mercoledì 30 settembre 2026

La BUSSOLA dei Popoli del Mare

 


 

 



La BUSSOLA dei Popoli del Mare

 

<<L’altro particolare curioso è una sorta di albero sormontato da un anello rotante con una “colomba” appollaiata in cima. Alcuni studiosi, gli stessi che considerano i modellini delle lampade, li classificano come anelli per appendere le stesse al soffitto; ma abbiamo già accennato che questa ipotesi è da scartare essendo gli alberi sistemati verso la prua e quindi oltre il baricentro dello scafo, cosa che porterebbe la “lampada” a rovesciarsi e a perdere l’olio in essa contenuto. Il Vacca pensa si tratti di un anello in cui inserire un albero trasversale che sosteneva una vela particolare, la quale cadeva con due triangoli ai lati dello scafo. L’anello consentiva una manovra più spedita, permettendo di fare a meno anche del timone, oltre che dei remi, poiché tale accorgimento permetteva di navigare esclusivamente a vela sfruttando anche la brezza più leggera. Tutto questo ci fa tornare alla mente quanto Alcinoo diceva a Ulisse, preoccupato per le ire di Poseidone e le furie del mare: “le navi dei Feaci non hanno bisogno di timone o di timoniere, ma vanno col pensiero dell’uomo e nere e lucenti solcano il mare e l’abisso sicure e indistruttibili, avvolte in una nube di vapore, conoscendo del mondo ogni contrada” (Odissea: VIII).

Se l’ipotesi formulata dall’ingegner Pincherle si rivelerà esatta, potremmo chiarire il mistero dell’anello rotante installato sulle navi shardana. L’ingegner Mario Pincherle, esperto di Storia orientale, autore di diversi libri, fra cui Sargon di Akkad, la traduzione in italiano del libro di Enoch (il più antico libro del mondo), eminente egittologo, avrebbe rilevato su una stele cartaginese, in cui è raffigurata una nave da guerra, alcune incisioni che rappresenterebbero una bussola e un sestante! Nelle immagini a seguire, prese a prestito dal mensile Hera, osserviamo la figura sul cassero   e confrontiamola con quelle a fianco. Si tratta di una sfera (o un cerchio, diciamo noi) sormontata da una sorta di mezzaluna o paio di corna (un magnete, secondo Pincherle), con due nastri pendenti (strisce di pelle) ai lati. All’interno della sfera passerebbe l’asse che, piantato sul ponte della nave, a prora, reggerebbe sia la stessa sfera, che il magnete, consentendo a quest’ultimo di girare e puntare sempre a Nord-Sud con le due estremità, mentre i due nastri pendenti consentirebbero una più corretta posizione dello strumento che, in caso di vento o moto ondoso, poteva spostare di qualche grado la “bussola”. L’ingegner Pincherle attribuisce quest’invenzione ai Fenici, progenitori dei Cartaginesi, ma noi sappiamo che i Fenici ereditarono la loro scienza da un popolo che nel 1200 invase il Libano, mischiandosi con le popolazioni locali e insegnando loro l’arte del navigare.>>  Da: “I Popoli del Mare, Sardana Antichi Re”  di Leonardo Melis

su Amazon. -  https://www.amazon.it/stores/author/B01N44LP1Q

 


mercoledì 23 settembre 2026

Esodo: il (non) passaggio del Mar Rosso

 



Esodo: il (non) passaggio del Mar Rosso

Mose e la sua gente uscì dunque dall’Egitto, ma non percorrendo la strada concordata con il faraone che li avrebbe condotti dritti in bocca ai Philistei, che a parer nostro erano già in parte giunti in Palestina dall’Isola di Creta. Pensando che, “Assistendo il popolo a combattimenti che si producessero, avrebbe potuto far ritorno in Egitto…” (Esodo XIII-17) Mose fece una conversione a Sud, verso Yam Suph. Questa parola sappiamo che fu tradotta erroneamente in “Mar Rosso” portando a credere ai due Muri d’Acqua di Hollywoodiana memoria, mentre si trattava invece di semplici paludi! Yam suph = Mare di giunchi, vale a dire stagno/palude. Abbiamo dunque una incongruenza: l’attraversamento avvenne in uno stagno e non in mezzo al mare. Inoltre abbiamo una, anzi due rivelazioni:

·         “Con loro uscì dall’Egitto anche altra gente”.

