giovedì 30 aprile 2026

CHI PREDO’ L’ARCA?

 


CHI PREDO’ L’ARCA?

 

Shesonk (ne parliamo in altro capitolo) era un generale dei mercenari Libu e Shardana di stanza in Egitto, che si impossessò del potere fondando la XXII dinastia. Egli, su invito di Jeroboam re del regno d’Israele, cioè delle 10 tribù che si erano staccate dal regno di Roboamo di Juda, invase la Palestina, puntando dritto su Jerusalem. Arrivato nella capitale si limitò stranamente a depredare il Tempio, senza saccheggiare la città. Un comportamento che ci lascia il sospetto che egli cercasse (e trovasse) qualcosa di molto più prezioso dell’intera città. Shesonk, se non era uno Shardana, era comunque un loro generale e i Shardana erano a conoscenza dei segreti d’Israele. Non dimentichiamo neppure che Jeroboam, perseguitato da Salomone, si rifugiò in Egitto, ospite del faraone Shesonk e una vendetta contro chi aveva cercato di eliminarlo poteva essere proprio il privarlo del bene più prezioso: l’Arca. Abbiamo rintracciato il pettorale di Shesonk: riproduce il faraone assiso sopra la Barca (L’Arca) Celeste, fra i due Cherubini. Una scena che riproduce esattamente quanto custodito nel Sancta Sanctorum, “Dove Jawhe sedeva sul trono fra i due Cherubini”. Pensiamo proprio che, vista l’immagine, ci voglia più coraggio a negare che ad ammettere il collegamento con l’Arca Santa. E sentite un poco cosa affermava Shesonk: “Ho costruito per il Dio una casa misteriosa nella terra di Zahi... ho forgiato una grande statua che vi riposa nel mezzo... e gli Asiatici (Israele, n.d.A.) sono venuti per portare il loro Tributo, che per loro è divino”. Quindi Il faraone-generale aveva anche costruito un tempio dove sistemare quanto aveva sottratto a Israele. E Israele non poteva fare altro che recarvisi per continuare ad adorare il suo Dio. E’ da notare che Israele adorava un Dio invisibile e che stava in ogni luogo e non vi era bisogno di recarsi in Egitto. Se Israeliti e Judei si recavano al tempio costruito da Shasonk, il motivo era uno solo: la presenza dell’unica cosa visibile che essi potevano adorare: l’Arca! Qualsiasi altra immagine era, infatti, vietata. Shesonk e la sua dinastia sembravano animati da uno strano senso di vendetta contro qualcuno. Contro chi? Visto lo scherzetto fatto al regno di Juda, pensiamo che ce l’avessero contro chi aveva oscurato Mose e il culto di Aton da lui promosso. Naturalmente ci riferiamo al “primo culto”, ossia il culto del Signore, di Aton-Adonai. Il trattamento che Juda e le altre tribù riservarono a Mose e alla tribù di Dan è stato oggetto di nostre osservazioni in tante occasioni. La conferma che c’entrassero Mose e Aton, oltre che Dan, l’abbiamo anche da uno dei successori di Shesonk che, cosa importante, ricostruì il tempio di Aton a Busbastis! Il suo nome? Osorkon, lo stesso nome che assunsero alcuni Judici di Arborea!

Jehoash era re di Israele (delle 10 tribù del Nord) quando in Juda regnava Amasia. Quest’ultimo, imbaldanzito da una vittoria riportata sugli Idumei sfidò Jeshoash. La risposta, se non contenesse il disprezzo più grande, potrebbe sembrare perfino divertente. Dal II dei Re, XIV: Dopo questo (la vittoria su Edom, n.d.A.) Amasia mandò ambasciatori al figlio di Joacaz, re d’Israele, per dirgli “Vieni, misuriamoci faccia a faccia”. La risposta: “Tu hai battuto Edom e ti sei montato la testa. Contentati della tua gloria e sta’ a casa tua; perché vuoi tirarti addosso la sventura e rovinare te e Juda assieme?”. Ma il giovane re insistette e si ruppe i denti, nel senso che Israele arrivò fino alla sua capitale e saccheggiò il Tempio portandone via l’oro e gli arredi. Ma l’Arca non è menzionata.

            Oziah (783-742 a.C.) fu protagonista di un episodio che potrebbe far pensare alla presenza dell’Arca. (II Cronache, XXVI – 16). Oziah, insuperbito da alcune fortunate imprese guerresche, volle entrare nel Tempio col chiaro intento di offrire incenso al Signore. Accortosi delle sconsiderate intenzioni del re, i sacerdoti si buttarono su di lui cercando di bloccarlo, ma il re li minacciò di morte se glielo avessero impedito e s’accostò con l’incensiere all’altare dei profumi. Mal gliene incolse, la lebbra lo ricoprì dalla testa ai piedi ed egli fu cacciato dal Tempio e visse la vita isolato fino alla morte. Certo l’episodio ne ricorda altri, dove protagonista fu l’Arca, come la Lebbra che ricoprì Miriam sorella di Mose, o l’uccisione dei figli di Aronne “che officiarono con un fuoco non adatto davanti all’Arca del Signore”. Ma nell’episodio di Oziah si parla solo dell’altare dei profumi,  l’Arca non è menzionata.

