lunedì 22 agosto 2022

LEONIDA GRECO? NO, TJEKKER/DORICO


LEONIDA GRECO? NO, TJEKKER/DORICO

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La parentela dei Dori che arrivarono in Grecia con i Tjekker di Dor potrebbe essere documentata nella Bibbia stessa.

In un passo presente nel libro dei Maccabei: (I Maccabei – XII – 5) Gionata un condottiero Judeo che prese l’eredità di Giuda Maccabeo, scrisse una lettera agli Spartani sostenendo che essi erano della stessa stirpe.

Ricordando che Ario, re spartano aveva già tempo addietro inviato una lettera a Onia, il Gran Sacerdote del tempio di Jerusalem.

Il testo della lettera recitava: “Ario, re degli Spartani, a Onia, sommo sacerdote, salute! In uno scritto riguardante gli Spartani e i Judei si è trovato che sono fratelli, perché della stessa stirpe di Abramo (Urim, N.d.A.). …”. (I Maccabei – XII – 19). (la discendenza da Abramo che “uscì da Ur” è spesso citata nei libri di Leonardo Melis e i Tjekker abitarono in Palestina per 400 anni dopo la Grande Invasione, per l’esattezza: a Dor e a Byblos).

Se, parlando dei Romani abbiamo escluso che i racconti di Virgilio abbiano un che di credibile, a cominciare dalla identità di Enea che Trojano (Tjekker) non era affatto, ma Dardano… nel caso degli Spartani dobbiamo rivelare dove andarono a vivere i Tjekker dopo la sosta di 400 anni circa in Palestina/Kanaan.

Quanto scritto sopra è documento comprovato persino dagli stessi abitanti di quei luoghi.

Nella Fattispecie dai Judei, gli unici rimasti in loco, almeno dal 9° sec. a.C. fino all’epopea di Sparta.

Per chi ha fatto gli studi Classici e ha studiato la Storia greca, come solo in un istituto orientato a questo tipo di studi si deve considerare la Storia, è noto che gli Spartani (DORI) niente avevano a che fare con il resto della Grecia e soprattutto da Atene.

Pur se i testi, scritti dagli storici ateniesi, raccontano che Atene era democratica e Sparta quasi alla dittatura, per un attento studioso appare letteralmente il contrario.

Prediamo ad esempio l’educazione delle giovani donne e la conseguente considerazione che se ne aveva da adulte.

Siamo completamente all’opposto di Atene, che considerava la donna esclusa dai giochi non solo di guerra, ma persino dai giochi quelli classici di Olimpia.

Dove invece gli annali raccontano di una campionessa, anzi due, naturalmente spartane, che spopolavano ai giochi dedicati ad Apollo a Delfi e a Zeus a Olimpia

di Leonardo Melis

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venerdì 19 agosto 2022

POPOLI DEL MARE a grande richiesta su "Facciamo finta che ...



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POPOLI DEL MARE a grande richiesta su "Facciamo finta che..." condotto da Gianluca Lamberti che ospita Leonardo Melis a parlare dei suoi POPOLI del MARE. un' escursione di 2 millenni, dal Mediterraneo all'Egitto, all'Oriente. L'invasione dei Popoli che posero fine ai regni dell'età del Bronzo: Trinto, Micene, Troja, Hattusa, le città kananee, e attaccarono l'Egitto di Ramesse III, costringendolo a rinunciare alle provincie dell'Impero (Siria, Palestina e Sinai) per poter conservare il suo regno. L'Epoca in cui un principe di sangue reale fu esiliato dalla corte dei faraoni e condusse il suo popolo e molte altre genti nella "Terra Promessa" attraverso il deserto del Sinai.

venerdì 12 agosto 2022

DOSSIER MONT'E PRAMA, la Verità sui ritrovamenti







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DOSSIER MONT’E PRAMA


La Verità nascosta sul ritrovamento <Le Fiamme Gialle sono intervenute su nostra richiesta per strappare ai tombaroli due reperti che erano già in evidenza… propongo per i finanzieri di Oristano un elogio del Ministero ai Beni Culturali.> Questo disse il Soprintendente Barreca in un’intervista rilasciata il 10/11/1977.

