oziah, insuperbito da alcune
fortunate imprese guerresche, volle entrare nel Tempio col chiaro intento di
offrire incenso al Signore. Accortosi delle sconsiderate intenzioni del re, i
sacerdoti si buttarono su di lui cercando di bloccarlo, ma il re li minacciò di
morte se glielo avessero impedito e s’accostò con l’incensiere all’altare dei
profumi. Mal gliene incolse, la lebbra lo ricoprì dalla testa ai piedi ed egli
fu cacciato dal Tempio e visse la vita isolato fino alla morte. Certo
l’episodio ne ricorda altri, dove protagonista fu l’Arca, come la Lebbra che
ricoprì Miriam sorella di Mose, o l’uccisione dei figli di Aronne “che officiarono con un fuoco non adatto
davanti all’Arca del Signore”. Ma nell’episodio di Oziah si parla solo
dell’altare dei profumi, l’Arca non è menzionata.
Nabucodonosor re di Babilonia attaccò la città di David ben due volte. Nel 598 a.C. “I Babilonesi incendiarono il Tempio di Dio, demolirono le mura di Jerusalem, bruciarono...” (II Cronache, XXXVI-17). Anche qui l’Arca non è menzionata.
Josia, divenne re a otto anni (640-609 a.C.) e la Bibbia racconta che fu durante il suo regno che il gran sacerdote Elkia “Trovò i Libri della Legge nel Tempio” (II Cronache XXXIV – 14). Nel suo fervore di restauratore dell’antica Legge religiosa, Josia stabilì i sacerdoti nelle loro funzioni e disse ai leviti che erano consacrati al Signore “Collocate l’Arca santa nel Tempio che edificò Salomone, figlio di David e re d’Israele. Voi non avrete più a portarla sulle spalle...” (II Cronache XXXV). Ci sembra di capire che l’Arca non era più nel Tempio e che Josia chieda ai Leviti di riportarvela. Ma dov’era finita? La Bibbia non lo spiega, come non spiega se l’Arca che Jeremia disse di aver nascosto era quella autentica. Ma forse vi è un accenno nella Bibbia che farebbe pensare (o il suo redattore vuole far pensare) che l’Arca fosse stata allontanata dal Tempio dal nonno di Josia: Manasse.
Manasse commise un grande peccato agli occhi del popolo e dei sacerdoti. Egli sistemò un idolo nel Santa Sanctorum, dando ordini ai sacerdoti di rimuovere gli antichi oggetti di culto, e la Bibbia (il suo redattore) fa intendere che i Leviti e i sacerdoti rimossero anche l’Arca. Ma non è chiaro se l’Arca fosse ancora a Jerusalem. Il sospetto che ci fosse il tentativo (e il bisogno) di far credere alla presenza dell’Arca è forte anche nell’episodio di Jeremia.
Jeremia nato
a Anatot (Anata) verso il 650 a.C. fu uno dei maggiori profeti e soprattutto fu
un sostenitore di Josia. Di lui si racconta che avrebbe nascosto l’Arca in una
caverna sul Monte Nebo (II dei Maccabei, 2). “Il Profeta, ricevuto un divino
responso, ordinò che fossero portati dietro a lui il Tabernacolo e l’Arca,
finché non giunse al Monte, sul quale era asceso Mose per vedere l’eredità del
Signore (il Nebo? n.d.A.)”. La questione del “Monte” è tutt’oggi aperta,
dopo le scoperte su Har Karkom, la montagna situata nel Negeb, che alcuni
ritengono essere la Montagna delle Tavole della Legge. Ma per quanto ci
riguarda pensiamo che il Monte riferito a Jeremia sia il Nebo, dal quale Mose
poté vedere la Terra Promessa prima di morire. Comunque la Bibbia aggiunge che:
“Alcuni di quelli che l’avevano accompagnato, venuti in seguito per segnare
la strada con dei segni, non poterono
più trovarla”. E un discorso di Jeremia ai figli di Israele ci
mette un poco di dubbi: “E quando vi sarete accresciuti e moltiplicati nella
vostra Terra, allora nessuno dirà più dov’è l’Arca? Nessuno ci penserà più, né
se ne ricorderà, né la rimpiangerà o ne costruirà un’altra...” Sembra che
Jeremia cercasse di convincere il popolo a rassegnarsi alla perdita di qualche
cosa che essi ancora cercavano...l’Arca,
che non c’era più.
Conclusioni: abbiamo notato che in alcuni di questi fatti, in cui avvengono dei saccheggi o predazioni, non viene nominata l’Arca. Dobbiamo quindi dedurne che essa potrebbe essere stata predata da chiunque di questi personaggi elencati; ma uno, anzi due particolari, ci fanno propendere in particolare per uno di essi. Questi fu il primo a razziare il Tempio e quindi potrebbe averla presa proprio lui. Cosa che avrebbero fatto anche gli altri se solo fossero arrivati per primi. Inoltre non possiamo credere che egli fosse all’oscuro della presenza della Sacra Reliquia nel Tempio, per un semplice motivo: chi lo aveva spinto ad assalire il regno di Juda e quindi la sua capitale Jerusalem, non poteva avergli nascosto il motivo più importante che poteva spingerlo a tale impresa. Stiamo parlando naturalmente di Shesonk, mentre chi poteva averlo spinto a predare l’Arca era probabilmente Jeroboam. Se non crediamo che l’appartenenza di Shesonk ai mercenari dei Popoli del Mare potesse automaticamente metterlo al corrente della presenza dell’Arca, dobbiamo almeno dare per scontato che Jeroboam lo avesse informato..
Da: “SARDANA i
PRINCIPI di DAN” di LEONARDO MELIS, Ed. 2005
Ultima versione su: “I
POPOLI del MARE, ANTICHI RE” ed. Gennaio 2026