venerdì 9 ottobre 2026

HEKKET, l'Elettricità e i Misteri di Osiride

 



HEKKET l'Elettricità  e i Misteri di Osiride

Vediamo ora qualche immagine a riguardo di ciò che abbiamo descritto, cominciando dal rito di resurrezione di Osiride.

Nelle immagini appare Osiride sdraiato nel suo letto di morte con Iside da un lato e qualcosa o qualcuno che ci sorprenderà assai dal lato opposto del giaciglio. Nella prima immagine Iside assiste ai preparativi degli assistenti, fra cui si riconoscono Anubi e Toth. Le ultime scoperte ci hanno portato a identificare anche il terzo personaggio in piedi a destra di chi guarda l’immagine sopra. Si tratta di un Dio femmina: Heqet. Ebbene, Heqet era la Dea Rana! Con la testa di rana. Essa, infatti appare nel disegno totalmente con le sembianze di una rana, ai piedi del letto di Osiride.


 

Nella seconda Iside è sola in capo al letto, mentre sul corpo di Osiride svolazza un falco in sequenza. Uno dei falchi si posa sul membro di Osiride. Si tratta di Iside stessa che si accoppiò con lo sposo in forma di falco, appunto. Vediamo, infatti che la mummia di Osiride ha nel secondo disegno il membro eretto, segno della “Resurrezione” riuscita. Risultato della “magìa” di Iside con il prezioso aiuto di Heqet e del suo dono: l’elettricità. Siamo sicuri che Galvani sicuramente, ma anche Volta e Marconi saprebbero dare una immediata spiegazione della strana presenza della “Dea Rana”. Dea Rana che risulta raffigurata anche nel tabernacolo dell’Arca, anzi nella copia dell’Arca presente ad Abydos. La rana al posto della gigantesca sfera che sovrasta l’Arca nel nostro tempietto! Un generatore di corrente per imitare l’altro generatore usato da coloro che gli uomini credevano essere Dei. Inutile a questo punto fare commenti. Invitiamo solo l’amico lettore a notare che anche qui, come in altre raffigurazioni precedentemente proposte, il gonnellino dell’offerente è visibilmente attratto dall’elettricità sprigionata dall’Arca con dentro la rana. “Ozah stese la mano all’Arca di Dio e vi si aggrappò, perché i buoi l’avevano fatta barcollare. Ma il Signore si sdegnò contro Ozah: lo percosse e Ozah morì presso l’Arca di Dio” (II Samuele: VI-6)… una scarica elettrica di micidiale potenza!

 

 

Non ci paia bestemmia quanto scriviamo, si tratta solo di giustificare fatti che con Dio non hanno niente a che fare e che caso mai sarebbe bestemmia attribuire a Dio stesso. Il quale, crediamo non avesse certo in mente di uccidere un poveraccio che aveva solo voluto salvare l’Arca da una caduta rovinosa provocata da uno sbandamento del carro. Purtroppo non è l’unico episodio di uccisione di incauti e inesperti manovratori dell’Arca citato dal Sacro Testo. La spiegazione da noi fornita sull’elettricità dell’Arca non ci deve quindi sorprendere o scandalizzare. Già dalle scuole elementari si sa che Galvani scoprì l’elettricità sul corpo di una rana. Averla sostituita quindi al generatore (la sfera) presente sull’Arca del tempio significava solo quello che significa. Non a caso l’Arca era sacra ad Egizi e ai seguaci di Mose poi. Mentre la rana era addirittura considerata un Dio e venerata come tale.

Riportiamo alcuni brani su Galvani e il suo esperimento tratti da Wikipedia, la preziosa enciclopedia del web: <<Dissecai una rana, la preparai e la collocai sopra una tavola sulla quale c’era una macchina elettrica, dal cui conduttore era completamente separata e collocata a non breve distanza; mentre uno dei miei assistenti toccava per caso leggermente con la punta di uno scalpello gli interni nervi crurali di questa rana, ad un tratto furono visti contrarsi tutti i muscoli degli arti come se fossero stati presi dalle più veementi convulsioni tossiche. A un altro dei miei assistenti che mi era più vicino, mentre stavo tentando altre nuove esperienze elettriche, parve di avvertire che il fenomeno succedesse proprio quando si faceva scoccare una  scintilla dal conduttore della macchina. Ammirato dalle novità della cosa, subito avvertì me che ero completamente assorto e meco stesso d’altre cose ragionavo. Mi accese subito un incredibile desiderio di ripetere l’esperienza e di portare in luce ciò che di occulto c’era ancora nel fenomeno.>>  (Luigi Galvani).

