Il BLOG ufficiale del Libro che ha cambiato il modo di scrivere la storia in questo millennio. Il libro che ha varcato i confini della Sardinia, dell'Italia e dell'Europa. La Storia riscritta del Mediterraneo e dell'Oriente antico. La storia di un popolo già Antico per gli Antichi: i SHARDANA.. i Popoli del Mare
venerdì 3 luglio 2026
lunedì 29 giugno 2026
Bandiera Sarda, la Legge
Bandiera Sarda, la Legge
caso della Bandiera Sarda non si può
classificare come scoperta, ma è più di una scoperta. Sio tratta infatti di una
battaglia condotta da alcuni amici e compagni di partito degli anni in cui la
Politica aveva ancora la “P” maiuscola. Vogliamo raccontare i fatti che ci
vedono fra i protagonisti della battaglia; perché di battaglia si trattò. Negli
anni 1980-90.
Noi eravamo allora “Consigliere Nazionale” del Partidu Sardu (Psdaz) e spesso alle
riunioni di questo consiglio prendevamo la parola per fare quanto Catone il Censore faceva dopo la seconda
guerra punica. Mentre l’illustre senatore romano chiudeva sempre i suoi
discorsi con la frase “Ceterum
censeo Carthaginem delendam esse”(E comunque ritengo che Cartagine debba essere
distrutta…), noi chiudevamo il nostro discorso nella stessa maniera, dicendo: “E
comunque sosteniamo che la legge sula bandiera va fatta”. Una battaglia durata
più di dieci anni con le reazioni non sempre positive degli ascoltatori. Finché
un giorno, in una riunione di segreteria provinciale, il Consigliere Regionale Salvatore Bonesu oggi purtroppo
scomparso, ci avvicinò e ci chiese “ Leonardo Melis, a che punto sono gli studi
sulla bandiera?”. Con meraviglia chiedemmo il perché di questo interesse. Ci
rispose che se potevamo fornire una bozza degli studi, si poteva provare a
proporre un Proposta di Legge. La
bozza l’avevamo sempre in tasca. Così il Bonesu propose la Legge in Aula, in
Regione, ottenendo un consenso di maggioranza con una percentuale enorme. Nel
frattempo, Carlo Mura sindaco di
Samugheo tempestava la diga dell’Omodeo sul fiume Tirso con i drappi della
nuova bandiera in occasione della visita del Presidente Scalfaro nel gennaio del 1997. Chicco
Frongia, Consigliere della provincia di Cagliari esponeva per primo il
Drappo nel balcone di un edificio pubblico.
Antonio Delitala Segretario del Partito Sardo, organizzò una festa
memorabile a Villa D’Orri, la magnifica residenza dei Marchesi Manca di
Villaermosa che ospitò ai primi del 1800
il Re Carlo Felice e la sua corte in esilio. Leonardo Melis era chiaramente il ricercatore storico e uno dei
promotori più attivi con le sue conferenze e gli interventi in Consiglio
Nazionale.
Fu così che nell’Aprile del 1999, precisamente il 15 del mese, fu pubblicata la Legge Regionale n. 10 che ufficializza
la Bandiera Sarda con i 4 mori che hanno
tolto la Benda dagli Occhi, impostagli dai Savoia, forse per disprezzo. Per
disprezzo certo, e possiamo provarlo con i nostri studi e persino con le
immagini storiche.
"I popoli del Mare, le mie Scoperte"
www.shardana.org
lunedì 15 giugno 2026
ERRORI STORICI o DOTTRINE volutamente fuorvianti?
ERRORI STORICI o DOTTRINE volutamente fuorvianti?
Chiaramente ne è piena la cosi detta
STORIA UFFICIALE che purtroppo riempie i nostri testi scolastici. Volutamente
“voluti” da decreti di precisi periodi storici, come quelli dettati dal
MINCULPOP di fascistica memoria. Il
MINCULPOP era un ministero della “Cultura Popolare” voluto per la “Gloria di
Roma” a cui il Ventennio si ispirava. L’intento poteva anche essere
“giustificato” a far sparire tutti i TESTI che non fossero ROMANI o almeno GRECI. Il guaio è che
Roma e la Grecia Classica nascevano intorno al 8° sec. a.C. e questo annullava ogni presunta Civiltà
precedente del Mediterraneo.. con le conseguenze che stiamo solo ora scoprendo
e cercando di correggere.