·         Qualcun altro combatteva per il popolo: “Assistendo il popolo a combattimenti…”. Alcuni di voi lettori sa già di chi parliamo. Altri lo hanno intuito dalla descrizione sopra della Strage dei Primogeniti.

Rimarchiamo la spiegazione dell’attraversamento di Yam Suph con altre acquisizioni che confermano la nostra tesi sull’attraversamento delle paludi e non assolutamente del Mar Rosso.

-          Yam Suph, abbiamo detto significare Stagno/Palude. Fu un errore di traduzione dei “Settanta” quando trascrissero dall’Aramaico in Greco il testo biblico.

-          Il fenomeno del ritiro delle acque era dovuto a una situazione che si creava nello spazio di tempo tra le 2 e le 8 del mattino. Con la luna piena e il vento che soffiava da Est (ma noi sosteniamo da Ovest), le acque si ritiravano consentendo il passaggio a piedi dello stagno, ma non dei carri di bronzo del faraone.

-          Il Principe/Generale Mose conosceva questo fenomeno, in quanto aveva comandato la guarnigione di stanza in Jessen, nel Delta Orientale, non lontano da Yam Suph stesso.

-          La conferma che il fenomeno accadeva con la Luna Piena e in quell’ora della notte è scritta e documentata nella Bibbia in modo particolareggiato. Mose ordina al popolo di cenare sì (forse) con l’Agnello Pasquale, ma con i “bagagli pronti” e con la cintura ai fianchi. Questo perché appena cenato, sarebbero dovuti partire per non perdere lo spazio di tempo a disposizione per l’attraversamento. E, aggiungiamo, “perché il popolo faceva pressione perché fossero mandati via al più presto”.

-          La data della Pasqua e dell’uscita dall’Egitto è anch’essa data dalla Bibbia. (Esodo XII-41): “Oggi voi da qui uscite nel mese di Abib” La partenza avvenne il 15 del mese di Abib, il primo mese dell’anno ebraico, detto poi Nisan” (da Nisanu akkadiko, N.d.A). Questa data corrisponde all’incirca al nostro 6/aprile. Nisanu era il mese che cominciava con l’Equinozio di primavera. Il calcolo quindi è presto fatto: al 21 marzo aggiungiamo 15 giorni e siamo al 06/aprile/2012. Nel momento in cui scriviamo siamo al 07/aprile e siamo al Sabato Santo, domani è Pasqua Cristiana. La Pasqua Cristiana è spostata di qualche giorno per l’esigenza di festeggiarla di Domenica, giorno della Resurrezione di Jesus. Con il calcolo della Pasqua di Mose sarebbe caduta nella giornata di ieri (Venerdì).

-          Il fenomeno dovuto alla Luna Piena è anch’esso confermato dalla Bibbia. La Pasqua era calcolata (e lo è ancora oggi, salvo cadere il giorno di Domenica) al primo Plenilunio dopo l’Equinozio. E la notte in cui Mose e il popolo partirono era notte di Plenilunio!

-          L’Urgenza della partenza era dovuto quindi alla necessità di partire la notte del plenilunio. Certo, vi era anche l’altro motivo: <“Gli Egiziani sollecitavano il Popolo e non vedevano l’ora di mandarlo via. Perché dicevano: “Moriremo tutti!”> (Esodo XII - 31).

Il Pane Azzimo fu anch’esso una conseguenza di questa urgenza di partire. “Allora il popolo prese la sua pasta, prima che lievitasse, con le madie avvolte nei mantelli sulle spalle” (Esodo XII - 34).

Da: "I Popoli del Mare, Antichi Re" di Leonardo Melis  - solo su Amazon:  https://www.amazon.it/Popoli-del-Mare-Antichi-Re/dp/B0GGH1Y8QF 

lunedì 21 settembre 2026

SISARA generale shardana in Israel

 

 


SISARA generale shardana in Israel 

Judici IV-V: ”Jabin, un re cananeo, che regnava in Asor e aveva per condottiero dell’esercito Sisara (Un generale dei mercenari Shardana di stanza in Palestina per conto dei Faraoni, n.d.A.) che abitava in Aroset Goim, forte di 900 carri ferrati, oppresse duramente i figli d’Israele per 20 anni.... In quel tempo era Judice in Israele Deborah... giudicava le cause fra Rama e Bet-El sui monti di Efraim... Deborah andò con Barak in Qades, radunò Zabulon e Neftali, 10.000 combattenti”. A causa dello straripamento di un torrente, i carri di Sisara si impantanarono ed egli fu sconfitto. Ma nel Cantico di vittoria che segue alla battaglia, Deborah si lamenta: “E Dan perché se ne sta sulle navi?Aser ha preso dimora sul lido del mare e nei suoi porti vive tranquillo...”  