 

Da:   “Sardana.  I Custodi delTempo” di Leonardo Melis  (Amazon

giovedì 8 ottobre 2026

1200 a.C. Innalzamento acque del Mediterraneo e PdM

 


Estate(?) 1210 – 1200  a.C. - Un fenomeno geologico marino interessò il Mediterraneo intero. Le acque si sollevarono repentinamente di m. 2.50 con la conseguente inondazione dei territori interni fino a 30 kilometri circa. I danni alle colture e alle falde acquifere furono devastanti. I cereali, il frumento (alla base del sostentamento delle popolazioni insieme al pescato), furono devastati e le sorgenti non poterono più dissetare greggi e armenti e gli stessi abitanti. Questa catastrofe, come spesso accadeva nell’antichità, fu una delle cause di quel grande movimento di popoli che cambiarono la storia delle civiltà di Occidente e conseguentemente dell’Oriente stesso.


mercoledì 30 settembre 2026

La BUSSOLA dei Popoli del Mare

 


 

 



La BUSSOLA dei Popoli del Mare

 

<<L’altro particolare curioso è una sorta di albero sormontato da un anello rotante con una “colomba” appollaiata in cima. Alcuni studiosi, gli stessi che considerano i modellini delle lampade, li classificano come anelli per appendere le stesse al soffitto; ma abbiamo già accennato che questa ipotesi è da scartare essendo gli alberi sistemati verso la prua e quindi oltre il baricentro dello scafo, cosa che porterebbe la “lampada” a rovesciarsi e a perdere l’olio in essa contenuto. Il Vacca pensa si tratti di un anello in cui inserire un albero trasversale che sosteneva una vela particolare, la quale cadeva con due triangoli ai lati dello scafo. L’anello consentiva una manovra più spedita, permettendo di fare a meno anche del timone, oltre che dei remi, poiché tale accorgimento permetteva di navigare esclusivamente a vela sfruttando anche la brezza più leggera. Tutto questo ci fa tornare alla mente quanto Alcinoo diceva a Ulisse, preoccupato per le ire di Poseidone e le furie del mare: “le navi dei Feaci non hanno bisogno di timone o di timoniere, ma vanno col pensiero dell’uomo e nere e lucenti solcano il mare e l’abisso sicure e indistruttibili, avvolte in una nube di vapore, conoscendo del mondo ogni contrada” (Odissea: VIII).

Se l’ipotesi formulata dall’ingegner Pincherle si rivelerà esatta, potremmo chiarire il mistero dell’anello rotante installato sulle navi shardana. L’ingegner Mario Pincherle, esperto di Storia orientale, autore di diversi libri, fra cui Sargon di Akkad, la traduzione in italiano del libro di Enoch (il più antico libro del mondo), eminente egittologo, avrebbe rilevato su una stele cartaginese, in cui è raffigurata una nave da guerra, alcune incisioni che rappresenterebbero una bussola e un sestante! Nelle immagini a seguire, prese a prestito dal mensile Hera, osserviamo la figura sul cassero   e confrontiamola con quelle a fianco. Si tratta di una sfera (o un cerchio, diciamo noi) sormontata da una sorta di mezzaluna o paio di corna (un magnete, secondo Pincherle), con due nastri pendenti (strisce di pelle) ai lati. All’interno della sfera passerebbe l’asse che, piantato sul ponte della nave, a prora, reggerebbe sia la stessa sfera, che il magnete, consentendo a quest’ultimo di girare e puntare sempre a Nord-Sud con le due estremità, mentre i due nastri pendenti consentirebbero una più corretta posizione dello strumento che, in caso di vento o moto ondoso, poteva spostare di qualche grado la “bussola”. L’ingegner Pincherle attribuisce quest’invenzione ai Fenici, progenitori dei Cartaginesi, ma noi sappiamo che i Fenici ereditarono la loro scienza da un popolo che nel 1200 invase il Libano, mischiandosi con le popolazioni locali e insegnando loro l’arte del navigare.>>  Da: “I Popoli del Mare, Sardana Antichi Re”  di Leonardo Melis

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mercoledì 23 settembre 2026

Esodo: il (non) passaggio del Mar Rosso

 