Altro guaio è quello storico-religioso
che per quanto ci riguarda è dovuto soprattutto alla Bibbia ebraico/cristiana. Guaio
che oggi è peggiorato con la politica di alcuni stati che si ispirano alla
storia contenuta appunto nel libro guida, che per alcuni è derivato
direttamente da Dio stesso! Per quest’ultimo caso faremo delle precisazioni
usando spesso la Bibbia stessa, spesso raccontata male, più o meno Volutamente.
1) LA Questione
“FENICIA” che ci perseguita dagli anni delle Elementari ad esempio è una
semplice invenzione creata nel 1947 e mai corretta o cancellata. Come invece
precisiamo nella locandina << Il Fenicianesimo è una forma di nazionalismo libanese adottata da alcuni esponenti
libanesi, soprattutto Cristiani Maroniti, al momento dell'istituzione del
Grande Libano,[1] rivendicando l'identificazione della nascente nazione
libanese con l'eredità storica e culturale degli antichi “Fenici”(K.N.N.M).>>
2) LA TERRA
PROMESSA agli Ebrei, seppur promessa lo fu, non fu però mai CONQUISTATA, come
invece è scritto nel libro di JOSUEH. Conquista smentita dalla stessa Bibbia
nel libro (JUDICI:
I – 21-36)
Guardando la cartina a fianco leggiamo
una situazione geografica diversa da quella dei testi “ufficiali”. Non è nostra
invenzione, ma frutto delle notizie fornite dagli Egizi. I Popoli del Mare, dopo la distruzione delle rocche di
comando dei vari Imperi dell’Età del Bronzo, vedi: Tirinto, Micene, Troia,
Hattusa, Ugarit e città Kananee, attaccarono l’Egitto di Ramesse III e,
nonostante le dichiarazioni vittoriose postume del sovrano, lo costrinsero a firmare
un patto ove l’Egitto cedeva le provincie dell’Impero per salvare Almeno il
Regno. Così le provincie di Sinai, Siria e Palestina furono cedute agli
invasori, i quali poi colà si insediarono per circa 400 anni. I Testi egizi
confermano tale situazione nei vari documenti, come il Papiro Anastasi, L’Onomastico di Amenemope, il viaggio di Wen.Amon
etc. Quindi possiamo descrivere, partendo dal basso:
-
La Pentapoli: abitata dai Pheleset,
che diedero il nome alle città, Giaffa, Asdod, Ascalon e Gaza, e al territorio
che da loro prese il nome di Palestina.
-
Più in alto Dor e Byblos,
abitate dai Tjekker.
-
Akko (S. Giovanni d’Acri e Aroset
Goim (Al Awaht), abitate dai Shardana.
-
Azor abitata
dai Shakalasa.
-
Tiro abitata
dai Libu.
-
Dan (Lais) abitata
dai Sardana della Tribù di Dan.
-
Da:
“I Popoli del Mare, Sardana antichi Re” - www.shardana.org
venerdì 5 giugno 2026
SHARDANA in SARDINIA L'ATTESA
SHARDANA in SARDINIA L'ATTESA
martedì 2 giugno 2026
Gli ULTIMI .... pubblicati
Gli ULTIMI .... pubblicati
Sono su
https://www.amazon.it/Libri-Leonardo-Melis/s?rh=n%3A411663031%2Cp_27%3ALeonardo%2BMelis
Oppure dall'Autore, con dedica e senza spese di spedizione ... in Italia ...
venerdì 29 maggio 2026
Anfora s’Arcu ‘e is Forros
Anfora s’Arcu ‘e is Forros
Come sospettavamo, ad agosto 2012 è uscito l’articolo su
una rivista archeologica bimestrale italiana. Recante le immagini
della Scritta e di altro. La scritta è incisa su un’anfora “precotta”
ed è definita dalla firmataria (l’archeologa che ha combinato tutto
questo trambusto) “Scritta Philistea o Fenicia”, datata (l’anfora,
crediamo) al IX – VIII sec. a.C..