            Nabucodonosor re di Babilonia attaccò la città di David ben due volte. Nel 598 a.C. “I Babilonesi incendiarono il Tempio di Dio, demolirono le mura di Jerusalem, bruciarono...” (II Cronache, XXXVI-17). Anche qui l’Arca non è menzionata.

            Josia, divenne re a otto anni (640-609 a.C.) e la Bibbia racconta che fu durante il suo regno che il gran sacerdote Elkia “Trovò i Libri della Legge nel Tempio” (II Cronache XXXIV – 14). Nel suo fervore di restauratore dell’antica Legge religiosa, Josia stabilì i sacerdoti nelle loro funzioni e disse ai leviti che erano consacrati al Signore “Collocate l’Arca santa nel Tempio che edificò Salomone, figlio di David e re d’Israele. Voi non avrete più a portarla sulle spalle...”  (II Cronache XXXV). Ci sembra di capire che l’Arca non era più nel Tempio e che Josia chieda ai Leviti di riportarvela. Ma dov’era finita? La Bibbia non lo spiega, come non spiega se l’Arca che Jeremia disse di aver nascosto era quella autentica. Ma forse vi è un accenno nella Bibbia che farebbe pensare (o il suo redattore vuole far pensare) che l’Arca fosse stata allontanata dal Tempio dal nonno di Josia: Manasse.

            Manasse commise un grande peccato agli occhi del popolo e dei sacerdoti. Egli sistemò un idolo nel Santa Sanctorum, dando ordini ai sacerdoti di rimuovere gli antichi oggetti di culto, e la Bibbia (il suo redattore) fa intendere che i Leviti e i sacerdoti rimossero anche l’Arca. Ma non è chiaro se l’Arca fosse ancora a Jerusalem. Il sospetto che ci fosse il tentativo (e il bisogno) di far credere alla presenza dell’Arca è forte anche nell’episodio di Jeremia.

Jeremia nato a Anatot (Anata) verso il 650 a.C. fu uno dei maggiori profeti e soprattutto fu un sostenitore di Josia. Di lui si racconta che avrebbe nascosto l’Arca in una caverna sul Monte Nebo (II dei Maccabei, 2). “Il Profeta, ricevuto un divino responso, ordinò che fossero portati dietro a lui il Tabernacolo e l’Arca, finché non giunse al Monte, sul quale era asceso Mose per vedere l’eredità del Signore (il Nebo? n.d.A.)”. La questione del “Monte” è tutt’oggi aperta, dopo le scoperte su Har Karkom, la montagna situata nel Negeb, che alcuni ritengono essere la Montagna delle Tavole della Legge. Ma per quanto ci riguarda pensiamo che il Monte riferito a Jeremia sia il Nebo, dal quale Mose poté vedere la Terra Promessa prima di morire. Comunque la Bibbia aggiunge che: “Alcuni di quelli che l’avevano accompagnato, venuti in seguito per segnare la strada con dei segni, non poterono più trovarla”. E un discorso di Jeremia ai figli di Israele ci mette un poco di dubbi: “E quando vi sarete accresciuti e moltiplicati nella vostra Terra, allora nessuno dirà più dov’è l’Arca? Nessuno ci penserà più, né se ne ricorderà, né la rimpiangerà o ne costruirà un’altra...” Sembra che Jeremia cercasse di convincere il popolo a rassegnarsi alla perdita di qualche cosa che essi ancora cercavano...l’Arca, che non c’era più.

Conclusioni: abbiamo notato che in alcuni di questi fatti, in cui avvengono dei saccheggi o predazioni, non viene nominata l’Arca. Dobbiamo quindi dedurne che essa potrebbe essere stata predata da chiunque di questi personaggi elencati; ma uno, anzi due particolari, ci fanno propendere in particolare per uno di essi. Questi fu il primo a razziare il Tempio e quindi potrebbe averla presa proprio lui. Cosa che avrebbero fatto anche gli altri se solo fossero arrivati per primi. Inoltre non possiamo credere che egli fosse all’oscuro della presenza della Sacra Reliquia nel Tempio, per un semplice motivo: chi lo aveva spinto ad assalire il regno di Juda e quindi la sua capitale Jerusalem, non poteva avergli nascosto il motivo più importante che poteva spingerlo a tale impresa. Stiamo parlando naturalmente di Shesonk, mentre chi poteva averlo spinto a predare l’Arca era probabilmente Jeroboam. Se non crediamo che l’appartenenza di Shesonk ai mercenari dei Popoli del Mare potesse automaticamente metterlo al corrente della presenza dell’Arca, dobbiamo almeno dare per scontato che Jeroboam lo avesse informato..

Da: “SARDANA i PRINCIPI di DAN” di LEONARDO MELIS, Ed. 2005

Ultima versione su: “I POPOLI del MARE, ANTICHI RE” ed. Gennaio 2026

 


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