Esodo: il (non) passaggio del Mar Rosso

Mose e la sua gente uscì dunque dall’Egitto, ma non percorrendo la strada concordata con il faraone che li avrebbe condotti dritti in bocca ai Philistei, che a parer nostro erano già in parte giunti in Palestina dall’Isola di Creta. Pensando che, “Assistendo il popolo a combattimenti che si producessero, avrebbe potuto far ritorno in Egitto…” (Esodo XIII-17) Mose fece una conversione a Sud, verso Yam Suph. Questa parola sappiamo che fu tradotta erroneamente in “Mar Rosso” portando a credere ai due Muri d’Acqua di Hollywoodiana memoria, mentre si trattava invece di semplici paludi! Yam suph = Mare di giunchi, vale a dire stagno/palude. Abbiamo dunque una incongruenza: l’attraversamento avvenne in uno stagno e non in mezzo al mare. Inoltre abbiamo una, anzi due rivelazioni:

·         “Con loro uscì dall’Egitto anche altra gente”.

·         Qualcun altro combatteva per il popolo: “Assistendo il popolo a combattimenti…”. Alcuni di voi lettori sa già di chi parliamo. Altri lo hanno intuito dalla descrizione sopra della Strage dei Primogeniti.

Rimarchiamo la spiegazione dell’attraversamento di Yam Suph con altre acquisizioni che confermano la nostra tesi sull’attraversamento delle paludi e non assolutamente del Mar Rosso.

-          Yam Suph, abbiamo detto significare Stagno/Palude. Fu un errore di traduzione dei “Settanta” quando trascrissero dall’Aramaico in Greco il testo biblico.

-          Il fenomeno del ritiro delle acque era dovuto a una situazione che si creava nello spazio di tempo tra le 2 e le 8 del mattino. Con la luna piena e il vento che soffiava da Est (ma noi sosteniamo da Ovest), le acque si ritiravano consentendo il passaggio a piedi dello stagno, ma non dei carri di bronzo del faraone.

-          Il Principe/Generale Mose conosceva questo fenomeno, in quanto aveva comandato la guarnigione di stanza in Jessen, nel Delta Orientale, non lontano da Yam Suph stesso.

-          La conferma che il fenomeno accadeva con la Luna Piena e in quell’ora della notte è scritta e documentata nella Bibbia in modo particolareggiato. Mose ordina al popolo di cenare sì (forse) con l’Agnello Pasquale, ma con i “bagagli pronti” e con la cintura ai fianchi. Questo perché appena cenato, sarebbero dovuti partire per non perdere lo spazio di tempo a disposizione per l’attraversamento. E, aggiungiamo, “perché il popolo faceva pressione perché fossero mandati via al più presto”.

-          La data della Pasqua e dell’uscita dall’Egitto è anch’essa data dalla Bibbia. (Esodo XII-41): “Oggi voi da qui uscite nel mese di Abib” La partenza avvenne il 15 del mese di Abib, il primo mese dell’anno ebraico, detto poi Nisan” (da Nisanu akkadiko, N.d.A). Questa data corrisponde all’incirca al nostro 6/aprile. Nisanu era il mese che cominciava con l’Equinozio di primavera. Il calcolo quindi è presto fatto: al 21 marzo aggiungiamo 15 giorni e siamo al 06/aprile/2012. Nel momento in cui scriviamo siamo al 07/aprile e siamo al Sabato Santo, domani è Pasqua Cristiana. La Pasqua Cristiana è spostata di qualche giorno per l’esigenza di festeggiarla di Domenica, giorno della Resurrezione di Jesus. Con il calcolo della Pasqua di Mose sarebbe caduta nella giornata di ieri (Venerdì).

-          Il fenomeno dovuto alla Luna Piena è anch’esso confermato dalla Bibbia. La Pasqua era calcolata (e lo è ancora oggi, salvo cadere il giorno di Domenica) al primo Plenilunio dopo l’Equinozio. E la notte in cui Mose e il popolo partirono era notte di Plenilunio!

-          L’Urgenza della partenza era dovuto quindi alla necessità di partire la notte del plenilunio. Certo, vi era anche l’altro motivo: <“Gli Egiziani sollecitavano il Popolo e non vedevano l’ora di mandarlo via. Perché dicevano: “Moriremo tutti!”> (Esodo XII - 31).

Il Pane Azzimo fu anch’esso una conseguenza di questa urgenza di partire. “Allora il popolo prese la sua pasta, prima che lievitasse, con le madie avvolte nei mantelli sulle spalle” (Esodo XII - 34).