Ma che ci facevano i Philistei sulle montagne d’Ogliastra,
ove manco le legioni romane osarono mai inoltrarsi? Secondo
l’illustre Filologo orientale Giovanni Garbini che avrebbe studiato
la scritta “Fenicia” dell’anfora “Nuragica” Presentata all’Accademia dei Lincei:
“Una presenza Levantina era… presente su tutta l’Isola fin
dal XIII sec. a. C. … I Coloni “fenici” presenti nella costa Sud-Occidentale
dell’Isola furono preceduti da altri Fenici(!), affiancati
da Philistei(!!) E come questi vivevano nei Nurakes insieme agli
indigeni locali(!!!). .. Nel Nurake Nurdòle è presente una scrittura
Philistea la quale prova che quando fu costruito il
Nurake… i Philistei erano presenti(!!!!)”…A noi le stupidaggini non piace raccontarle e colleghiamo il tutto al popolo che risiedeva in quel tempo in Sardinia da padroni, visto che le hanno anche dato il nome. I Pheleset in Sardinia ci sono stati, come ospiti dei padroni di casa: i Shardana. Di cui erano consanguinei e quindi anche con la stessa Cultura e Scrittura. Se la scritta l’avessero rinvenuta in Palestina, potevamo dire che si trattava di scrittura sardana? Certo “anche” Sardana, ma prima di tutto Peleset. Visto che vi abitava no i Pheleset. Invece, poiché la brocca risulta essere “Nuragica” quindi sarda, si giustifica la scritta Pheleset con l’affermazione: “La scritta fu fatta dopo la cottura!” (Archeologia viva,
settembre-ottobre 2012)
Come sospettavamo, ad agosto 2012 è uscito l’articolo su
una rivista archeologica bimestrale italiana. Recante le immagini
della Scritta e di altro. La scritta è incisa su un’anfora “precotta”
ed è definita dalla firmataria (l’archeologa che ha combinato tutto
questo trambusto) “Scritta Philistea o Fenicia”, datata (l’anfora,
crediamo) al IX – VIII sec. a.C..
Ma che ci facevano i Philistei sulle montagne d’Ogliastra,
ove manco le legioni romane osarono mai inoltrarsi? Secondo
l’illustre Filologo orientale Giovanni Garbini che avrebbe studiato
la scritta “Fenicia” dell’anfora “Nuragica” Presentata all’Accademia dei Lincei:
“Una presenza Levantina era… presente su tutta l’Isola fin
dal XIII sec. a. C. … I Coloni “fenici” presenti nella costa Sud-Occidentale
dell’Isola furono preceduti da altri Fenici(!), affiancati
da Philistei(!!) E come questi vivevano nei Nurakes insieme agli
indigeni locali(!!!). .. Nel Nurake Nurdòle è presente una scrittura
Philistea la quale prova che quando fu costruito il
Nurake… i Philistei erano presenti(!!!!)”…A noi le stupidaggini non piace raccontarle e colleghiamo il tutto al popolo che risiedeva in quel tempo in Sardinia da padroni, visto che le hanno anche dato il nome. I Pheleset in Sardinia ci sono stati, come ospiti dei padroni di casa: i Shardana. Di cui erano consanguinei e quindi anche con la stessa Cultura e Scrittura. Se la scritta l’avessero rinvenuta in Palestina, potevamo dire che si trattava di scrittura sardana? Certo “anche” Sardana, ma prima di tutto Peleset. Visto che vi abitava no i Pheleset. Invece, poiché la brocca risulta essere “Nuragica” quindi sarda, si giustifica la scritta Pheleset con l’affermazione: “La scritta fu fatta dopo la cottura!” (Archeologia viva,
settembre-ottobre 2012)
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martedì 26 maggio 2026
INTERVISTA di Antonello Lai di TCS a Leonardo Melis. SECONDA PARTE
2269 visualizzazioni 31 ago 2016
INTERVISTA di Antonello Lai di TCS a Leonardo Melis. SECONDA PARTE
Leonardo Melis. Sulle ultime scoperte: Città sulla Jara, Città sommersa di 9000
anni. Statue di Mont'e Prama, Il prossimo libro . "UN CARO SALUTO
NOSTALGICO ad ANTONELLO che oggi non c'è più .. BRAVA PERSONA e giornalista
VERO che si batteva per i "MINORI" e gli esclusi... SALUDE ANTONELLO
..! "................................................