La conclusione è ancora più amara, per la fine che fece Sisara, tradito dalla moglie di un suo amico che violò la più sacra delle regole: quella dell’Ospitalità. Una regola che Sisara, uno Shardana, credeva inviolabile. Questa regola fu invece violata da una “benedetta fra tutte le donne”, come la Bibbia definisce Jaele, moglie di Eber il kenita amico di Sisara. Questa poco affidabile signora accolse Sisara che cercava scampo al massacro e lo avvolse in una coperta dopo avergli offerto una ciotola di latte (segno della sacra ospitalità). Quando Sisara, sentendosi al sicuro, si addormentò, la brava Jaele, prese un martello e un picchetto della tenda e glielo piantò nella tempia. La beffa più grande è che la Bibbia si cura di annotare che “Vi era pace tra Jabin e Eber il Kenita”. Un tradimento della peggior specie! Oltretutto Jaele non era ebrea e non aveva alcun motivo, se non il tradimento, per uccidere l’amico del marito. Dal cantico di Deborah si intuisce il tradimento e l’azione malvagia anche se parzialmente mascherata dalle lodi: “A chi chiedeva il latte, in un piatto principesco presentò la “panna” (Latte acido). Ma la sinistra impugnò il piolo, la sua destra il martello da fabbro” Quanto aggiunge dopo il Testo ci piace ancora meno: “Affacciata alla finestra  la madre di Sisara sospirava: perché tarda a venire il suo carro? Una sua ancella risponde: Certo raccolgono e dividono la preda, una fanciulla, due fanciulle per ogni guerriero … un vestito, due vestiti per Sisara...” il Cantico quindi aggiunge: “Così periscano tutti i tuoi nemici o Signore!” Quasi compiacendosi del dolore della Madre di Sisara.

Da. “I POPOLI del MARE. SISARA eroe Shardana in Israel”

Amazon: https://www.amazon.it/Popoli-del-Mare-Sisara-Shardana/dp/B0BH3JBCD9

mercoledì 16 settembre 2026

I Popoli del Mare e la Bibbia

 


I Popoli del Mare e la Bibbia


La Tavola delle Genti (Jenesi - X)

·    Japhet. Da Japhet (Il Giapeto dei Greci) nacquero Gomer, Madai, Tiras, Javan

I figli di Javan: Elisa, Tarsis (Tartesso, Tharros, Tiro, Thursa), Gethin, e Dedana (DoDANim) “da questi discendono gli abitanti delle isole” (Genesi X) e i Dodonei dell’Epiro, ove era la sede del più antico oracolo, dopo quello di Siwa, in Egitto, da cui sembra provenissero i suoi fondatori.

Notiamo che alcuni nomi richiamano i Popoli del Mare e, in particolare i Dan, o Sher-dan...

·    Chus, figlio di Cam è di solito identificato con le Genti Etiopi e Africane in genere. Questo per un non celato senso di razzismo da parte dei trascrittori della Bibbia, che però si smentiscono quando racconta di Nimrod, figlio di Chus: “Egli era cacciatore robusto davanti al Signore... e il principio del suo regno fu Babel, Er, Arach e Akkad e Chalanne nella terra di Sennaar (o Shin-ar, Sumer)” (Genesi X). Non solo queste località non sono in Africa, ma sono da identificare con città e nazioni a noi ben note (Er=Ur, Arach=Uruk, Babel=Babilonia, Sennaar=Shin-ar=Sumer...), com’è noto che Sargon di Akkad dominò su questi paesi. Chus è quindi da identificare sicuramente con la semitica Kish.