Da: "I Popoli del Mare, Antichi Re" di Leonardo Melis  - solo su Amazon:  https://www.amazon.it/Popoli-del-Mare-Antichi-Re/dp/B0GGH1Y8QF 

lunedì 21 settembre 2026

SISARA generale shardana in Israel

 

 


SISARA generale shardana in Israel 

Judici IV-V: ”Jabin, un re cananeo, che regnava in Asor e aveva per condottiero dell’esercito Sisara (Un generale dei mercenari Shardana di stanza in Palestina per conto dei Faraoni, n.d.A.) che abitava in Aroset Goim, forte di 900 carri ferrati, oppresse duramente i figli d’Israele per 20 anni.... In quel tempo era Judice in Israele Deborah... giudicava le cause fra Rama e Bet-El sui monti di Efraim... Deborah andò con Barak in Qades, radunò Zabulon e Neftali, 10.000 combattenti”. A causa dello straripamento di un torrente, i carri di Sisara si impantanarono ed egli fu sconfitto. Ma nel Cantico di vittoria che segue alla battaglia, Deborah si lamenta: “E Dan perché se ne sta sulle navi?Aser ha preso dimora sul lido del mare e nei suoi porti vive tranquillo...”  

La conclusione è ancora più amara, per la fine che fece Sisara, tradito dalla moglie di un suo amico che violò la più sacra delle regole: quella dell’Ospitalità. Una regola che Sisara, uno Shardana, credeva inviolabile. Questa regola fu invece violata da una “benedetta fra tutte le donne”, come la Bibbia definisce Jaele, moglie di Eber il kenita amico di Sisara. Questa poco affidabile signora accolse Sisara che cercava scampo al massacro e lo avvolse in una coperta dopo avergli offerto una ciotola di latte (segno della sacra ospitalità). Quando Sisara, sentendosi al sicuro, si addormentò, la brava Jaele, prese un martello e un picchetto della tenda e glielo piantò nella tempia. La beffa più grande è che la Bibbia si cura di annotare che “Vi era pace tra Jabin e Eber il Kenita”. Un tradimento della peggior specie! Oltretutto Jaele non era ebrea e non aveva alcun motivo, se non il tradimento, per uccidere l’amico del marito. Dal cantico di Deborah si intuisce il tradimento e l’azione malvagia anche se parzialmente mascherata dalle lodi: “A chi chiedeva il latte, in un piatto principesco presentò la “panna” (Latte acido). Ma la sinistra impugnò il piolo, la sua destra il martello da fabbro” Quanto aggiunge dopo il Testo ci piace ancora meno: “Affacciata alla finestra  la madre di Sisara sospirava: perché tarda a venire il suo carro? Una sua ancella risponde: Certo raccolgono e dividono la preda, una fanciulla, due fanciulle per ogni guerriero … un vestito, due vestiti per Sisara...” il Cantico quindi aggiunge: “Così periscano tutti i tuoi nemici o Signore!” Quasi compiacendosi del dolore della Madre di Sisara.

Da. “I POPOLI del MARE. SISARA eroe Shardana in Israel”

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mercoledì 16 settembre 2026

I Popoli del Mare e la Bibbia

 


I Popoli del Mare e la Bibbia


La Tavola delle Genti (Jenesi - X)

·    Japhet. Da Japhet (Il Giapeto dei Greci) nacquero Gomer, Madai, Tiras, Javan

I figli di Javan: Elisa, Tarsis (Tartesso, Tharros, Tiro, Thursa), Gethin, e Dedana (DoDANim) “da questi discendono gli abitanti delle isole” (Genesi X) e i Dodonei dell’Epiro, ove era la sede del più antico oracolo, dopo quello di Siwa, in Egitto, da cui sembra provenissero i suoi fondatori.

Notiamo che alcuni nomi richiamano i Popoli del Mare e, in particolare i Dan, o Sher-dan...

·    Chus, figlio di Cam è di solito identificato con le Genti Etiopi e Africane in genere. Questo per un non celato senso di razzismo da parte dei trascrittori della Bibbia, che però si smentiscono quando racconta di Nimrod, figlio di Chus: “Egli era cacciatore robusto davanti al Signore... e il principio del suo regno fu Babel, Er, Arach e Akkad e Chalanne nella terra di Sennaar (o Shin-ar, Sumer)” (Genesi X). Non solo queste località non sono in Africa, ma sono da identificare con città e nazioni a noi ben note (Er=Ur, Arach=Uruk, Babel=Babilonia, Sennaar=Shin-ar=Sumer...), com’è noto che Sargon di Akkad dominò su questi paesi. Chus è quindi da identificare sicuramente con la semitica Kish.