I LIBRI di LEONARDO MELIS su AMAZON : https://www.amazon.it/s?k=leonardo+me...
Riepilogo del video creato con l'IA
La qualità e l'accuratezza possono variare.
<Leonardo Melis analizza le controversie
sull'archeologia sarda, discutendo le scoperte relative ai Shardana e il ruolo
delle istituzioni ufficiali. Attraverso il racconto di ricerche personali e
studi internazionali, viene esplorata una narrazione storica alternativa che
sfida le datazioni accademiche consolidate in Sardegna>
mercoledì 20 maggio 2026
1.100 a.C. "Knn.m" il naufragio,
1.100 a.C. "Knn.m" il naufragio,
La Flotta arrivò facilmente a Ofir,
come da racconti tramandati dai Greci, dagli Egizi, dalla Bibbia etc. Per un
anno si fermarono a rinforzare le fortificazioni antiche di 2-300 anni. Mentre
gli operai specializzati estraevano i minerali, in primis lo Stagno, altri facevano i turni di
guardia e altri ancora provvedevano al sostentamento; fra questi sappiamo che
vi erano anche donne, che saranno citate nel naufragio della nave ammiraglia.
Al secondo anno di scadenza, puntualmente
nel mese di Nisanu, la flotta sotto il comando di Kareh figlio di
Sisara, ripartì doppiando quello che oggi si chiama Capo di Buona Speranza.
L’ammiraglio fece annotare che “Il sole splendeva stranamente alla loro
destra durante tutto il viaggio verso il Mare d’Occidente”.
Doppiato felicemente il Capo, una
tempesta improvvisa cominciò a infuriare facendo dividere le navi. La nave
ammiraglia fu presa da quella che chiamiamo oggi La Corrente Subequatoriale. La
nave fu portata dalle onde verso le coste di un mondo sconosciuto, presso la
riva di un grande fiume. Questo fiume fu battezzato 2500 anni più tardi con il
nome di Salimoes dai navigatori
Portoghesi (Salomone?). Parliamo proprio dei Rio delle Amazzoni. I Portoghesi
erano a conoscenza di questa storia? La pietra, il documento riprodotto e della
sua traduzione, parlava chiaramente della flotta e del naufragio al ritorno da
un lungo viaggio. <Siamo KNN.M (Cananei)
di Sidone (o di Akko? Tiro?) della città del re mercante (Hiram). Giungemmo a quest’isola lontana, una terra montagnosa.
Abbiamo sacrificato un giovane … agli Dei e alle Dee celesti, nel
diciannovesimo anno del nostro re Hiram
e ci siamo imbarcati a Ezion-Geber
nel Mar Rosso. Abbiamo viaggiato con dieci navi per due anni intorno
all’Africa, quindi ne fummo separati per la mano di Baal e già non stiamo con i
nostri compagni. Così giungemmo qui, dodici uomini e tre donne, alla
isola del ferro, in una nuova spiaggia che io, l’Almirante controllo. Ma sicuramente gli Dei e le Dee ci
favoriranno.>
Da: “I POPOLI del MARE,
SISARA Eroe shardana in Israel”
shardana.org
lunedì 11 maggio 2026
NEAPOLIS ROMANA? NO! NABUI SHARDANA del X sec. a.C.
NEAPOLIS ROMANA? NO! NABUI SHARDANA del X sec. a.C.
Un amico di Oristano, Piero, ci aveva accompagnati al Museo di Cabras per vedere quello
che secondo noi era uno Djed gigantesco
spezzato lasciato in un angolo dello stesso museo. Vi forniamo
l’immagine e giudicate voi stessi amici.
