La BUSSOLA dei Popoli del Mare
<<L’altro particolare curioso è una sorta di albero sormontato da un anello rotante con una “colomba” appollaiata in cima. Alcuni studiosi, gli stessi che considerano i modellini delle lampade, li classificano come anelli per appendere le stesse al soffitto; ma abbiamo già accennato che questa ipotesi è da scartare essendo gli alberi sistemati verso la prua e quindi oltre il baricentro dello scafo, cosa che porterebbe la “lampada” a rovesciarsi e a perdere l’olio in essa contenuto. Il Vacca pensa si tratti di un anello in cui inserire un albero trasversale che sosteneva una vela particolare, la quale cadeva con due triangoli ai lati dello scafo. L’anello consentiva una manovra più spedita, permettendo di fare a meno anche del timone, oltre che dei remi, poiché tale accorgimento permetteva di navigare esclusivamente a vela sfruttando anche la brezza più leggera. Tutto questo ci fa tornare alla mente quanto Alcinoo diceva a Ulisse, preoccupato per le ire di Poseidone e le furie del mare: “le navi dei Feaci non hanno bisogno di timone o di timoniere, ma vanno col pensiero dell’uomo e nere e lucenti solcano il mare e l’abisso sicure e indistruttibili, avvolte in una nube di vapore, conoscendo del mondo ogni contrada” (Odissea: VIII).
Se l’ipotesi formulata dall’ingegner Pincherle si rivelerà esatta, potremmo chiarire il mistero dell’anello rotante installato sulle navi shardana. L’ingegner Mario Pincherle, esperto di Storia orientale, autore di diversi libri, fra cui Sargon di Akkad, la traduzione in italiano del libro di Enoch (il più antico libro del mondo), eminente egittologo, avrebbe rilevato su una stele cartaginese, in cui è raffigurata una nave da guerra, alcune incisioni che rappresenterebbero una bussola e un sestante! Nelle immagini a seguire, prese a prestito dal mensile Hera, osserviamo la figura sul cassero e confrontiamola con quelle a fianco. Si tratta di una sfera (o un cerchio, diciamo noi) sormontata da una sorta di mezzaluna o paio di corna (un magnete, secondo Pincherle), con due nastri pendenti (strisce di pelle) ai lati. All’interno della sfera passerebbe l’asse che, piantato sul ponte della nave, a prora, reggerebbe sia la stessa sfera, che il magnete, consentendo a quest’ultimo di girare e puntare sempre a Nord-Sud con le due estremità, mentre i due nastri pendenti consentirebbero una più corretta posizione dello strumento che, in caso di vento o moto ondoso, poteva spostare di qualche grado la “bussola”. L’ingegner Pincherle attribuisce quest’invenzione ai Fenici, progenitori dei Cartaginesi, ma noi sappiamo che i Fenici ereditarono la loro scienza da un popolo che nel 1200 invase il Libano, mischiandosi con le popolazioni locali e insegnando loro l’arte del navigare.>> Da: “I Popoli del Mare, Sardana Antichi Re” di Leonardo Melis
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