SCOPERTA!!: Uno DJED EGIZIO in SARDINIA!
Shardana i Popoli del Mare (Leonardo Melis)
Il BLOG ufficiale del Libro che ha cambiato il modo di scrivere la storia in questo millennio. Il libro che ha varcato i confini della Sardinia, dell'Italia e dell'Europa. La Storia riscritta del Mediterraneo e dell'Oriente antico. La storia di un popolo già Antico per gli Antichi: i SHARDANA.. i Popoli del Mare
domenica 30 agosto 2026
SCOPERTA!!: Uno DJED EGIZIO in SARDINIA!
domenica 23 agosto 2026
Le donne in Grecia non partecipavano ai Giochi di Olimpia? Le Spartane …
Le
donne in Grecia non partecipavano ai Giochi di Olimpia? Le Spartane …
La parentela dei Dori che arrivarono in Grecia con i
Tjekker di Dor potrebbe essere documentata nella Bibbia stessa. In un passo
presente nel libro dei Maccabei: (I Maccabei
- XII - 5) Gionata un condottiero Judeo che prese l’eredità di Giuda
Maccabeo, scrisse una lettera agli Spartani sostenendo che essi erano della
stessa stirpe. Ricordando che Ario,
re spartano aveva già tempo addietro inviato una lettera a Onia, il Gran Sacerdote del tempio di Jerusalem. Il testo della
lettera recitava: “Ario, re degli Spartani, a Onia, sommo sacerdote,
salute!In uno scritto riguardante gli Spartani e i Judei si è trovato
che sono fratelli, perché della stessa stirpe di Abramo (Urim, N.d.A.). …”. (I Maccabei – XII – 19).
Per chi ha fatto gli studi Classici
e ha studiato la Storia greca, come solo in un istituto orientato a questo tipo
di studi si deve considerare la Storia, è noto che gli Spartani niente avevano
a che fare con il resto della Grecia e soprattutto da Atene. Pur se i testi,
scritti dagli storici ateniesi, raccontano che Atene era democratica e Sparta quasi alla dittatura, per un attento
studioso appare letteralmente il contrario. Prediamo ad esempio l’educazione
delle giovani donne e la conseguente considerazione che se ne aveva da adulte.
Siamo completamente all’opposto di
Atene, che considerava la donna esclusa dai giochi non solo di guerra, ma
persino dai giochi quelli classici di Olimpia. Dove invece gli annali
raccontano di una campionessa, ANZI DUE, naturalmente spartane, che spopolavano
ai giochi dedicati ad Apollo a Delfi e a Zeus a Olimpia.
Eurileonide
e Cinisca, due donne campionesse alle Olimpiadi nell’antica
Grecia, chiaramente … spartane! La prima
vinse nel 368 a.C. Ricca appassionata e allevatrice di cavalli da corsa con i
carri fu, non la prima ma la seconda, dopo l’altra spartana Cinisca la quale conquistò la corona
olimpica non una ma ben due volte: nel
396 e nel 392 a.C. La corsa che oggi chiamiamo delle Bighe, in effetti era una
corsa di quadrighe, con quattro cavalli dunque. Una gara di grande difficoltà
anche per uomini più vigorosi. Sappiamo che alle donne greche non era permesso,
non solo di partecipare, ma neanche di assistere ai giochi olimpici, eccezion
fatta per le gare ippiche, dove l’effettivo partecipante non era l’auriga, ma
il padrone dei cavalli. Questo non significa che le due donne fossero
semplicemente finanziatrici della corsa, ma nel loro caso vere e proprie
allenatrici appassionate. Pausania ne ricorda una statua commemorativa di una
delle due: Eurileonide. La prima dunque fu Cinisca che correva, lsi si, con le
Bighe (due cavalli dunque). Seguirono altre donne il loro esempio. La regina ellena Berenice e sua figlia
Arsinoe vinsero la prima nel 284 a.C e nel 272. La figlia Arsinoe fece di
più vincendo tutte e tre le gare equestri. Persino l’amante del re Tolomeo II, Bilistiche, vinse nel 264 a.C. le corse
a due cavalli e a quattro cavalli. Lo racconta Pausania. Ma Tolomeo, se non era Spartano, era di origini
macedoni., e i Macedoni non erano certo Greci. Non a caso Alessandro si
ispirava ad Akille, e Akille era un Akaiasa o forse Dardano di Dodona, parente
di quei Dardani presenti a Troja agli ordini di Enea. Noi del resto ricordiamo
bene che Enea era imparentato con il re Priamo di Ilio; un Tjekker antenato
degli Spartani!