Finita la visita ci propose di andare al vicino Museo di Oristano, ove
pare vi fosse una mostra sul Diluvio o qualcosa del genere. Tra mille reperti
“egittizzanti” e (naturalmente) “fenici”, ci saltò all’occhio una figura che
pareva familiare. Chiesi al mio amico di guardare meglio la didascalia e vedere
se si trattava di figura etrusca o (forse) Pheleset. Si trattava di un’urna cineraria pheleset. Il luogo del
ritrovamento era la città shardana di Nabui
ribattezzata Neapolis dagli Archeobuoni e datata (naturalmente) al VIII
sec. Ma…. Ma…
Ma la lettura della didascalia ci
diede una sorprendente informazione che la dice lunga sulla confusione mentale
dei nostri studiosi. L’urna è datata al
X sec. a.C.! Certo! I “Fenici” seppellivano Pheleset di passaggio in
una città che sarebbe nata due secoli
dopo! Ma kandu mai!
giovedì 7 maggio 2026
BALLE ARCHEOBUONICHE: Bronzetto taroccato
BALLE ARCHEOBUONICHE, Bronzetto taroccato
... <<Sui Bronzetti abbiamo raccolto un’altra chicca che potrà portarvi anche dispiacere e delusione, oltre ch rabbia per l’ennesimo tarocco propinatoci dai nostri solerti Archeobuoni vecchi e moderni. Il Bronzetto forse più famoso, forse grazie anche ai nostri libri, quello che usiamo chiamare Marduk o Sardana, e che loro chiamano “Demone quattr’occhi”, ha korna … non sue e tantomeno ha quei pomelli che hanno fatto pensare a delle “antenne” ornamentali. Ne abbiamo una foto inedita o poco conosciuta pescata a una mostra a Venezia.>>
Da: "I Popoli del Mare, le Mie Scoperte" ... di Leonardo Melis
www.shardana.org
giovedì 30 aprile 2026
CHI PREDO’ L’ARCA?
CHI PREDO’ L’ARCA?
Shesonk (ne parliamo in altro capitolo) era un generale dei mercenari Libu e Shardana di stanza in Egitto, che si impossessò del potere fondando la XXII dinastia. Egli, su invito di Jeroboam re del regno d’Israele, cioè delle 10 tribù che si erano staccate dal regno di Roboamo di Juda, invase la Palestina, puntando dritto su Jerusalem. Arrivato nella capitale si limitò stranamente a depredare il Tempio, senza saccheggiare la città. Un comportamento che ci lascia il sospetto che egli cercasse (e trovasse) qualcosa di molto più prezioso dell’intera città. Shesonk, se non era uno Shardana, era comunque un loro generale e i Shardana erano a conoscenza dei segreti d’Israele. Non dimentichiamo neppure che Jeroboam, perseguitato da Salomone, si rifugiò in Egitto, ospite del faraone Shesonk e una vendetta contro chi aveva cercato di eliminarlo poteva essere proprio il privarlo del bene più prezioso: l’Arca. Abbiamo rintracciato il pettorale di Shesonk: riproduce il faraone assiso sopra la Barca (L’Arca) Celeste, fra i due Cherubini. Una scena che riproduce esattamente quanto custodito nel Sancta Sanctorum, “Dove Jawhe sedeva sul trono fra i due Cherubini”. Pensiamo proprio che, vista l’immagine, ci voglia più coraggio a negare che ad ammettere il collegamento con l’Arca Santa. E sentite un poco cosa affermava Shesonk: “Ho costruito per il Dio una casa misteriosa nella terra di Zahi... ho forgiato una grande statua che vi riposa nel mezzo... e gli Asiatici (Israele, n.d.A.) sono venuti per portare il loro Tributo, che per loro è divino”. Quindi Il faraone-generale aveva anche costruito un tempio dove sistemare quanto aveva sottratto a Israele. E Israele non poteva fare altro che recarvisi per continuare ad adorare il suo Dio. E’ da notare che Israele adorava un Dio invisibile e che stava in ogni luogo e non vi era bisogno di recarsi in Egitto. Se Israeliti e Judei si recavano al tempio costruito da Shasonk, il motivo era uno solo: la presenza dell’unica cosa visibile che essi potevano adorare: l’Arca! Qualsiasi altra immagine era, infatti, vietata. Shesonk e la sua dinastia sembravano animati da uno strano senso di vendetta contro qualcuno. Contro chi? Visto lo scherzetto fatto al regno di Juda, pensiamo che ce l’avessero contro chi aveva oscurato Mose e il culto di Aton da lui promosso. Naturalmente ci riferiamo al “primo culto”, ossia il culto del Signore, di Aton-Adonai. Il trattamento che Juda e le altre tribù riservarono a Mose e alla tribù di Dan è stato oggetto di nostre osservazioni in tante occasioni. La conferma che c’entrassero Mose e Aton, oltre che Dan, l’abbiamo anche da uno dei successori di Shesonk che, cosa importante, ricostruì il tempio di Aton a Busbastis! Il suo nome? Osorkon, lo stesso nome che assunsero alcuni Judici di Arborea!