·    Dedan, anch’egli uno dei figli di Cam, fu probabilmente capostipite delle Genti di Dadena, territorio nei pressi della città di Daden (o Aden), sulla costa del Golfo di Aden. Da notare un altro Dadan citato dalla Bibbia, figlio di Jocsan che a sua volta era figlio di Abramo e di Ketura e padre degli Assurei (Assiri?), Letusei e Lemmei. (Genesi XXV-1)

·    Misraim generò Phetrusim e Chasluim, da cui le Genti Pheleset e Caphtoriti o Cretesi. Anche gli Ittiti sono annoverati fra i discendenti di Cam. Mentre fra i figli di Japhet (identificato col Giapeto greco)... abbiamo Ludim. “E Misraim generò anche

·    Ludim, capostipite dei Lidi (Thursa)”. Notiamo che Javan generò

·    Dodanim Considerato il progenitore delle “Genti delle isole” termine con cui Israele identificava tutte le Terre che non si potevano raggiungere se non per mare: Epiro (Dodonei), Grecia, Penisola Italica, Sardinia, Sicilia, Baleari, Spagna, Corsica... (Akayasa, Tursha, Shardana, Shakalasa, Washasa, gli stessi Pheleset a Creta...) e tra i figli di Sem notiamo

·    Phaleg, probabile antenato dei Pelasgi. E anche Lud (Lidi?). Il fatto che i Lidi si trovino fra i Semiti e anche fra i Japeti, può essere una conferma del fatto che i Lidi-Tursha abitarono sia l’Asia Minore, che l’Europa (Sardegna-Etruria). E ancora

·    Arpaxad (Kaldei?) da Sem. Da Arpaxad nacque Sale, che generò Eber (Ebrei?). Questi ebbe due figli di cui uno aveva nome Phaleg. Abbiamo l’impressione che si tratti sempre dei Pheleset, poiché il Testo aggiunge: “...Perché ai suoi tempi fu divisa la Terra”, probabile riferimento alla grande migrazione dei Popoli del Mare.       

 La Tavola delle Genti (Jenesi - X)

Da: “Cronologia dei Popoli del Mare” di Leonardo Melis

https://www.amazon.com/dp/B08DNMBNKZ?lv=shuf&channelId=520&plpRedirect=mhFallback


giovedì 3 settembre 2026

URNA PHELESET in SARDINIA!

 



URNA PHELESET in SARDINIA! 

 Dan quindi si insediò nei territori del Nord, procurandosi anche uno sbocco al mare (E Dan sta sulle navi..) con il porto di Akko. In questo porto, conosciuto oggi come San Giovanni d’Acri, l’ultimo baluardo dei Crociati, sono state trovate diverse quantità di ceramiche Sarde!

Da questo porto salparono, secondo la Bibbia, le favolose Navi di Tarsis.

Del resto, che i Popoli del Mare si riprendessero le antiche rotte per l’Occidente è documentato nelle città della Sardinia, della Sicilia Occidentale, della Toscana, Lazio, Veneto … Un fatto accadutoci a fine del 2011 a Oristano ci ha dato, se ce ne fosse ancora bisogno, una prova provata dagli stessi Archeobuoni a loro insaputa.

Un amico di Oristano, Piero, ci aveva accompagnati al Museo di Cabras per vedere quello che secondo noi era uno Djed gigantesco spezzato lasciato in un angolo dello stesso museo. Vi forniamo l’immagine e giudicate voi stessi amici.

Finita la visita ci propose di andare al vicino Museo di Oristano, ove pare vi fosse una mostra sul Diluvio o qualcosa del genere. C’erano, è vero, dei cartelli che accennavano alla Torre di Babele, Assiri, babilonesi e quant’altro. La signora che gentilmente ci accompagnava cercò di spiegare in mille modi che si trattava di un “geniale” accostamento ideato da un sovrintendente … ma del Diluvio e dintorni non vi era traccia alcuna. Congedammo gentilmente la cortese signora e proseguimmo da soli con il nostro amico. Tra mille reperti “egittizzanti” e (naturalmente) “fenici”, ci saltò all’occhio una figura che pareva familiare. Chiesi al mio amico di guardare meglio la didascalia e vedere se si trattava di figura etrusca o (forse) Pheleset. Si trattava di un’urna cineraria pheleset. Il luogo del ritrovamento era la città shardana di Nabui ribattezzata Neapolis dagli Archeobuoni e datata (naturalmente) al VIII sec. Ma…. Ma…

Ma la lettura della didascalia ci diede una sorprendente informazione che la dice lunga sulla confusione mentale dei nostri studiosi. L’urna è datata al X sec. a.C.! Certo! I “Fenici” seppellivano Pheleset di passaggio in una  città che sarebbe nata due secoli dopo! Ma kandu mai!

