Le
donne in Grecia non partecipavano ai Giochi di Olimpia? Le Spartane …
La parentela dei Dori che arrivarono in Grecia con i
Tjekker di Dor potrebbe essere documentata nella Bibbia stessa. In un passo
presente nel libro dei Maccabei: (I Maccabei
- XII - 5) Gionata un condottiero Judeo che prese l’eredità di Giuda
Maccabeo, scrisse una lettera agli Spartani sostenendo che essi erano della
stessa stirpe. Ricordando che Ario,
re spartano aveva già tempo addietro inviato una lettera a Onia, il Gran Sacerdote del tempio di Jerusalem. Il testo della
lettera recitava: “Ario, re degli Spartani, a Onia, sommo sacerdote,
salute!In uno scritto riguardante gli Spartani e i Judei si è trovato
che sono fratelli, perché della stessa stirpe di Abramo (Urim, N.d.A.). …”. (I Maccabei – XII – 19).
Per chi ha fatto gli studi Classici
e ha studiato la Storia greca, come solo in un istituto orientato a questo tipo
di studi si deve considerare la Storia, è noto che gli Spartani niente avevano
a che fare con il resto della Grecia e soprattutto da Atene. Pur se i testi,
scritti dagli storici ateniesi, raccontano che Atene era democratica e Sparta quasi alla dittatura, per un attento
studioso appare letteralmente il contrario. Prediamo ad esempio l’educazione
delle giovani donne e la conseguente considerazione che se ne aveva da adulte.
Siamo completamente all’opposto di
Atene, che considerava la donna esclusa dai giochi non solo di guerra, ma
persino dai giochi quelli classici di Olimpia. Dove invece gli annali
raccontano di una campionessa, ANZI DUE, naturalmente spartane, che spopolavano
ai giochi dedicati ad Apollo a Delfi e a Zeus a Olimpia.
Eurileonide
e Cinisca, due donne campionesse alle Olimpiadi nell’antica
Grecia, chiaramente … spartane! La prima
vinse nel 368 a.C. Ricca appassionata e allevatrice di cavalli da corsa con i
carri fu, non la prima ma la seconda, dopo l’altra spartana Cinisca la quale conquistò la corona
olimpica non una ma ben due volte: nel
396 e nel 392 a.C. La corsa che oggi chiamiamo delle Bighe, in effetti era una
corsa di quadrighe, con quattro cavalli dunque. Una gara di grande difficoltà
anche per uomini più vigorosi. Sappiamo che alle donne greche non era permesso,
non solo di partecipare, ma neanche di assistere ai giochi olimpici, eccezion
fatta per le gare ippiche, dove l’effettivo partecipante non era l’auriga, ma
il padrone dei cavalli. Questo non significa che le due donne fossero
semplicemente finanziatrici della corsa, ma nel loro caso vere e proprie
allenatrici appassionate. Pausania ne ricorda una statua commemorativa di una
delle due: Eurileonide. La prima dunque fu Cinisca che correva, lsi si, con le
Bighe (due cavalli dunque). Seguirono altre donne il loro esempio. La regina ellena Berenice e sua figlia
Arsinoe vinsero la prima nel 284 a.C e nel 272. La figlia Arsinoe fece di
più vincendo tutte e tre le gare equestri. Persino l’amante del re Tolomeo II, Bilistiche, vinse nel 264 a.C. le corse
a due cavalli e a quattro cavalli. Lo racconta Pausania. Ma Tolomeo, se non era Spartano, era di origini
macedoni., e i Macedoni non erano certo Greci. Non a caso Alessandro si
ispirava ad Akille, e Akille era un Akaiasa o forse Dardano di Dodona, parente
di quei Dardani presenti a Troja agli ordini di Enea. Noi del resto ricordiamo
bene che Enea era imparentato con il re Priamo di Ilio; un Tjekker antenato
degli Spartani!
Da: "I Popoli del Mare, l'Eredità dei Judici" di Leonardo Melis
www.shardana.org

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