Jehoash
era re di Israele (delle 10 tribù del Nord) quando in Juda regnava Amasia.
Quest’ultimo, imbaldanzito da una vittoria riportata sugli Idumei sfidò
Jeshoash. La risposta, se non contenesse il disprezzo più grande, potrebbe
sembrare perfino divertente. Dal II dei Re, XIV: “Dopo questo (la
vittoria su Edom, n.d.A.) Amasia mandò ambasciatori al figlio di Joacaz,
re d’Israele, per dirgli “Vieni, misuriamoci faccia a faccia”. La
risposta: “Tu hai battuto Edom e ti
sei montato la testa. Contentati della tua gloria e sta’ a casa tua; perché
vuoi tirarti addosso la sventura e rovinare te e Juda assieme?”. Ma
il giovane re insistette e si ruppe i denti, nel senso che Israele arrivò fino
alla sua capitale e saccheggiò il Tempio portandone via l’oro e gli arredi. Ma l’Arca non è menzionata.
Oziah
(783-742 a.C.) fu protagonista di un episodio che potrebbe far pensare alla
presenza dell’Arca. (II Cronache, XXVI – 16). Oziah, insuperbito da alcune
fortunate imprese guerresche, volle entrare nel Tempio col chiaro intento di
offrire incenso al Signore. Accortosi delle sconsiderate intenzioni del re, i
sacerdoti si buttarono su di lui cercando di bloccarlo, ma il re li minacciò di
morte se glielo avessero impedito e s’accostò con l’incensiere all’altare dei
profumi. Mal gliene incolse, la lebbra lo ricoprì dalla testa ai piedi ed egli
fu cacciato dal Tempio e visse la vita isolato fino alla morte. Certo
l’episodio ne ricorda altri, dove protagonista fu l’Arca, come la Lebbra che
ricoprì Miriam sorella di Mose, o l’uccisione dei figli di Aronne “che officiarono con un fuoco non adatto
davanti all’Arca del Signore”. Ma nell’episodio di Oziah si parla solo
dell’altare dei profumi, l’Arca non è menzionata.
Nabucodonosor re di Babilonia attaccò la città di David ben due volte. Nel 598 a.C. “I Babilonesi incendiarono il Tempio di Dio, demolirono le mura di Jerusalem, bruciarono...” (II Cronache, XXXVI-17). Anche qui l’Arca non è menzionata.
Josia, divenne re a otto anni (640-609 a.C.) e la Bibbia racconta che fu durante il suo regno che il gran sacerdote Elkia “Trovò i Libri della Legge nel Tempio” (II Cronache XXXIV – 14). Nel suo fervore di restauratore dell’antica Legge religiosa, Josia stabilì i sacerdoti nelle loro funzioni e disse ai leviti che erano consacrati al Signore “Collocate l’Arca santa nel Tempio che edificò Salomone, figlio di David e re d’Israele. Voi non avrete più a portarla sulle spalle...” (II Cronache XXXV). Ci sembra di capire che l’Arca non era più nel Tempio e che Josia chieda ai Leviti di riportarvela. Ma dov’era finita? La Bibbia non lo spiega, come non spiega se l’Arca che Jeremia disse di aver nascosto era quella autentica. Ma forse vi è un accenno nella Bibbia che farebbe pensare (o il suo redattore vuole far pensare) che l’Arca fosse stata allontanata dal Tempio dal nonno di Josia: Manasse.