WWW.SHARDANA.ORG

domenica 30 agosto 2026

SCOPERTA!!: Uno DJED EGIZIO in SARDINIA!


 


SCOPERTA!!: Uno DJED EGIZIO in SARDINIA!

<<I Daniti, memori del loro antico comandante
accolsero con loro il giovane sacerdote e fondarono il
tempio di Dan ove egli officiava per tutto il popolo d’Israele. In
quel tempio Jonathan conservò anche il Nehustan, il serpente di
bronzo fatto issare nel deserto durante l’invasione dei Seraphim.
La Bibbia parla anche di un altro “Idolo”, ma non è chiaro cosa
fosse. Molto probabilmente i Daniti sistemarono nel tempio di
Dan anche l’Arca, che poi fu portata nel nuovo tempio di Silo.
Dan quindi si insediò nei territori del Nord, procurandosi anche
uno sbocco al mare (E Dan sta sulle navi..) con il porto di Akko.
In questo porto, conosciuto oggi come San Giovanni d’Acri, l’ultimo
baluardo dei Crociati, sono state trovate diverse quantità di
ceramiche Sarde!
Da questo porto salparono, secondo la Bibbia, le favolose
Navi di Tarsis.
Del resto, che i Popoli del Mare si riprendessero le antiche
rotte per l’Occidente è documentato nelle città della Sardinia, della
Sicilia Occidentale, della Toscana, Lazio, Veneto… ------------------ -- Un fatto accadutoci a fine del 2011 a Oristano ci ha dato, se ce ne fosse ancora
bisogno, una prova provata dagli stessi Archeobuoni a loro
insaputa.
Un amico di Oristano, Piero, ci aveva accompagnati al Museo
di Cabras per vedere quello che secondo noi era uno Djed
gigantesco spezzato lasciato in un angolo dello stesso museo. Vi
forniamo l’immagine e giudicate voi stessi amici.>>
A domanda di LEONARDO alla ragazza adetta alla sala del museo "Voi sapete cos'é questo?" .. la risposta fu: "Sono avanzi di scavo nella vicina... etc.. .... " AVANZI di SCAVO!!!
www.shardana.org

domenica 23 agosto 2026

Le donne in Grecia non partecipavano ai Giochi di Olimpia? Le Spartane …

 



Le donne in Grecia non partecipavano ai Giochi di Olimpia? Le Spartane …

            La parentela dei Dori che arrivarono in Grecia con i Tjekker di Dor potrebbe essere documentata nella Bibbia stessa. In un passo presente nel libro dei Maccabei: (I Maccabei - XII - 5) Gionata un condottiero Judeo che prese l’eredità di Giuda Maccabeo, scrisse una lettera agli Spartani sostenendo che essi erano della stessa stirpe. Ricordando che Ario, re spartano aveva già tempo addietro inviato una lettera a Onia, il Gran Sacerdote del tempio di Jerusalem. Il testo della lettera recitava: “Ario, re degli Spartani, a Onia, sommo sacerdote, salute!In uno scritto riguardante gli Spartani e i Judei si è trovato che sono fratelli, perché della stessa stirpe di Abramo (Urim, N.d.A.). …”.  (I Maccabei – XII – 19).

            Per chi ha fatto gli studi Classici e ha studiato la Storia greca, come solo in un istituto orientato a questo tipo di studi si deve considerare la Storia, è noto che gli Spartani niente avevano a che fare con il resto della Grecia e soprattutto da Atene. Pur se i testi, scritti dagli storici ateniesi, raccontano che Atene era democratica  e Sparta quasi alla dittatura, per un attento studioso appare letteralmente il contrario. Prediamo ad esempio l’educazione delle giovani donne e la conseguente considerazione che se ne aveva da adulte. Siamo completamente  all’opposto di Atene, che considerava la donna esclusa dai giochi non solo di guerra, ma persino dai giochi quelli classici di Olimpia. Dove invece gli annali raccontano di una campionessa, ANZI DUE, naturalmente spartane, che spopolavano ai giochi dedicati ad Apollo a Delfi e a Zeus a Olimpia. 

