#SISARA EROE SHARDANA <<”Jabin, un re cananeo, che regnava in Asor e aveva per condottiero dell’esercito Sisara(Un generale dei mercenari Shardana di stanza in Palestina per conto dei Faraoni, N.d.A.) che abitava in Aroset Goim, forte di 900 carri ferrati, oppresse duramente i figli d’Israele per 20 anni.... In quel tempo era Judice in Israele Deborah... giudicava le cause fra Rama e Bet-El sui monti di Efraim... Deborah andò con Barak in Qadesh, radunò Zabulon e Neftali, 10.000 combattenti”. (Shardana i Principi di Dan ed. 2005) Questo episodio ci ha fatto intuire che Sisara altri non era che il comandante della piazzaforte militare presso il Monte Carmelo, non lontano da Tel Aviv. Questa piazzaforte risponde al nome attuale di Al Awaht(il muro). Scavata dall’archeologo israeliano Adam Zertal nel 1992, fu definita dallo scopritore “città shardana”. Noi l’abbiamo identificata con la biblica Haroset Goim, la città di Sisara. L’episodioverificatosi questa estate (del 2010) ci ha lasciati un poco delusi e nello stesso tempo ci ha spronati a scrivere ancora dei “nostri” Shardana. Lo abbiamo scritto in altro capitolo: una agenzia di stampa ha diffuso la notizia su una “Scoperta effettuata dall’archeologo israeliano Adam Zertal, che identifica la città da lui scavata con Haroset Goim, sede del generale sardo Sisara.” Non vogliamo assolutamente intendere che Zertal abbia copiato da noi, ma a dir la verità nel 2005 ci capitò di incontrare l’archeologo a Cagliari alla “Cittadella dei Musei”. In quell’occasione accennammo della nostra teoria su Sisara e Haroset Goim. Zertal si disse entusiasta e favorevole a quanto da noi immaginato. Aggiunse anche che il nome di Sisara era per lui assolutamente sardo. E che gli ricordava la città sarda di Sassari. Questo è quanto. Abbiamo voluto ricordarlo, perché “La memoria umana è spesso leggera” e perché la scoperta è di Leonardo Melis, o almeno è Melis ad averla pubblicata per primo, nel 2005. Se abbiamo fatto anche involontariamente una cortesia a Zertal, ne siamo estremamente felici.>>> Da: "SHARDANA la Bibbia degli Urim" (Leonardo Melis ed. PTM 2012)
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#QADESH SA BATALLA. ora tutti ne parlano .. ma Leonardo ne parlava già al Convegno Archeologico di Oristano del 2001 prima di tutti in Italia .... Poi ne pubblicò la storia, anticipando la scoperta dei documenti ITTITI che provavano le bugie di Ramesse II .. e che la battaglia finì in parità per merito della Guardia Personale di Ramesse .. ormai sconfitto e salvato dai SHARDANA. In seguito Leonardo Melis scrisse un'ode in LIMBA SARDA, rimata dal patriota JUANNEDDU SANNA e musicata da un gruppo BEAT degli anni -70, i COLLEGIUM ... Da "SHARDANA I POPOLI DEL MARE " (Leoanrdo Melis) ED. PTM 2002<<Nel periodo corrispondente al racconto biblico dell’Esodo, il grande Ramesse II, dopo essersi più volte lamentato che “ I Shardana sono venuti con le loro navi da guerra dal mezzo del Gran Mare, nessuno può resistergli”, li volle come preziosi alleati contro gli Ittiti a Qadesh (ma egli stesso racconta che tra i prigionieri caduti in mano degli Egizi si trovavano anche gli Shardana del mare, dal cuore ribelle, senza padroni, che nessuno aveva potuto contrastare). Questa battaglia è passata alla storia per essere la prima con un resoconto preciso e una descrizione dettagliata, inoltre tale avvenimento fu seguito dal primo trattato internazionale di cui si conoscano le clausole. Nel libro di Leonardo Melis “SHARDANA I POPOLI DEL MARE” abbiamo modo di leggere il Resoconto della battaglia dal “Poema di Pentaur”, dal nome dello scriba che trascrisse su papiro i testi delle iscrizioni del tempio di Ramses II ad Abidos, del tempio di Karnak, del tempio di Luxor e le iscrizioni in grafia ieratica del papiro Sallier III: - Ingannata da false spie catturate presso il fiume Oronte e interrogate circa la consistenza dell’esercito di Hattusa, la divisione Ra, comandata da Ramesse in persona, con la divisione Ammone attraversano il fiume, (con loro un contingente della guardia scelta di Shardana N.d.A.), Le altre due divisioni, Set con la nuova creata dallo stesso Ramses, Ptah, restano indietro. Ramesse lancia l’attacco in testa all’ esercito come sempre, a bordo del suo carro da guerra, ma deve fermarsi impietrito: dal fitto bosco escono sulla radura migliaia di carri ittiti affiancati dai Siriani e da numerosi altri alleati. Muwattali re di Hatti era riuscito a formare la più grande coalizione mai vista fino ad allora per distruggere l’Egitto una volta per tutte. La Storia parla di 15 tra province e regni alleati, di oltre 37.000 uomini armati, di 3000 carri da guerra, quei carri di cui anche nella Bibbia si parla con terrore. Il