Manasse commise un grande peccato agli occhi del popolo e dei sacerdoti. Egli sistemò un idolo nel Santa Sanctorum, dando ordini ai sacerdoti di rimuovere gli antichi oggetti di culto, e la Bibbia (il suo redattore) fa intendere che i Leviti e i sacerdoti rimossero anche l’Arca. Ma non è chiaro se l’Arca fosse ancora a Jerusalem. Il sospetto che ci fosse il tentativo (e il bisogno) di far credere alla presenza dell’Arca è forte anche nell’episodio di Jeremia.
Jeremia nato
a Anatot (Anata) verso il 650 a.C. fu uno dei maggiori profeti e soprattutto fu
un sostenitore di Josia. Di lui si racconta che avrebbe nascosto l’Arca in una
caverna sul Monte Nebo (II dei Maccabei, 2). “Il Profeta, ricevuto un divino
responso, ordinò che fossero portati dietro a lui il Tabernacolo e l’Arca,
finché non giunse al Monte, sul quale era asceso Mose per vedere l’eredità del
Signore (il Nebo? n.d.A.)”. La questione del “Monte” è tutt’oggi aperta,
dopo le scoperte su Har Karkom, la montagna situata nel Negeb, che alcuni
ritengono essere la Montagna delle Tavole della Legge. Ma per quanto ci
riguarda pensiamo che il Monte riferito a Jeremia sia il Nebo, dal quale Mose
poté vedere la Terra Promessa prima di morire. Comunque la Bibbia aggiunge che:
“Alcuni di quelli che l’avevano accompagnato, venuti in seguito per segnare
la strada con dei segni, non poterono
più trovarla”. E un discorso di Jeremia ai figli di Israele ci
mette un poco di dubbi: “E quando vi sarete accresciuti e moltiplicati nella
vostra Terra, allora nessuno dirà più dov’è l’Arca? Nessuno ci penserà più, né
se ne ricorderà, né la rimpiangerà o ne costruirà un’altra...” Sembra che
Jeremia cercasse di convincere il popolo a rassegnarsi alla perdita di qualche
cosa che essi ancora cercavano...l’Arca,
che non c’era più.
Conclusioni: abbiamo notato che in alcuni di questi fatti, in cui avvengono dei saccheggi o predazioni, non viene nominata l’Arca. Dobbiamo quindi dedurne che essa potrebbe essere stata predata da chiunque di questi personaggi elencati; ma uno, anzi due particolari, ci fanno propendere in particolare per uno di essi. Questi fu il primo a razziare il Tempio e quindi potrebbe averla presa proprio lui. Cosa che avrebbero fatto anche gli altri se solo fossero arrivati per primi. Inoltre non possiamo credere che egli fosse all’oscuro della presenza della Sacra Reliquia nel Tempio, per un semplice motivo: chi lo aveva spinto ad assalire il regno di Juda e quindi la sua capitale Jerusalem, non poteva avergli nascosto il motivo più importante che poteva spingerlo a tale impresa. Stiamo parlando naturalmente di Shesonk, mentre chi poteva averlo spinto a predare l’Arca era probabilmente Jeroboam. Se non crediamo che l’appartenenza di Shesonk ai mercenari dei Popoli del Mare potesse automaticamente metterlo al corrente della presenza dell’Arca, dobbiamo almeno dare per scontato che Jeroboam lo avesse informato..
Da: “SARDANA i
PRINCIPI di DAN” di LEONARDO MELIS, Ed. 2005
Ultima versione su: “I
POPOLI del MARE, ANTICHI RE” ed. Gennaio 2026
sabato 25 aprile 2026
SITO WEB: LE MIE SCOPERTE ....
Leonardo
Melis al Ramesseum, nella foto insieme a due guide
egiziane. Qui, memore delle imprese di Belzoni che vi lasciò una delle sue
firme, Leonardo scopriva nel 2009 la rappresentazione della battaglia di Qadesh
con un soldato Sardana al centro della mischia. Vorremo spendere due parole sul
grande Belzoni, nel quale Leonardo Melis si rispecchia, soprattutto per le sue
scoperte che gli furono scippate, proprio come accade oggi a Leonardo. E
pensiamo che dedicargli questo capitolo sia, oltre che giusto, anche molto
attinente ai due personaggi. Ambedue misconosciuti in Italia (Leonardo i
particolare in Sardegna) “perché non avevano la laurea in
Archeologia”. In compenso ambedue scoprirono tanti di quei siti e
reperti che tutto l’intero corpo di archeologi contemporanei non fu e non è in
grado di scoprire; nonostante le “lauree”. Naturalmente il grande Belzoni
scoprì una mole di siti e monumenti da far girare la testa per l’importanza che
ebbero allora e ancora oggi. Naturalmente l’Egitto di due secoli fa non era la
piccola Sardinia di oggi. Vogliamo dire che Belzoni ebbe si, tante difficoltà,
ma anche tanto terreno vergine da … scoprire, appunto.