La polemica non si fermò e i “botta e risposta”, ma continuarono su altri giornali, fra cui “La Nuova Sardegna”, che in un articolo del 22/11/1977 riportava le accuse da parte di un gruppo di studenti, insegnanti, e personale dell’Università di Cagliari, che contestavano al Soprintendente e all’Ispettore Onorario di Oristano Giuseppe Pau il “modo in cui avvenne il recupero degli importantissimi manufatti”. (doc. n. 7).

La querelle pare fosse dovuta al desiderio di alcuni studiosi locali legati alla docenza dell’Ateneo cagliaritano di richiedere la priorità della scoperta.

Documenti alla mano il gruppo di studiosi locali, con la collaborazione e l’autorità dei docenti dell’Ateneo, avrebbe effettuato numerosi scavi nei precedenti cinque anni.

A questo punto, con “colpo di mano”, il gruppo legato al soprintendente Barreca “si sarebbe appropriato della scoperta”.

Il gruppo oristanese avrebbe richiesto anche il riconoscimento del sito quale “area archeologica” ricevendo un secco diniego dalla Soprintendenza. (vedi doc. n. 7 e doc. n. 4).

Solo nel 2001 il Soprintendente Vincenzo Santoni rilascia a uno degli studiosi oristanesi l’autorizzazione a effettuare dei sopraluoghi. Santoni conferisce il titolo di Ispettore Onorario al sig.

Giuseppe Atzori, protagonista di alcuni ritrovamenti e animatore del Gruppo Oristanese.

(vedi fotocopia docum. N. 10) 

Da: “Sardana la Bibbia degli Urim” Leonardo Melis

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martedì 9 agosto 2022

SISARA, EROE SHARDANA in ISRAEL

 



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SISARA IN ISRAEL

SISARA, EROE SHARDANA in ISRAEL


Ho pensato a un libro su questo signore.

E un generale Sardana che dominava le terre del regno del Nord.

E’ citato dalla Bibbia.

Abitava una città scoperta nel 1992 dall’archeologo Adam Zertal, secondo Leonardo Melis e poi anche di Zertal.

La sua città fu identificata da Leonardo Melis che la suggerì nel 2005 allo stesso Zertal in visita a Cagliari.

Oggi (2022 la Stampa sarda si accorge di queste cose, avendole sentite da un politico israeliano in visita a Cagliari a luglio 2022 … Sisara era il figlio del Comandante delle Guardie Reali di Ramesse II: Ser.Amon.

Escì dall’Egitto scortando, con il consenso del Faraone, un principe reale condannato all’esilio, insieme a una moltitudine di gente, fra cui gli Hapiru (Ebrei).

Il nome di questo Principe, amico di Ser.Amon e fratello di Ramesse era NEB.KA.SETH chiamato dalla Bibbia: MOSE  

BY CONTINUED ......