            Eurileonide e Cinisca, due donne campionesse alle Olimpiadi nell’antica Grecia, chiaramente  … spartane! La prima vinse nel 368 a.C. Ricca appassionata e allevatrice di cavalli da corsa con i carri fu, non la prima ma la seconda, dopo l’altra spartana Cinisca la quale conquistò la corona olimpica non una ma ben due volte:  nel 396 e nel 392 a.C. La corsa che oggi chiamiamo delle Bighe, in effetti era una corsa di quadrighe, con quattro cavalli dunque. Una gara di grande difficoltà anche per uomini più vigorosi. Sappiamo che alle donne greche non era permesso, non solo di partecipare, ma neanche di assistere ai giochi olimpici, eccezion fatta per le gare ippiche, dove l’effettivo partecipante non era l’auriga, ma il padrone dei cavalli. Questo non significa che le due donne fossero semplicemente finanziatrici della corsa, ma nel loro caso vere e proprie allenatrici appassionate. Pausania ne ricorda una statua commemorativa di una delle due: Eurileonide. La prima dunque fu Cinisca che correva, lsi si, con le Bighe (due cavalli dunque). Seguirono altre donne il loro esempio. La regina ellena Berenice e sua figlia Arsinoe vinsero la prima nel 284 a.C e nel 272. La figlia Arsinoe fece di più vincendo tutte e tre le gare equestri. Persino l’amante del re Tolomeo II, Bilistiche, vinse nel 264 a.C. le corse a due cavalli e a quattro cavalli. Lo racconta Pausania. Ma Tolomeo, se non era Spartano, era di origini macedoni., e i Macedoni non erano certo Greci. Non a caso Alessandro si ispirava ad Akille, e Akille era un Akaiasa o forse Dardano di Dodona, parente di quei Dardani presenti a Troja agli ordini di Enea. Noi del resto ricordiamo bene che Enea era imparentato con il re Priamo di Ilio; un Tjekker antenato degli Spartani!

Da: "I Popoli del Mare, l'Eredità dei Judici"  di Leonardo Melis 

www.shardana.org 

 


giovedì 20 agosto 2026

NURAGHE ASULU, scoperta di Leonardo Melis

 


NURAGHE ASULU, scoperta di Leonardo Melis

Una delle tante esplorazioni di Leonardo Melis all'interno del NURAGHE ASULU, una delle sue scoperte più ... insolite. Anche questa molto contestata dai soliti ARCHEOBUONI che riescono a negare anche l'EVIDENTE sotto gli occhi ormai di centinaia di visitatori, oseremo dire ormai di migliaia ... Leonardo spiega gli esami dopo la scoperta e la .. scoperta del mistero del colore incredibilmente AZZURRO del Nuraghe. un Nuraghe che è probabilmente completamente azzurro, visto gli ultimi esami e le ultime scoperte inerenti le pietre esterne dello stesso nuraghe. Leonardo si immagina uno spettacolo di questo Nuraghe stagliato contro il cielo in una notte di luna piena, con il contrasto della luna con l'azzurro immenso del Nuraghe .... Uno spettacolo realizzabile a qualche edizione della Festa Shardana ... altro che spettacolo a GIZA ..! La scoperta è condivisa con "JENTE SHARDANA AMICI DI LEONARDO MELIS", con i quali effettuammo la scoperta e le successive esplorazioni in occasione anche di varie FESTE SHARDANA. Oggi scopriamo dopo anni di critiche e satire e sberleffi che, chi prima rideva della scoperta, oggi si mette in vetrina e tenta di appropriarsi come fecero ai tempi delle STATUE di MONT'E PRAMA e stiamo parlando anche di ENTI pubblici e non e di media locali e non ... I LIBRI di LEONARDO MELIS su AMAZON : https://www.amazon.it/s?k=leonardo+me...

martedì 28 luglio 2026

PER SORRIDERE UN POCO (a DENTI STRETTI) sui "FENICI"

 



PER SORRIDERE UN POCO (a DENTI STRETTI) sui "FENICI" 

(Da un nostro precedente articolo)