Precisiamo allora che con questa nuova
nostra fatica vogliamo elencare alcune delle scoperte più importanti fatte
da L. Melis negli ultimi 20 anni e precedenti. Le elenchiamo per due
motivi:
-
Il primo perché alcuni oggi si stanno
appropriando degli scritti e delle scoperte di Leonardo, pubblicandole e non
citando la fonte.
-
Il secondo, perché venga sbattuto in
faccia ai cosi detti Archeobuoni titolati che non è sufficiente avere un “pezzo
di carta” ottenuto, spesso senza merito, per aver combinato qualcosa che riguardi
non la Storia, ma pure l’Archeologia stessa.
Tutto questo può far storcere il naso ai “puri” e agli amici di parte. Certo Leonardo è lungi dall’essere manco in piccola parte un Belzoni. Lui compì imprese rimaste nella storia e, pur se vituperato e ignorato in parte dagli Archeobuoni italici, riuscì comunque a essere ricnosicuto per quello che era almeno in Inghilterra e poi nel mondo. Noi lo aggiungiamo ai nostri Tre Maestri: Carta Raspi e Bruno Vacca che nel secolo scorso accennarono e scrissero dei Sardana nelle loro opere sulla Sardegna. L’altro è il prof. Sardella che ci avviò allo studio della Lingua Sumero/Accadica.
TUTTO cominciò in un Convegno archeologico nel 2001 a cui
Leonardo Melis fu invitato insieme a tre archeologi e uno scrittore di
fantascienza ..
mercoledì 22 aprile 2026
NORA città sommersa
NORA città sommersa
Se Tharros è menzionata nella Stele di Nora, perché Nora non lo sarebbe? Una domanda che i vari traduttori della stele stessa non si sono mai posti. Eppure le due città sono menzionate dai Greci in una delle loro “storielle” sulla pretesa e mai avvenuta colonizzazione dell’Isola. Essi raccontano che sarebbe stato Norace (Nurake) iberico e coinvolto nella Mitologia greca, a fondare la prima città sarda: Nora appunto. La mitologia greca racconta che Norace fosse figlio di Hermes e di Eritheia figlia di Gerione. Ma se pensiamo alle parole di Solino, scrittore romano del III sec. a.C., la parentela con Tharros è scontata. Solino scrive infatti che “Norace arrivava da Tartesso (Tarsis,
Tarso, Tarros)”. Ma, diciamo noi, perché nessuno
si è accorto dell’ennesima citazione dell’ignoranza dei Greci? Non ci vuole una
laurea in glottologia o che per capire che Norace è la storpiatura di NURAKE
(Norake, Nurace…). Cosa questa che la dice lunga su una delle prime (presunte e
solite) colonizzazioni dell’Isola. Il Norace arrivato dall’Iberia portava un
nome sardo che più sardo non si può. Il nome del monumento antico più diffuso
del Mediterraneo e il nome di tante città e terre sparse non solo in Sardinia.
Basta conoscere il nome antico di Minorca: Nure,
appunto! In Sardinia poi questo nome è usato per decine di città: Nuragus, Nuraki, Nureci, Nuradha, Nuraminis…
Nur è parola
akkadico/shardana e quindi sarda. Se qualche Archeobuono contesta questa
versione, dovrà spiegare dove si trova un luogo con tanta diffusione di questa
parola, oltre alla Mesopotamia e
Nora, insieme a Tharros e le altre, fu citata da noi all’ormai
famoso “Convengo di Oristano
Mostra
l’esplorazione di un palombaro che scende fino a
NB: Il disegno mappale di NORA sommersa è di Sabatino Moscati. Citato nel libro su AMAZON: "I POPOLI del MARE, Antichi Re"
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