Il libro è pronto e uscirà a settembre, Leonardo Melis

sabato 30 luglio 2022

La verità sulla Guerra di Troja







La verità sulla Guerra di Troja A Troja vi era la maggior parte dei Popoli del Mare schierati da ambo le parti: I Teucri/Tjekker, i Dardani/Sardana, I Likku/Lici, i Cari/Sardana del Mar Nero. Mentre dall’altra parte, sempre secondo Omero: Akei/Akayasa, Danai/Denen, Cretesi/Pheleset, Dodonei/Dardani/Sardana(?), Spartani/Tjekker. Guerra di Troja | La verità Chiaramente assenti i Washasa, i Sardana e i Pheleset come armata ufficiale. Noi facciamo una precisazione con i nostri comandanti e le relative flotte … Noi abbiamo ripreso in parte il racconto di Omero, chiarendo che in realtà la “Guerra di Troja” non si svolse come il Vate racconta. Si tratta invece di racconti importati da alcuni dei protagonisti; e noi sappiamo bene che trattasi di coloro che Omero identifica come Greci, ma Greci non sono affatto, essendo popoli del Baltico: i Denen. In quanto al vero svolgimento della incursione dei Popoli del Mare a Troja, trattasi del piano concordato dall’Alleanza nel tragitto verso la meta finale: L’Egitto!. Nella loro marcia via terra essi, i Popoli del Grande Verde, avevano il piano preciso di distruggere le Rocche di Comando dei principati con al servizio i mercenari Akayasa, Sardana, Libu, Likku, Shakalasa, Tjekker… i quali mercenari passavano automaticamente dalla parte degli “invasori”. Così avvenne a Tirinto, Micene … e così avvenne a Troja. Ciò è raccontato da Omero come la fuga dei Trojani e i loro alleati dalla città in fiamme. In realtà non si trattava della città in fiamme, solo della Rocca di Ilio e la fuga non era affatto una fuga, ma un trasferimento degli abitanti nel tragitto verso Hattusa. Siamo esagerati? No! E lo dimostriamo subito. Enea guida i suoi Dardani, i Teucri e gli altri alleati fuori dalla città. Non in fuga, come raccontato da Omero, verso i lidi dell’Italia, andranno via tutti insieme con gli altri Popoli del Mare che ora si dirigono verso Hattusa che seguirà la stessa sorte della Rocca di Ilio. Una dimostrazione storica e logica l’abbiamo dal viaggio di Enea (o chi per lui)…> (segue) … Dal nuovo libro di Leonardo Melis in uscita in autunno 

lunedì 18 luglio 2022

L’elettricità nell’antico Egitto

l’elettricità nell’antico Egitto

Egizi e L’elettricità | Un’altra documentazione dell’elettricità la troviamo nella raffigurazione della cerimonia magica eseguita da Iside per resuscitare l’amato consorte Osiride quel tanto da poter procreare il figlio Horus che l’avrebbe vendicata sconfiggendo il malvagio Seth.

Nelle immagini appare Osiride sdraiato nel suo letto di morte con Iside da un lato e qualcosa o qualcuno che ci sorprenderà assai dal lato opposto del giaciglio.

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Egizi e L'elettricità

Nella prima immagine Iside assiste ai preparativi degli assistenti, fra cui si riconoscono Anubi e Toth.

Le ultime scoperte ci hanno portato a identificare anche il terzo personaggio in piedi a destra di chi guarda l’immagine sopra. Si tratta di un Dio femmina: Heqet. Ebbene, Heqet era la Dio-Dea Rana! Con la testa di rana.

Essa, infatti appare nel disegno sottostante totalmente con le sembianze di una rana, ai piedi del letto di Osiride.

Nella seconda Iside è sola in capo al letto, mentre sul corpo di Osiride svolazza un falco in sequenza.

Uno dei falchi si posa sul membro di Osiride.

Si tratta di Iside stessa che si accoppiò con Osiride in forma di falco, appunto.

Vediamo, infatti che la mummia di Osiride ha nel secondo disegno il membro eretto, segno della “Resurrezione” riuscita.

Risultato della “magìa” di Iside con il prezioso aiuto di Heqet e del suo dono: l’elettricità.

Siamo sicuri che Galvani sicuramente, ma anche Volta e Marconi saprebbero dare una immediata spiegazione della strana presenza della “Dea Rana”.

Dea Rana che risulta raffigurata anche nel tabernacolo dell’Arca, anzi nella copia dell’Arca presente ad Abydos.

La rana al posto della gigantesca sfera che sovrasta l’Arca nel nostro tempietto! Un generatore di corrente per imitare l’altro generatore usato da coloro che gli uomini credevano essere Dei.

Inutile a questo punto fare commenti. Invitiamo solo l’amico lettore a notare che anche qui, come in altre raffigurazioni precedentemente proposte, il gonnellino dell’offerente è visibilmente attratto dall’elettricità sprigionata dall’Arca con dentro la rana. “Ozah stese la mano all’Arca di Dio e vi si aggrappò, perché i buoi l’avevano fatta barcollare.