Da: "I Popoli del Mare, l'Eredità dei Judici" di Leonardo Melis
www.shardana.org
giovedì 20 agosto 2026
NURAGHE ASULU, scoperta di Leonardo Melis
martedì 28 luglio 2026
PER SORRIDERE UN POCO (a DENTI STRETTI) sui "FENICI"
PER SORRIDERE UN POCO (a DENTI STRETTI) sui "FENICI"
(Da un nostro precedente articolo)
<I FENICI non chiamavano se stessi “FENICI”, anzi, in “LINGUA FENICIA” si scriveva: KN.NM (Cananim, ossia Cananei) che spiega l’inghippo che qualcuno volle creare agli inizi del secolo scorso. In particolari alcuni studiosi Ebrei, con dei motivi legati probabilmente a una nascita di uno stato ebraico in Palestina, ossia la terra dei Pheleset (gli Ebrei infatti erano i Judei o abitanti di Juda della diaspora al tempo dei Romani) . Gli studiosi infatti li posizionano nella SIRO-PALESTINA, in corrispondenza dell’attuale LIBANO fin dal XII sec. a.C. La stessa data dell’Insediamento dei Popoli del Mare, dopo gli accordi con RAMESSE III che, in cambio della salvezza del trono e del regno Egizio, dovette cedere le provincie dell’Impero: SINAI e SIRO/PALESTINA. Ne è prova l’elenco delle città attribuite a questo fantomatico popolo: AKKO (S. Giovanni d’Acri), Gazza, la stessa Tiro etc. Città queste abitate dai Popoli del Mare e citate dai documenti egizi, come spesso abbiamo sottolineato in altri capitoli. “Ad Akko, sotto Tiro, abitano i Sardana” (Onomastico di Amenemope)… A Byblos abitavano i Tjekker, come a Dor (Il viaggio di Wen.Amon). A Gaza i Phelset.. e a Tiro i Libu… tutto ciò fino al 8° sec. a.C. … casualmente la datazione della “comparsa dei Fenici (i Pellerosa) citati dai Greci.
Lo Stato del Grande Libano fu uno Stato,
formalmente autonomo, che faceva parte della Siria mandataria (allora amministrata dalla Francia sotto un regime giuridico internazionale di mandato
della Società delle Nazioni) dal 1920, e che prese il nome di Repubblica Libanese nel 1926. Le frontiere geografiche del «Grande Libano» corrispondono
all'incirca a quelle dell'attuale Libano. Terminò formalmente il 22 novembre 1943 con l'indipendenza
della Repubblica del Libano.
Il Fenicianesimo è una forma di nazionalismo libanese adottata da alcuni esponenti libanesi,
soprattutto cristiani maroniti, al momento dell'istituzione del Grande
Libano,[1] rivendicando l'identificazione della
nascente nazione libanese con l'eredità storica e culturale degli antichi Fenici.
Il professore universitario olandese Leonard C. Biegel, nel
suo libro del 1972 Minorities in the Middle East: Their significance as
political factor in the Arab World ha coniato il termine Neo-Shu'ubiyya per denominare i tentativi moderni dei nazionalismi non arabi
alternativi nel Vicino
Oriente, ad es.
l'Arameanesimo, l'Assirianesimo, alcune forme del nazionalismo siriano, il nazionalismo curdo, il Berberismo, il Faraonismo e il Fenicianismo, appunto.>
*** Fonti WIKIPEDIA E ALTRE RICERCHE; vedi: (I POPOLI del
MARE, SISARA ED. 2023)
domenica 12 luglio 2026
Un RE, TEMPLARE, SANTO e SCONOSCIUTO in SARDINIA ...
Nel nostro
viaggio di studio in Camargue, nell’estate del 2008, volemmo visitare i luoghi
dei Crociati e gli amici che ci accompagnavano vollero mostrarci la Chiesa di Aigues Mortes, da dove i Crociati
ricevevano i Sacramenti prima di prendere il mare per la Terra Santa. Qui S. Luigi
IX fece incidere la lastra con la preghiera e con il motto “Dieu le veut”. Quel che però apprendemmo da qualcuno
degli accompagnatori fu il racconto di “Un
Re Santo che venne dalla Sardinia a sostituire Bernardo di Clairvaux dopo la
sua morte”. Noi sappiamo che in Sardinia di Santi presunti ve ne sono a
profusione, ma il Santo unico e documentato storicamente come sardo è quel
fraticello che visse nel borgo dove oggi noi abitiamo: Ignazio da Laconi. Con nostro grande stupore, gli amici ci
documentarono che quel Santo che essi veneravano era un Re vero, un Crociato e
Templare, la cui immagine è esposta nella Cattedrale di Citaux, con la dicitura
“Gonarius Rex Sardinia”.