<I FENICI non chiamavano se stessi “FENICI”, anzi, in “LINGUA FENICIA”  si scriveva: KN.NM (Cananim, ossia Cananei) che spiega l’inghippo che qualcuno volle creare agli inizi del secolo scorso. In particolari alcuni studiosi Ebrei, con dei motivi legati probabilmente a una nascita di uno stato ebraico in Palestina, ossia la terra dei Pheleset (gli Ebrei infatti erano i Judei o abitanti di Juda della diaspora al tempo dei Romani) . Gli studiosi infatti li posizionano nella SIRO-PALESTINA, in corrispondenza dell’attuale LIBANO fin dal XII sec. a.C. La stessa data dell’Insediamento dei Popoli del Mare, dopo gli accordi con RAMESSE III  che, in cambio della salvezza del trono e del regno Egizio, dovette cedere le provincie dell’Impero: SINAI e SIRO/PALESTINA. Ne è prova l’elenco delle città attribuite a questo fantomatico popolo: AKKO (S. Giovanni d’Acri), Gazza, la stessa Tiro  etc.  Città queste abitate dai Popoli del Mare e citate dai documenti egizi, come spesso abbiamo sottolineato in altri capitoli. “Ad Akko, sotto Tiro, abitano i Sardana”  (Onomastico di Amenemope)… A Byblos abitavano i Tjekker, come a Dor (Il viaggio di Wen.Amon). A Gaza i Phelset.. e a Tiro i Libu… tutto ciò fino al 8° sec. a.C. … casualmente la datazione della “comparsa dei Fenici (i Pellerosa)  citati dai Greci.

Lo Stato del Grande Libano fu uno Stato, formalmente autonomo, che faceva parte della Siria mandataria (allora amministrata dalla Francia sotto un regime giuridico internazionale di mandato della Società delle Nazioni) dal 1920, e che prese il nome di Repubblica Libanese nel 1926. Le frontiere geografiche del «Grande Libano» corrispondono all'incirca a quelle dell'attuale Libano. Terminò formalmente il 22 novembre 1943 con l'indipendenza della Repubblica del Libano.

Il Fenicianesimo è una forma di nazionalismo libanese adottata da alcuni esponenti libanesi, soprattutto cristiani maroniti, al momento dell'istituzione del Grande Libano,[1] rivendicando l'identificazione della nascente nazione libanese con l'eredità storica e culturale degli antichi Fenici.

Il professore universitario olandese Leonard C. Biegel, nel suo libro del 1972 Minorities in the Middle East: Their significance as political factor in the Arab World ha coniato il termine Neo-Shu'ubiyya per denominare i tentativi moderni dei nazionalismi non arabi alternativi nel Vicino Oriente, ad es. l'Arameanesimo, l'Assirianesimo, alcune forme del nazionalismo siriano, il nazionalismo curdo, il Berberismo, il Faraonismo e il Fenicianismo, appunto.>

***  Fonti WIKIPEDIA E ALTRE RICERCHE; vedi:  (I POPOLI del MARE, SISARA ED. 2023) 

 

domenica 12 luglio 2026

Un RE, TEMPLARE, SANTO e SCONOSCIUTO in SARDINIA ...

 


Un RE, TEMPLARE, SANTO e SCONOSCIUTO in SARDINIA


Nel nostro viaggio di studio in Camargue, nell’estate del 2008, volemmo visitare i luoghi dei Crociati e gli amici che ci accompagnavano vollero mostrarci la Chiesa di Aigues Mortes, da dove i Crociati ricevevano i Sacramenti prima di prendere il mare per la Terra Santa. Qui S. Luigi IX fece incidere la lastra con la preghiera e con il motto “Dieu le veut”. Quel che però apprendemmo da qualcuno degli accompagnatori fu il racconto di “Un Re Santo che venne dalla Sardinia a sostituire Bernardo di Clairvaux dopo la sua morte”. Noi sappiamo che in Sardinia di Santi presunti ve ne sono a profusione, ma il Santo unico e documentato storicamente come sardo è quel fraticello che visse nel borgo dove oggi noi abitiamo: Ignazio da Laconi. Con nostro grande stupore, gli amici ci documentarono che quel Santo che essi veneravano era un Re vero, un Crociato e Templare, la cui immagine è esposta nella Cattedrale di Citaux, con la dicitura “Gonarius Rex Sardinia”.