faraone disponeva di quattro divisioni composte da 5.000 uomini ciascuna, di cui i due terzi erano mercenari: 1.600 Qeheqs (beduini del deserto occidentale), 880 arcieri Nubiani, 100 Meswesh (Libici) e 520 Shardana, questi ultimi avevano anche il compito di guardia personale di Ramses. I carri di cui disponevano gli Egiziani erano in numero di 200, quindi infinitamente inferiori alle forze ittite. Il giovane faraone angosciato alza i suoi lamenti: “vedete come hanno agito i capi? Essi hanno detto al faraone, tramite le spie catturate, che il vinto Hatti era nel Paese di Aleppo, essendo fuggito davanti alla mia maestà... mentre si nasconde dietro Qadesh l’agguato”. Gli Ittiti devastano il campo di Ramesse, ma il saccheggio del campo egiziano fa rallentare la loro azione. Ramesse, radunata la sua guardia scelta, si lancia in un disperato attacco e il suo carro fa strage dei nemici. - L’arrivo delle truppe ausiliarie di Amurru e della divisione Ptah respingono definitivamente il nemico, mettendo in salvo Ramesse, il quale poi si vanterà di aver vinto una battaglia che al massimo aveva...pareggiato! Al di là di tutto questo, a Ramesse rimane il merito di aver capito che i Shardana era meglio averli alleati che nemici. Li stimava tanto che ne fece addirittura la sua guardia personale! Alcuni scrittori francesi, come il Visconte de Rouge e lo Chabas si occuparono nel secolo scorso del mistero che circondava questi guerrieri, già antichi per gli Antichi. Dobbiamo comunque riconoscere che anche qualche autore moderno, soprattutto di lingua inglese e francese comincia a riscoprire questo Popolo ignorato sorprendentemente dai nostri testi scolastici. Persino l’autore del momento sull’ egittologia (romanzata), Christian Jaques, mette al fianco di Ramesse un terribile gigantesco guerriero che risponde al nome (speriamo solo nella versione italiana) di Serramanna. Pur sorvolando sul fatto che un nome simile non poteva ancora esistere a quei tempi, poiché si tratta di un nome di località sarda chiaramente neolatino, rimane comunque chiaro che l’autore vuole segnalare la presenza importante dei Shardana a fianco del grande faraone. Alcuni studiosi, sempre riferendosi alle relazioni intercorse fra Shardana e gli Egizi, stanno proponendo l’ipotesi neanche tanto azzardata che la tribù di Dan (la tribù perduta) fosse in realtà un contingente di mercenari Shardana di stanza in Egitto e fedeli al principe Mosè. E Tale ipotesi è sostenuta nel libro di Leonardo Melis “SHARDANA I POPOLI DEL MARE”. www.shardana.org l'ODE cantata. https://www.youtube.com/watch?v=FKoC4Ud6DoI&t=32s
K metro 0 – Sassari – Dopo le disavventure dell’ultimo periodo, che hanno costretto il ricercatore indipendente sardo a rimandare la sua conferenza in Gallura, sono arrivate diverse richieste a Leonardo Melis e inviti per conferenze ad Arbus, Iglesias, ed altre città; fra queste, finalmente, Sassari, ospite del circolo culturale “Il Gazebo”. Il libro “Shardana i popoli del mare” approda quindi in quella che viene considerata la “capitale della cultura” in Sardegna. Sassari, da sempre sensibile alle attività culturali, accoglie Melis e la sua divulgazione storica, certamente non da tutti condivisa (non è un accademico) eppure foriera di un interesse non comune. Per Melis, i Sardi appartengono a una delle tribù dei popoli del mare, denominata genericamente “fenicia” ma che in realtà sarebbe stata una confederazione di tribù di razziatori, commercianti e navigatori. Il mondo antico non sarebbe stato lo stesso se questi navigatori provenienti dal Medio Oriente non avessero viaggiato in Grecia, nel Mediterraneo e persino nel Baltico, formando quelle che poi sarebbero diventate le civiltà più famose: Greci, Etruschi, Scandinavi, etc. La Sardegna rappresenterebbe quindi, a pieno titolo, l’ultimo laboratorio culturale che conserva la presenza di questa antica cultura cosmopolita. Un retaggio che viene, a vario modo, ignorato dalle istituzioni nazionali, poiché considerato locale, ma anche da quelle isolane, spesso troppo ansiose di proiettarsi sempre al di là del regionalismo culturale e politico. In un momento storico in cui, in favore dell’Europa prima e del mondialismo poi, si mette in discussione il valore dei dialetti, della storia locale, delle tradizioni regionali, non stupisce che uomini e donne che parlano di tutto ciò vengano visti come arretrati e impreparati, in cerca di una qualche notorietà. Eppure, ci si chiede se la responsabilità sia dei dotti, che non riescono a farsi ascoltare, interessando il grande pubblico alle loro verità, oppure dei presunti “impreparati”, che invece riescono ad affascinare il pubblico, facendolo, a loro volta, affascinare alla storia. di Alessandro Tonucci