Gonario, Judike
di Torres, nasce da Costantino di Torres nel 1114. Il padre si fece monaco
cistercense (e già qui abbiamo la spiegazione di quanto gli amici Francesi
asseriscono sulla sua amicizia con Bernardo di Clairvaux) e il tutore di
Gonario, membro della potente famiglia degli Atena, tenterà di ucciderlo, dopo
aver avvelenato Costantino(?). Un fedele amico del padre, certo Ithokor Gambella, lo porterà in salvo a
Pisa. Nella città toscana conoscerà Bernardo nel 1132. Al rientro da
Pisa, dopo aspre battaglie, sbaragliò i suoi nemici. Ripreso possesso del
trono, cominciò a realizzare santuari dedicati a Nostra Signora. Cominciò
col restaurare
Da:- https://www.amazon.it/POPOLI-DEL-MARE-MIE-SCOPERTE/dp/B0DDH3S5QX
venerdì 3 luglio 2026
I Popoli del Mare e Mosè l'Egizio
lunedì 29 giugno 2026
Bandiera Sarda, la Legge
Bandiera Sarda, la Legge
caso della Bandiera Sarda non si può
classificare come scoperta, ma è più di una scoperta. Sio tratta infatti di una
battaglia condotta da alcuni amici e compagni di partito degli anni in cui la
Politica aveva ancora la “P” maiuscola. Vogliamo raccontare i fatti che ci
vedono fra i protagonisti della battaglia; perché di battaglia si trattò. Negli
anni 1980-90.
Noi eravamo allora “Consigliere Nazionale” del Partidu Sardu (Psdaz) e spesso alle
riunioni di questo consiglio prendevamo la parola per fare quanto Catone il Censore faceva dopo la seconda
guerra punica. Mentre l’illustre senatore romano chiudeva sempre i suoi
discorsi con la frase “Ceterum
censeo Carthaginem delendam esse”(E comunque ritengo che Cartagine debba essere
distrutta…), noi chiudevamo il nostro discorso nella stessa maniera, dicendo: “E
comunque sosteniamo che la legge sula bandiera va fatta”. Una battaglia durata
più di dieci anni con le reazioni non sempre positive degli ascoltatori. Finché
un giorno, in una riunione di segreteria provinciale, il Consigliere Regionale Salvatore Bonesu oggi purtroppo
scomparso, ci avvicinò e ci chiese “ Leonardo Melis, a che punto sono gli studi
sulla bandiera?”. Con meraviglia chiedemmo il perché di questo interesse. Ci
rispose che se potevamo fornire una bozza degli studi, si poteva provare a
proporre un Proposta di Legge. La
bozza l’avevamo sempre in tasca. Così il Bonesu propose la Legge in Aula, in
Regione, ottenendo un consenso di maggioranza con una percentuale enorme. Nel
frattempo, Carlo Mura sindaco di
Samugheo tempestava la diga dell’Omodeo sul fiume Tirso con i drappi della
nuova bandiera in occasione della visita del Presidente Scalfaro nel gennaio del 1997. Chicco
Frongia, Consigliere della provincia di Cagliari esponeva per primo il
Drappo nel balcone di un edificio pubblico.
Antonio Delitala Segretario del Partito Sardo, organizzò una festa
memorabile a Villa D’Orri, la magnifica residenza dei Marchesi Manca di
Villaermosa che ospitò ai primi del 1800
il Re Carlo Felice e la sua corte in esilio. Leonardo Melis era chiaramente il ricercatore storico e uno dei
promotori più attivi con le sue conferenze e gli interventi in Consiglio
Nazionale.
Fu così che nell’Aprile del 1999, precisamente il 15 del mese, fu pubblicata la Legge Regionale n. 10 che ufficializza
la Bandiera Sarda con i 4 mori che hanno
tolto la Benda dagli Occhi, impostagli dai Savoia, forse per disprezzo. Per
disprezzo certo, e possiamo provarlo con i nostri studi e persino con le
immagini storiche.
"I popoli del Mare, le mie Scoperte"
www.shardana.org