         Gonario, Judike di Torres, nasce da Costantino di Torres nel 1114. Il padre si fece monaco cistercense (e già qui abbiamo la spiegazione di quanto gli amici Francesi asseriscono sulla sua amicizia con Bernardo di Clairvaux) e il tutore di Gonario, membro della potente famiglia degli Atena, tenterà di ucciderlo, dopo aver avvelenato Costantino(?). Un fedele amico del padre, certo Ithokor Gambella, lo porterà in salvo a Pisa. Nella città toscana conoscerà Bernardo nel 1132. Al rientro da Pisa, dopo aspre battaglie, sbaragliò i suoi nemici. Ripreso possesso del trono, cominciò a realizzare santuari dedicati a Nostra Signora. Cominciò col restaurare la Basilica di Saccargia, costruita alla sua nascita. In questa chiesa farà sistemare un simulacro della Madonna Nera. Successivamente realizzerà il primo dei santuari e forse il più caro alla gente sarda. Il santuario di Monte Gonare. Una “Kumbessìa” o Muristene costruito sopra un pozzo sacro dedicato alla Dea Madre. Muristene era anche la costruzione esistente nel sito dove fu costruita Saccargia. I Muristenes, o Kumbessìas come sono chiamati nel Sud Sardinia, sono delle costruzioni composte di piccole dimore che circondano un santuario in piena campagna. I Sardi, oggi come ieri, vi si recano in occasione della Festa. E’ d’uso dormire almeno una notte nel Muristene, memoria delle usanze dei tempi degli Avi Sardana. i Sardi però solitamente trascorrono l’intero novenario mangiando bevendo e pregando. Oggi come ieri. Di Deleddiana memoria è il Muristène del Rimedio a Orosei descritto in “Canne al Vento”. Un’usanza ancora oggi praticata dai Sardi nelle feste d’estate. Molti di questi Muristènes sono dedicati a Nostra Signora, in memoria forse del Culto della Dea Madre. Gonario fece costruire anche altri santuari dedicati alla Vergine, anche negli altri Judikati (regni) di Cagliari, Arborea e Gallura, ove regnavano altri sovrani anch’essi, forse, legati al ri-nascente Culto della Vergine predicato da Bernardo. Fece restaurare diversi santuari applicando lo stile gotico (S. Maria di Tergu… Saccargia stessa mostra nei capitelli dei Gargouilles del tipo Notre Dame de Paris), Santa Maria di Paulis sarà fondata dal figlio di Gonario con l’aiuto dei monaci di Clairvaux (nel 1205). La prima abbazia, voluta proprio da Bernardo in visita nel Logudoro, fu Santa Maria di Capu Abas, presso Sindia. Gonario partì soldato in Terrasanta e al rientro incontrò ancora Bernardo a Cassino. Monsignor Filia: “Gonario, figlio di Costantino, al ritorno dalle crociate passò dalla Puglia et de ventura dait in una terra ue fuit Santu Bernardu de Claravalle…”. Bernardo inviò 150 monaci e 50 conversi … a Capu Abas (S. Maria di Corte)  nel 1149 e raccomandò Gonario a papa Eugenio III. Rientrato in patria, Gonario lasciò il regno al figlio Barisone all’età di anni quaranta per seguire la chiamata del suo amico che lo voleva a Clairvaux. Nel tragitto verso la Francia, apprese della morte di Bernardo e visse alcuni anni da eremita in una grotta della Lunigiana. Nel 1154 si recò a Clairvaux ove morì in odore di santità. Ultimamente abbiamo appreso, sempre grazie agli amici della Camargue, che Gonario fu il primo successore di Bernardo nell’abbazia di Clairvaux. In molte chiese cistercensi si può vedere Gonario sotto il manto della Vergine insieme ad altri beati. Addirittura in Belgio, nell’abbazia di Notre Dame di Scoumont, vi è un quadro con simile immagine. Gonario in Sardinia è invocato nelle litanie dei Santi nella liturgia delle chiese sarde per ordine di Mons. D’Esquivel (1622). Le tracce dei Templari in Sardinia crediamo cominciassero proprio con Gonario.

Da:- https://www.amazon.it/POPOLI-DEL-MARE-MIE-SCOPERTE/dp/B0DDH3S5QX