·    Dedan, anch’egli uno dei figli di Cam, fu probabilmente capostipite delle Genti di Dadena, territorio nei pressi della città di Daden (o Aden), sulla costa del Golfo di Aden. Da notare un altro Dadan citato dalla Bibbia, figlio di Jocsan che a sua volta era figlio di Abramo e di Ketura e padre degli Assurei (Assiri?), Letusei e Lemmei. (Genesi XXV-1)

·    Misraim generò Phetrusim e Chasluim, da cui le Genti Pheleset e Caphtoriti o Cretesi. Anche gli Ittiti sono annoverati fra i discendenti di Cam. Mentre fra i figli di Japhet (identificato col Giapeto greco)... abbiamo Ludim. “E Misraim generò anche

·    Ludim, capostipite dei Lidi (Thursa)”. Notiamo che Javan generò

·    Dodanim Considerato il progenitore delle “Genti delle isole” termine con cui Israele identificava tutte le Terre che non si potevano raggiungere se non per mare: Epiro (Dodonei), Grecia, Penisola Italica, Sardinia, Sicilia, Baleari, Spagna, Corsica... (Akayasa, Tursha, Shardana, Shakalasa, Washasa, gli stessi Pheleset a Creta...) e tra i figli di Sem notiamo

·    Phaleg, probabile antenato dei Pelasgi. E anche Lud (Lidi?). Il fatto che i Lidi si trovino fra i Semiti e anche fra i Japeti, può essere una conferma del fatto che i Lidi-Tursha abitarono sia l’Asia Minore, che l’Europa (Sardegna-Etruria). E ancora

·    Arpaxad (Kaldei?) da Sem. Da Arpaxad nacque Sale, che generò Eber (Ebrei?). Questi ebbe due figli di cui uno aveva nome Phaleg. Abbiamo l’impressione che si tratti sempre dei Pheleset, poiché il Testo aggiunge: “...Perché ai suoi tempi fu divisa la Terra”, probabile riferimento alla grande migrazione dei Popoli del Mare.       

 La Tavola delle Genti (Jenesi - X)

Da: “Cronologia dei Popoli del Mare” di Leonardo Melis

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giovedì 3 settembre 2026

URNA PHELESET in SARDINIA!

 



URNA PHELESET in SARDINIA! 

 Dan quindi si insediò nei territori del Nord, procurandosi anche uno sbocco al mare (E Dan sta sulle navi..) con il porto di Akko. In questo porto, conosciuto oggi come San Giovanni d’Acri, l’ultimo baluardo dei Crociati, sono state trovate diverse quantità di ceramiche Sarde!

Da questo porto salparono, secondo la Bibbia, le favolose Navi di Tarsis.

Del resto, che i Popoli del Mare si riprendessero le antiche rotte per l’Occidente è documentato nelle città della Sardinia, della Sicilia Occidentale, della Toscana, Lazio, Veneto … Un fatto accadutoci a fine del 2011 a Oristano ci ha dato, se ce ne fosse ancora bisogno, una prova provata dagli stessi Archeobuoni a loro insaputa.

Un amico di Oristano, Piero, ci aveva accompagnati al Museo di Cabras per vedere quello che secondo noi era uno Djed gigantesco spezzato lasciato in un angolo dello stesso museo. Vi forniamo l’immagine e giudicate voi stessi amici.

Finita la visita ci propose di andare al vicino Museo di Oristano, ove pare vi fosse una mostra sul Diluvio o qualcosa del genere. C’erano, è vero, dei cartelli che accennavano alla Torre di Babele, Assiri, babilonesi e quant’altro. La signora che gentilmente ci accompagnava cercò di spiegare in mille modi che si trattava di un “geniale” accostamento ideato da un sovrintendente … ma del Diluvio e dintorni non vi era traccia alcuna. Congedammo gentilmente la cortese signora e proseguimmo da soli con il nostro amico. Tra mille reperti “egittizzanti” e (naturalmente) “fenici”, ci saltò all’occhio una figura che pareva familiare. Chiesi al mio amico di guardare meglio la didascalia e vedere se si trattava di figura etrusca o (forse) Pheleset. Si trattava di un’urna cineraria pheleset. Il luogo del ritrovamento era la città shardana di Nabui ribattezzata Neapolis dagli Archeobuoni e datata (naturalmente) al VIII sec. Ma…. Ma…

Ma la lettura della didascalia ci diede una sorprendente informazione che la dice lunga sulla confusione mentale dei nostri studiosi. L’urna è datata al X sec. a.C.! Certo! I “Fenici” seppellivano Pheleset di passaggio in una  città che sarebbe nata due secoli dopo! Ma kandu mai!

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