Ma il Signore si sdegnò contro Ozah: lo percosse e Ozah morì presso l’Arca di Dio” (II Samuele: VI-6)… una scarica elettrica di micidiale potenza! Non ci paia bestemmia quanto scriviamo, si tratta solo di giustificare fatti che con Dio non hanno niente a che fare e che caso mai sarebbe bestemmia attribuire a Dio.

Il quale, crediamo non avesse certo in mente di uccidere un poveraccio che aveva solo voluto salvare l’Arca da una caduta rovinosa provocata da uno sbandamento del carro.

Purtroppo non è l’unico episodio di uccisione di incauti e inesperti manovratori dell’Arca citato dal Sacro Testo.

La spiegazione da noi fornita sull’elettricità dell’Arca non ci deve quindi sorprendere o scandalizzare. Già dalle scuole elementari si sa che Galvani scoprì l’elettricità sul corpo di una rana.

Averla sostituita quindi al generatore (la sfera) presente sull’Arca del tempio significava solo quello che significa.

Non a caso l’Arca era sacra ad Egizi e ai seguaci di Mose poi.

Mentre la rana era addirittura considerata un Dio e venerata come tale

di Leonardo Melis


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domenica 10 luglio 2022

LE NAVI di TARSIS (I POPOLI del MARE)

 










Navi di Tarsis:  < Il Re Salomone costruì pure una flotta in Asion Gaber, Che è vicino a Elat, in riva al Mar Rosso, in terra di Edom; e su quelle navi Hiram fece imbarcare i suoi marinai, esperti navigatori del mare. Essi insieme ai ministri di Salomone andarono a Ofir …”(I Re IX: 26-28). E ancora (in I Re X-22): “Il Re aveva n mare la Flotta di Tarsis insieme con le navi di Hiram; ogni tre anni la flotta di Tarsis portava oro, argento, avorio, scimmie e pavoni”. Del resto anche Ezechiele (Ezechiele: XXVII, 12-14) il profeta di Dio parla di Tarsis e fa riferimento allo stagno importato da questa località con le flotte di Tiro e aggiunge anche: “I figli di Dedan trafficavano con te: il commercio delle numerose coste era nelle tue mani, ti davano in paga corni d’avorio ed ebano…”. La Bibbia attribuisce naturalmente a Salomone la maggior parte di questi meriti; a parlarne con correttezza però i suoi meriti sono quasi pari a zero. Perché: La Flotta non la costruì affatto Salomone, al contrario la fornì, la Bibbia scrive, suo suocero Hiram. Hiram, da non confondere con Hiram Abi l’architetto che costruì il tempio. Hiram era re di Tiro, una delle città sotto l’influenza dei Popoli del Mare come Byblos, Dor e altre città; come Akko (San Giovanni d’Acri dei templari), porto della Tribù di Dan. Quindi la Flotta gliela diede Hiram fornita di marinai e attrezzature per i lunghi viaggi, come quello di Ofir ad esempio. Salomone mandò i suoi “servi”, ossia i Ministri, noi pensiamo di controllo e a garanzia. Possiamo immaginare le risate “sardoniche” dei marinai e comandanti nel vedere i poveri ministri con il … mal di mare! • Asion Gaber la conquistò il padre di salomone, il Re David. Lui sì, un Grande. Prima le navi di Tarsis salpavano da Akko, Tiro e le città della costa del Regno del Nord. • Ofir noi la individuammo già nel 2002 nel nostro primo libro “Shardana i Popoli del Mare”. Da Ofir arrivavano scimmie, pavoni, oro, argento, stagno e altri metalli preziosi. Negli anni ‘50 del secolo scorso questo posto assunse il nome di “Miniere di re Salomone”, nei numerosi Kolossal cinematografici. Stiamo parlando del Great Simbabwe. NELLA FOTO: Alcune ZIGURAT perfettamente IDENTICHE a quella di MONTE D’AKODDI.. a riprova che non siamo noi al centro del Mondo, ma le NAVI dei POPOLI del MARE navigavano e costruivano nel resto del mondo, fin dal tempo di UR>