mercoledì 22 aprile 2026

NORA città sommersa




 NORA città sommersa

Se Tharros è menzionata nella Stele di Nora, perché Nora non lo sarebbe? Una domanda che i vari traduttori della stele stessa non si sono mai posti. Eppure le due città sono menzionate dai Greci in una delle loro “storielle” sulla pretesa e mai avvenuta colonizzazione dell’Isola. Essi raccontano che sarebbe stato Norace (Nurake) iberico e coinvolto nella Mitologia greca, a fondare la prima città sarda: Nora appunto.  La mitologia greca racconta che Norace fosse figlio di Hermes e di Eritheia figlia di Gerione. Ma se pensiamo alle parole di Solino, scrittore romano del III sec. a.C., la parentela con Tharros è scontata. Solino scrive infatti che “Norace arrivava da Tartesso (Tarsis,

Tarso, Tarros)”. Ma, diciamo noi, perché nessuno si è accorto dell’ennesima citazione dell’ignoranza dei Greci? Non ci vuole una laurea in glottologia o che per capire che Norace è la storpiatura di NURAKE (Norake, Nurace…). Cosa questa che la dice lunga su una delle prime (presunte e solite) colonizzazioni dell’Isola. Il Norace arrivato dall’Iberia portava un nome sardo che più sardo non si può. Il nome del monumento antico più diffuso del Mediterraneo e il nome di tante città e terre sparse non solo in Sardinia. Basta conoscere il nome antico di Minorca: Nure, appunto! In Sardinia poi questo nome è usato per decine di città: Nuragus, Nuraki, Nureci, Nuradha, Nuraminis… Nur è parola akkadico/shardana e quindi sarda. Se qualche Archeobuono contesta questa versione, dovrà spiegare dove si trova un luogo con tanta diffusione di questa parola, oltre alla Mesopotamia e la Sardinia. Quindi la tavoletta greca si può interpretare così: <Norace, vale a dire il Nurake, era “quello” che originò la città di Nora, vale a dire Nure.> Come a dire che, dove oggi è Nora, c’erano prima insediamenti “Nuragici”. Fine di una leggenda durata troppo tempo!

Nora, insieme a Tharros e le altre, fu citata da noi all’ormai famoso “Convengo di Oristano 2001”, come esempio di città sommersa dal fenomeno geologico/marino avvenuto nel 1200 a.C. Un fenomeno che costrinse i popoli che allora abitavano il Mediterraneo a trasferirsi in massa in Oriente, dando origine all’Invasione dei Popoli del Mare. Gli amici Archeobuoni allora negarono con tutte le forze il fatto che queste città fossero sommerse. Molta acqua è passata sotto i ponti dal 2001, e soprattutto i tempi sono cambiati velocemente a riguardo, grazie ai nostri libri e ad altri che si sono aggiunti, sempre ispirati ai nostri scritti. Oltretutto oggi abbiamo anche delle prove visive importanti. In primis un documentario dell’Istituto Luce degli anni 1950, bellissimo e dimenticato (al solito) in chissà quale scantinato.

Mostra l’esplorazione di un palombaro che scende fino a 15 m. mostrando le rovine di un’antica città sommersa.

NB: Il disegno mappale  di NORA sommersa è di Sabatino Moscati. Citato nel libro su AMAZON: "I POPOLI del MARE, Antichi Re"

domenica 12 aprile 2026

Nisanu 1200 a.C. Partenza e protezione degli dei




Nisanu 1200 a.C. Partenza e protezione degli dei

La conferma di tutto gli arrivò dai Sacerdoti di On, tramite un comandante di una nave mercantile tornata in patria nel mese di Kislimu (21 Novembre/21 Dicembre). Egli si era dovuto attardare, poiché allarmato dalle notizie catastrofiche annunciategli da un suo amico sacerdote. Così facendo aveva approfondito le notizie relative al fenomeno, l’aumento delle temperature degli ultimi anni avevano portato allo scioglimento dei ghiacci, facendo così aumentare il livello del mare (N.d.A. il fenomeno fu studiato da geologi marini nel secolo scorso e provava che nel 1210-1200 a.C. si era verificato un sollevamento di circa 2.5 m. Cosa che provocò una penetrazione del mare di circa 30 km all’interno del territorio).

Occorreva prendere decisioni drastiche e gli Anziani avevano deciso di armare una flotta per una migrazione di massa verso Oriente. Le città shardana avevano deciso unanimemente: chi decideva di partire si sarebbe dovuto imbarcare nei porti sardi prestabiliti. I popoli fratelli delle altre Terre avrebbero fatto lo stesso: i Libu, i Shakalasa, i Liku, i Tursha, i Washasa, si sarebbero dovuti incontrare nel Mare Orientale (Egeo) con gli Akayasa e i Pheleset di Kaphtor, oltre ai Sardana delle isole Lemno e Imbro e della Dardania (Dardani). I fratelli Denen del Mare del Nord (Baltico) avrebbero seguito in parte le vie fluviali del Don e del Dvina e del Dniepr (Boristene). Nei programmi dei condottieri delle viarie città vi è poi il contatto e l’accordo con i vari popoli dell’Asia, come i Tjekker di Troja, gli stessi Liku asiatici e così pure i cugini Ittiti di Hattusa e chiaramente anche accordi segreti con i soldati che militavano presso i piccoli principati come appunto Troja, la stessa Micene e l’orgogliosa Tirinto. Questi soldati erano ormai stanchi di combattersi fra di loro per le beghe dei piccoli tiranni che si gloriavano solo della loro presunta potenza dovuta all’abilità dei loro soldati, per la maggior parte appartenenti alla Confederazione del Grande Verde  (Popoli del Mare). Nell’elenco bisogna mettere anche le città Kananee e della Siria/Palestina. Soprattutto furono avvertiti i Sardana di servizio di Leva presso il Faraone e i Sardana della zona di Avaris e Jessen.

La partenza era prevista naturalmente all’Equinozio di Primavera, il primo Plenilunio. L’Equinozio cadeva nel primo mese dell’anno: Nisanu (dal 21 Marzo al 21 Aprile).

Tziu Addari “Su Etzu”, gran sacerdote, propose di mettere l’impresa sotto la protezione degli Dei Amon, Mut sua moglie e il figlio Khonsu, la Triade di Tebe. Per questo gli incisori produssero una Stele con la Triade rappresentata su un lato e sull’Altro l’Invocazione stessa in Geroglifico. La riportiamo con immagine e traduzione dei geroglifici stessi. In una stele ritrovata appunto dall’Archeologo Taramelli e pubblicata dalla Reale Accademia dei Lincei.

“Amon Ra, re degli Dei, signore del Cielo dia vita, salute e vigore” – “Mut … la Gran Signora del Cielo dia vigore” – Chonsu in Tebe, dia la gioia”.

Da: “I Popoli del Mare, Sisara eroe shardana in Israel”